Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Politica

Roma Metropolitane, lavoratori pronti a nuove proteste: "Stipendi di novembre a rischio"

I sindacati: "Azienda e Campidoglio ci incontrino"

Torna alta la tensione tra i lavoratori di Roma Metropolitane. A lanciare l’allarme l’assemblea dei dipendenti della municipalizzata che si occupa per conto del Campidoglio della progettazione e realizzazione delle opere di trasporto della capitale. “Esprimiamo fortissima preoccupazione e ferma denuncia della drammatica precipitazione della situazione aziendale, a rischio default” scrivono in una nota i rappresentanti sindacali dei lavoratori. “Nelle casse di Roma Metropolitane, ad oggi, non risulterebbe la copertura per gli stipendi di novembre e non sono ancora approvati i bilanci aziendali sin dall’anno di esercizio 2015”. 

La situazione è complicata da diversi mesi. Roma Metropolitane lavora da gennaio del 2018 senza contratto di servizio e quindi senza poter incassare. Inoltre non ha ancora chiuso i bilanci di 2015, 2016 e 2017 in merito ai quali mancano 14 milioni di euro di spettanze non pagate da Roma Capitale, oggetto di un decreto ingiuntivo. “La delibera per ripianare i debiti era pronta” aveva spiegato l’ex amministratore unico Pasquale Cialdini a margine di una commissione Mobilità, poco prima di dimettersi dai vertici dell’azienda a inizio ottobre, in riferimento a un accordo transattivo che permetterebbe al Comune di versare “circa 9 milioni di euro”. Ma il documento non è ancora stato approvato perché il “Comune pretendeva una riduzione dei costi”. Ha spiegato: “Mi hanno detto che dovevo licenziare”. 

Secondo i lavoratori, “in assenza di un piano industriale di risanamento, pur annunciato dalla sindaca Raggi, la rinuncia avverrebbe in un contesto di grave esposizione dei lavoratori a drammatiche misure di contenimento dei costi, a loro esclusivo danno, senza che si possa ascrivere ai lavoratori stessi alcuna responsabilità nel merito della crisi aziendale”. A questo si aggiunge, continuano le Rsa, “che la società attende, ormai da anni, di essere incaricata formalmente da Roma Capitale di attività che pure essa svolge di fatto”, come lavori di ammodernamento delle linee della metropolitana A e B e le attività relative al Pums. 

“Tutto questo avviene senza un’adeguata convocazione e informazione dei rappresentanti sindacali” denuncia Daniela Orlando, rsa della Filt Cgil. “Chiediamo la convocazione immediata dei vertici territoriali per discutere della reale situazione dei lavoratori. Ricordo che il 27 settembre del 2017 l’amministrazione capitolina ha firmato un accordo con i rappresentanti sindacali in cui si assicurava il mantenimento dei livelli occupazionali in tutte le partecipate, che chiediamo che venga rispettato. Denunciamo inoltre che l’irresponsabilità della gestione aziendale che pochi mesi fa, in quadro simile a quello che abbiamo di fronte oggi, l’azienda dichiarava ‘zero esuberi’. Superando ampiamente i tempi e gli step previsti dalla cosiddetta “Legge Madia”, ha escluso i lavoratori dalla possibilità di accedere ai propri strumenti di tutela.

“Nell'azienda” conclude la nota “tuttora si continua a lavorare in assenza di qualunque prospettiva e senza la certezza della retribuzione, e in mancanza delle condizioni operative minime necessarie alla progettazione delle opere (dalle licenze dei software alla manutenzione delle strutture, dalla carta delle fotocopiatrici all’aggiornamento normativo e formativo). I lavoratori di Roma Metropolitane respingono ogni eventuale addebito di responsabilità della crisi in atto e, nel confermare lo stato di agitazione, annunciano che attiveranno tutte le possibili forme di lotta a difesa del posto di lavoro e dello stipendio”.

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