Rom sgomberati da Val d'Ala: "Ancora senza alloggio, neonati e malati lasciati in strada"

Le famiglie sono ancora fuori da piazza Sempione, sede del III Municipio dove hanno passato la notte. L'appello di 21 Luglio e Amnesty International al sindaco Marino: "Faccia qualcosa, è un'emergenza"

Ancora nulla per i rom sgomberati da Val d'Ala. E quella che volge al termine è la terza giornata di attesa. Le famiglie, con neonati e anziani, in tutto una quarantina di persone, sono ancora in piazza Sempione, sede del III Municipio. Aspettano di capire dove andare, ora che le baracche all'interno della Riserva di Colli Aniene non ci sono più. 

La trattativa è aperta da mercoledì, giorno del primo sgombero ufficiale, quando le ruspe hanno iniziato la bonifica del terreno e le pattuglie delle Municipale hanno allontanato gli occupanti. Dove spostarsi dopo Val d'Ala? A seguire le famiglie le associazioni 21 Luglio e Amnesty International, in continuo contatto con le istituzioni competenti. 

Prima la proposta da viale Manzoni di un alloggio alternativo ma con separazione dei nuclei familiari. Opzione rifiutata. Poi il ritorno a Val d'Ala, il secondo sgombero di ieri mattina, e l'extrema ratio per la notte: dormire nell'atrio del Municipio.

Tre giorni di tavoli vani, con la palla che ancora passa da piazza Sempione al Campidoglio ormai da ore. Il Municipio, che ha autorizzato l'operazione di sgombero, ha rassicurato questa mattina le famiglie: “Siamo convinti che oggi l’Assessore Rita Cutini potrà far fronte alle sue competenze istituzionali circa l’accoglienza delle 39 persone provenienti dall’insediamento spontaneo di via Val d’Ala”.  

Già, ma l'Assessorato non si è ancora pronunciato. E intanto piovono le accuse a un quadro diventato emblema di una più generale malagestione del problema. Lo sgombero, come denunciato in un comunicato congiunto da Associazione 21 luglio e Amnesty International,  “ha violato i diritti umani delle persone coinvolte in quanto realizzato senza le garanzie previste dagli standard internazionali”. 

In particolare, quello di  Val d'Ala “non è stato accompagnato da una genuina consultazione con le persone coinvolte né da una notifica formale scritta. In più, nessuna soluzione abitativa alternativa adeguata è stata offerta loro, come invece prescritto dal Comitato sui Diritti Economici, Sociali e Culturali delle Nazioni Unite”. E l'appello finale al sindaco Marino: “Serve una soluzione immediata per rispondere all’emergenza che queste persone, tra cui minori e malati, stanno affrontando”.

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