Lunedì, 27 Settembre 2021
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Roma. Ma sul serio?

Luca Bergamo, ex vicesindaco e assessore alle Politiche culturali di Roma Capitale, interviene nel dibattito scatenato dalla proposta di Carlo Calenda di un museo unico per la Roma Antica

L’autocandidato a Sindaco di Roma Carlo Calenda propone un GRANDE museo della storia di Roma sul Campidoglio, ipotizzando spostamenti di uffici e soprattutto fusioni di collezioni che non solo non hanno senso ma sono ad essere gentili irrealistiche. 

Sarebbe apprezzabile che chi si candida a guidare la città provasse a conquistare il consenso necessario per la qualità delle sue posizioni non per il rumore che fanno. Purtroppo, non è questa la circostanza. Ho letto diverse repliche alla proposta che spiegano bene perché sia strampalata dal punto di vista storico e museologico. Le condivido. Rinvio alla loro lettura per approfondire. F. Giannini ne raccoglie molte in un articolo su Finestre sull’Arte di ieri 20 Agosto.

Aggiungo qualche considerazione.

Il COVID, ma prima ancora la trasformazione di Venezia in una Disney per turisti affollati in mega crociere, o la “guerra” cui sono costrette le amministrazioni di Barcellona o Amsterdam per contenere gli effetti del turismo mordi e fuggi, non hanno insegnato nulla? Il futuro, anche dell’economia, non sta nel consumo frenetico e di massa, ma nella qualità e nella varietà delle esperienze che possiamo fare. 

Quindi, i musei a chi si devono rivolgere? Servono per essere consumati da turisti a passo di corsa - cui raccontare in pillole vicende complesse (la storia romana nel caso specifico) - o devono essere luoghi dove si sviluppano conoscenza ed esperienze vissute anche dagli abitanti della città, per il loro piacere e arricchimento culturale? La risposta è ovvia. Non a caso tutte le maggiori istituzionali culturali del mondo - in collaborazione con molte amministrazioni locali - lavorano per evolvere, fare rete con il territorio circostante, essere sempre più integrate nella vita quotidiana delle comunità che le ospitano.

Un GRANDE museo … ? Ancora? Ma Il bello, ma ciò che funziona bene è necessariamente grande o può essere piccolo/medio purché integrato? La risposta moderna, anche grazie alle tecnologie disponibili e prevedibili, è senza dubbio nell’integrazione non nella grandezza. 

La grandezza, il richiamo propagandistico alla grandezza passata piace a Enrico Michetti e un mondo nostalgico cui parla, e forse questa è una delle ragioni di una proposta senza gambe, che si presenta con argomentazioni diverse e in parte comprensibili, ma in realtà ammicca a quell’elettorato.

Il futuro di Roma dipende dalla capacità di riconoscersi come una città dell’intelligenza, come la città in cui scienza e arte, conoscenza e cultura sono al cuore di una strategia organica di sviluppo che investa tutti i settori della vita cittadina. Non come una Disneyland. Pensare che un Sindaco possa concepire il patrimonio culturale di Roma prima di tutto come carburante per il turismo di massa, racconta bene quanta distanza ci sia tra presentarsi moderni, raccontarsi efficaci ed esserlo veramente.

Una postilla. Penso anche io che tanti uffici comunali debbano lasciare il Campidoglio e che serva urgentemente un Campidoglio 2 dove raccogliere i tanti dipartimenti e uffici sparsi per la città, secondo un modello nuovo di organizzazione degli spazi e delle funzioni. Vorrei anche che il Campidoglio venisse trasformato in un articolato, dinamico complesso culturale, altra cosa da un grande museo. Ma le alte funzioni di rappresentanza e governo: l’Assemblea e il Sindaco devono rimanere sul Colle, dove sono, nel Palazzo Senatorio. Proprio perché quella è la casa e parte della identità storica di Roma.

Luca Bergamo, *ex vicesindaco e assessore alle politiche culturali di Roma Capitale dal 2016 a gennaio 2021

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