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Il M5s mette alla porta Della Casa, Raggi pronta a farla rientrare dal portone: sarà sua delegata in IV municipio

In Campidoglio la strada per gestire la crisi al Tiburtino è tracciata. Si attende l'esito del voto di sfiducia in Aula. Mal di pancia contro Della Casa anche tra i consiglieri capitolini

Roberta Della Casa con Virginia Raggi (foto dal profilo Fb)

Roberta Della Casa da presidente M5s del IV municipio a delegata di Raggi, quando, salvo sorprese, verrà messa alla porta dalla sua stessa maggioranza. In Campidoglio la strada per fronteggiare la crisi in corso al Tiburtino è già tracciata. Nessuna ufficialità ancora, si attende che venga votata in Aula la mozione di sfiducia, quella firmata da tutti e 15 i consiglieri pentastellati, ma stando a quanto filtra da palazzo Senatorio le intenzioni sono quelle. 

Della Casa resterà in sella

Un modello già testato prima per Roberta Capoccioni, ex minisindaca del III municipio (passato al centrosinistra nel 2018), e per Mario Torelli, ex presidente dell'XI, ancora delegato in carica. Si punta insomma a confermare la pupilla della sindaca, invisa a tutta la sua maggioranza e a parte anche dei consiglieri capitolini, alla guida del parlamentino, senza più giunta nè assemblea. E andare avanti così, con Della Casa che resta in sella - seppur solo per portare avanti le attività istituzionali ordinarie - mantenendo una vetrina elettorale, in attesa delle amministrative del 2021. 

I malumori interni contro la minisindaca

Una mossa che non piacerà, o almeno non a tutti. Della Casa, corpo estraneo alla militanza grillina della prima ora, mal vista da molti sul territorio fin dalla candidatura a presidente nel 2016, ha più di un nemico nel Movimento romano. E anche tra gli eletti in Campidoglio c'è chi prende le parti dei 15 pronti a sfiduciarla. "Non ha ascoltato nessuno, ha fatto sempre di testa sua, adesso deve ammorbidire la linea - si sfoga una consigliera, chiedendo però l'anonimato - non possiamo permetterci oggi di perdere un altro municipio". Dietro il no comment si trincera il presidente d'Aula Marcello De Vito: "Preferisco il silenzio, qualunque mia parola verrebbe strumentalizzata". Quasi tutti, pur pendendo molti per le ragioni della maggioranza municipale, preferiscono non parlare. 

Della Casa, la delfina di Raggi

L'imbarazzo però è palese, andare contro la presidente del IV vuol dire andare contro Raggi. Perché la sindaca ha preso Della Casa sotto la sua ala, si dice per traghettarla al suo fianco verso un progetto civico che le consenta di ricandidarsi a prima cittadina. Unica via possibile per arginare sia la regola del secondo mandato sia chi, nel Movimento nazionale, rema contro una sua nuova discesa in campo. La sindaca andrà per conto suo, e Della Casa è la prescelta per fare da spalla, da tempo anche suo megafono personale per rispondere ai nemici interni. 

Un megafono contro i nemici interni 

Una su tutti, la rivale per eccellenza sui territori: Monica Lozzi, presidente del VII Tuscolano, il municipio più grande di Roma, ormai schierata apertamente contro Raggi, contro il mancato decentramento ai municipi, e contro le battaglie dove il parlamentino ha fatto la parte del leone - vedi la demolizione delle villette dei Casamonica - e che invece il Campidoglio ha rivendicato senza neanche un "grazie". 

All'apparenza Raggi l'ha sempre ignorata o quasi, ma quando Lozzi a inizio marzo ha annunciato l'intenzione di candidarsi sindaca, non è rimasta in silenzio, ha parlato e lo ha fatto proprio tramite Della Casa. "Con il Movimento (Lozzi, ndr) gioca sporco. Se ha scelto altri partiti lo dica chiaramente". Frasi pesanti pronunciate dalla minisindaca del Tiburtino, tramite il nostro giornale, in risposta alla collega del Tuscolano. Parlava Raggi però, tramite la sua sodale. Un coppia tanto consolidata che la mossa di una nomina di Della Casa a delegata è già data per certa da molti. 

Storia di una crisi annunciata

Ora bisognerà vedere se la sfiducia sarà realtà. La mozione, lo ripetiamo, è stata presentata a maggioranza compatta da 15 consiglieri, un inedito assoluto nella storia degli enti di prossimità a cinque stelle. I presidenti caduti in questi anni in III, VIII e XI municipio sono stati sfiduciati da mozioni di minoranza, con la maggioranza lacerata pezzo dopo pezzo. Mai con voti dei grillini all'unanimità. D'altronde i rapporti si erano deteriorati da tempo. Dal caso dei 90mila euro stanziati in piena emergenza coronavirus per eventi culturali, alla questione degli asili nido, alla "cacciata" dell'ex assessore al sociale Rolando Proietti Tozzi. Una lunga serie di scontri, la corda che ora, con la sfiducia finale, si è spezzata, e nessun tentativo fatto da Della Casa per tentare di ricucire i rapporti. La presidente non molla, tira dritto ancora da eletta poi, se cadrà, da delegata, con l'appoggio incontrastato della sua sindaca. 
 

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