Roma Metropolitane: a rischio liquidazione entro due settimane, ma il Comune tranquillizza sulla linea C

La società è committente dei lavori per la terza linea della metropolitana romana

Protesta dei lavoratori

Liquidazione entro due settimane per Roma Metropolitane. Se dal Comune di Roma non arriverà un aumento di Capitale entro il 30 settembre, il collegio sindacale della società sarà costretto a portare i libri in tribunale e alla Camera di commercio per avviare la procedura. Così riporta l'agenzia di stampa Dire. Un epilogo annunciato sì che però si porta dietro una conseguenza dalla portata dirompente. La società è il committente dei lavori per la terza linea della metropolitana romana. Con la liquidazione si potrebbe arrivare alla rescissione contrattuale con Metro C Spa e il bando di una nuova gara per la realizzazione della tratta T2 della linea C, lasciando agli attuali costruttori l'onere della conclusione dei lavori della tratta fino al Colosseo. 

Senza bilancio dal 2015

Sono stati gli stessi componenti del nuovo collegio sindacale a indicare la data del 30 settembre come ultima spiaggia prima della liquidazione. La questione sarà affrontata per l'ultima volta in Campidoglio il 23 settembre quando i sindacati confederali saranno ricevuti dalla sindaca per un nuovo round di confronto sulla partecipata. Ma in assenza di novità, leggasi ricapitalizzazioni politicamente indigeste alla maggioranza pentastellata, il destino della società è segnato, anche perchè la legge Madia, o meglio il decreto legislativo 100/2017 correttivo del Testo unico delle società a partecipazione pubblica, indica chiaramente la strada della messa in liquidazione per tutte quelle società che non hanno approvato gli ultimi quattro bilanci. E Roma Metropolitane è senza bilancio dal 2015.

Licenziamenti e piani b

Anche dal punto di vista occupazionale il Comune avrebbe predisposto già un percorso: i 45 licenziamenti si trasformerebbero in esuberi. Almeno altre 70 persone, per lo più progettisti ed ingegneri, saranno invece trasferite all'agenzia della Mobilità. Per il resto, alcune decine di persone, si sta ancora valutando come procedere. Il diritto societario potrebbe dare la soluzione: Roma Metropolitane, infatti, secondo le normative vigenti potrà mantenere la sua personalità giuridica ancora per diverso tempo, con un organico diverso, sotto il controllo di un liquidatore. L'ipotesi sul campo prevede il mantenimento in vita della società fino alla fine dei lavori della linea C. 

Qui si innesca il capitolo due del piano, quello mantenuto custodito nei cassetti della sindaca fino ad oggi: la risoluzione contrattuale con Metro C Spa. Non è un mistero l'ostilità del Movimento Cinque stelle contro l'attuale consorzio di aziende private che sta costruendo la linea, capitanato dalla Astaldi e dalla Vianini di Francesco Gaetano Caltagirone. Con una società in liquidazione ora l'amministrazione Raggi avrebbe in mano l'escamotage per chiudere i conti con il passato: i lavori sono finanziati fino alla stazione Colosseo e potrebbero concludersi alla fine del 2024. Sarebbe impensabile, dunque, procedere ad una nuova richiesta di finanziamento per la nuova tratta T2 (Venezia-Ansa Barocca-Prati) con una società appaltante in liquidazione. Meglio fermarsi, chiudere i rapporti contrattuali con la conclusione dei lavori finanziati, lasciare concludere i cantieri in corso destinati a realizzare la tratta T3, e poi ripartire con un nuovo appalto di gara basato sul nuovo Codice degli appalti e non sul vecchio schema del general contractor che tanti guai ha causato in questi anni all'avanzamento della linea C. 

"Apprendiamo notizie pesantissime sul destino di Roma Metropolitane" commentano dal gruppo capitolino del Pd. "Il collegio sindacale riunito in Assemblea avrebbe chiesto ai vertici la liquidazione della società, che ricordiamo è stazione appaltante della linea di metropolitana C e deputata da statuto alla progettazione e all'ammodernamento anche delle linee A e B, in questi giorni al centro di inchieste e che nel 2017 avevano ottenuto oltre 400 milioni di euro dal governo Gentiloni. C'è una seria preoccupazione a questo punto sul destino di lavoratori qualificati, che in questi anni hanno sofferto non poco per la mancata chiarezza e i silenzi e l'inerzia dell'Amministrazione. Roma rischia di perdere un capitale umano e tecnico enorme e progetti importanti come il prolungamento della linea C. Chiediamo alla sindaca di essere smentiti con atti concreti, a questo punto dovuti alla città e ai dipendenti. Il Piano Colomban, grazie all'inerzia del Campidoglio, giunge cosi' all'epilogo piu' nero e per Roma arriva un colpo durissimo". 

"Linea C non a rischio"

Nella serata di ieri la precisazione, non ufficiale, del Campidoglio: la prosecuzione delle opere per la realizzazione della linea C della metropolitana di Roma non è in alcun modo a rischio. Questo è quanto trapelato da fonti di palazzo Senatorio. In Campidoglio si starebbe lavorando già da tempo all'individuazione di soluzioni che garantiscano la continuità aziendale nel rispetto delle leggi vigenti e per assicurare la prosecuzione dei contratti in essere per il completamento dell'infrastruttura e di altre opere già finanziate. 
 

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(Fonte Agenzia Dire)

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