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Mercoledì, 28 Febbraio 2024
Politica

Appalti e lavoro: Comune e sindacati firmano l'accordo per Expo 2030

Il protocollo è finalizzato a dare una sorta di “cornice” in cui agire in relazione a tutto ciò che dovrà essere realizzato per l'organizzazione dell’esposizione universale

È stato siglato ieri, giovedì 27 ottobre, in Campidoglio il "Protocollo d'intesa per la candidatura di Roma EXPO 2030 - Intenti, impegni e relazioni sindacali”, un documento con cui Roma Capitale e per parti sociali gettano le basi per un lavoro condiviso in vista di un evento che potrebbe portare 30 milioni di persone a Roma e generare per la città un indotto di circa 45 miliardi a fronte di un investimento di due.

L’accordo è finalizzato a fornire una sorta di “cornice” in cui agire sul fronte dei servizi pubblici e degli appalti e in relazione a tutto ciò che dovrà essere realizzato per l'organizzazione dell’esposizione universale. L’obiettivo è garantire il rispetto delle misure di sicurezza nei cantieri, scongiurare il rischio del ricorso al lavoro non pagato o sottopagato e assicurare la formazione professionale dei lavoratori, proprio in vista della grande sfida della candidatura a Expo 2030.

A firmare il documento sono stati il sindaco Roberto Gualtieri e dai rappresentanti sindacali Michele Azzola della Cgil Roma e Lazio, Carlo Costantini della Cisl Roma e Rieti e Alberto Civica della Uil Roma e Lazio. Presente anche il direttore generale del Comitato Promotore Roma EXPO2030, Giuseppe Scognamiglio: “La candidatura a Expo2030 comprende un progetto di rigenerazione urbana che vuole trasformare in modo permanente un quadrante della città e creare migliaia di nuovi posti di lavoro - ha detto Gualtieri - tutto questo non sarebbe credibile se, nel caso in cui vincessimo, il metodo con cui si realizza Expo e si realizzano le opere non avvenisse sulla base di una valorizzazione del lavoro. Questo protocollo frutto di una delibera di giunta per noi è molto importante, ed è un tassello significativo verso un obiettivo che deve trovare un'applicazione concreta nell'ordinario. I grandi eventi portano con loro grandi potenzialità, ma spesso presentano rischi proprio per la loro natura congiunturale, e in particolare quelli di non rispettare pienamente le regole della sicurezza sul lavoro e appoggiarsi al lavoro volontario, magari non pagato o non pagato adeguatamente”.

come è stato per Milano abbiamo siglato questo protocollo che ci impegna a lavorare insieme su vari ambiti per questi obiettivi, ovvero il rispetto dei contratti, la formazione professionale, evitare l'abuso e l'utilizzo improprio di prestazioni irregolari di lavoro e stage non retribuiti, favorire la sicurezza e gli indici di congruità sui contratti, anche per il lavoro sul post".

“La firma di questo protocollo è un punto non di arrivo, ma di partenza - ha detto Scognamiglio - È il Bureau International des Expositions stesso che ci chiede di essere inclusivi e di non far calare dall'alto questo progetto, e riteniamo che questo sia un pilastro. Altro punto che voglio sottolineare è che avere un dialogo costruttivo con le parti sindacali è un elemento competitivo rispetto agli altri competitor. La governance democratica deve essere un elemento valoriale della nostra campagna elettorale". Il 7 settembre, ha ricordato il direttore generale del Comitato promotore della candidatura di Roma per ospitare Expo2030, "abbiamo consegnato un progetto di più di 600 pagine, gli altri sono rimasti intorno alle 200 pagine. Lo abbiamo fatto non perché siamo prolissi, ma perché abbiamo coinvolto nel progetto l'intera città di Roma. Roma è un asset rispetto agli altri Paesi".

Fiduciosi anche i rappresentanti delle parti sociali: “Questo protocollo è un atto importante per una governance partecipata, che è la vera sfida - ha detto Azzola - Possiamo pensare i grandi eventi come fini a se stessi, ci sono ancora cadaveri in giro per la città che testimoniano quell'impostazione. Se riusciamo a pensare a Expo come la sfida della città che vorremmo per il 2030 la vinceremo, e trasformeremo una città che oggi è quella dei lavoretti e della difficoltà diverse nella città che vorremmo. Se saremo così bravi da pensare a tutti gli eventi previsti in sequenza, allora avremo le risorse per trasformare la città in questa direzione”.

"Giubileo sarà un banco di prova"

Il riferimento è, ovviamente, al banco di prova rappresentato dal Giubileo, che secondo le stime nel 2025 dovrebbe portare a Roma circa 16 milioni di persone: “Il Giubileo del 2025 sarà la nostra cartina tornasole, e da inguaribile ottimista spero che queste azioni propedeutiche servano per farci assegnare l'edizione di  Expo - ha detto Costantini - si prevedono 16 milioni di presenze a Roma in un anno, con Expo 30 milioni in sei mesi. Sarà come se metà Italia si spostasse a Roma. Infrastrutture, ricettività e sicurezza vanno adeguate a un flusso di 5 milioni di persone al mese, in una città di 4 milioni di abitanti. Ottant'anni fa Roma doveva ospitare un'esposizione, la guerra ce l'ha impedito: riprendiamocela".

"I grandi eventi che Roma attende saranno molto impattanti per la città. I romani potrebbero avere qualche difficoltà, soprattutto per i tempi di percorrenza che potrebbero andare in crisi, ma le risorse che questi eventi ci mettono a disposizione potrebbero servire a avvicinare le attuali distanze tra chi fruisce la città e chi la vive - ha aggiunto Civica - però dobbiamo migliorare le condizioni di vita nel lavoro, per evitare che possano esserci derive difficili. Per questo cercheremo di monitorare convintamente che cosa accadrà quando questi preparativi partiranno, valutandone gli impatti".

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