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Rom, Raggi spiega la terza via ad un bambino: "Anche loro hanno diritto ad una casa popolare"

La prima cittadina all'inaugurazione di una palestra scolastica a Tor de Schiavi risponde alla domanda di un bambino rom

 

"Anche i rom, se hanno delle condizioni economiche svantaggiose, hanno diritto ad una casa popolare e la devono avere attraverso la graduatoria". A parlare è la sindaca di Roma Virginia Raggi. Lo fa nel corso di una conferenza stampa per presentare una nuova palestra scolastica a Tor de Schiavi. Lo fa rispondendo alla domanda di un bambino rom che ha espresso il timore di essere sgomberato dal suo campo. 

E la sindaca di Roma rispolvera la terza via, ovvero il piano rom del Movimento Cinque Stelle, alternativo alla ruspa salviniana: 
il Comune di Roma elimina gli insediamenti rom per ripristinare la legalità sul territorio, in ossequio alle richieste dell'Europa e dei quartieri ai margini della città,  ma non sposa la linea dura di stampo leghista; tutela i diritti dei più fragili e dà loro gli strumenti per integrarsi e reinsersi nel tessuto sociale.

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Come spiegare tutto questo ad un bambino che chiede se il suo campo verrà sgomberato? La sindaca Raggi ci ha provato così ribadendo l'uguaglianza dei diritti e dei doveri per tutti: "La condizione che vive chi abita nei campi rom non la possiamo tollerare perchè la consideriamo una discriminazione che va superata. Hanno i nostri stessi diritti. Anche loro se hanno delle condizioni economiche svantaggiose hanno diritto ad una casa popolare e la devono avere attraverso la graduatoria. Chi lavora e ha la possibilità di pagarsi una casa può andare in affitto. Roma mette a disposizione proprio per queste famiglie relegate per tanti anni nei campi, delle somme per aiutare a pagare l'affitto di casa"

Raggi poi va oltre e riprende, senza citarla o farne riferimento, una polemica apparsa sulla stampa nei giorni scorsi relativa ad una circolare interna che "schedava" i bambini rom. "Non si può essere schedati- ha aggiunto- perchè si è rom o non si è rom. Tutti i bambini, anche quelli rom, devono andare a scuola e così i genitori devono andare a lavorare e pagare le tasse. L'idea non è quello di sgomberare i campi ma di entrare con i nostri operatori e lavorare con le famiglie e capire quali possibilità possiamo dargli affinchè siano in grado di uscire dai campi e porre fine a questa bruttissima esperienza. Noi vogliamo aiutarli a intraprendere un percorso diverso che finora è stato loro negato".

La sindaca ha poi aggiunto che "il tema è importante e complesso. La vita nei campi rom è complicata e le condizioni di vita sono dure. Nessuno se lo merita".

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