Martedì, 22 Giugno 2021
Politica

Camping River, Raggi rivendica la terza via: "Inclusione e rispetto della legalità"

La sindaca commenta lo sgombero, cita chi ha accettato le ultime offerte alloggiative (inizialmente non previste dal piano), ma non parla dei rom fuori dal campo

Lo sgombero di questa mattina. Foto Ansa

"Restiamo qui, la strada è pubblica, non potete cacciarci". Gli abitanti del camping River, cacciati questa mattina dall'area che per anni ha ospitato una delle baraccopoli istituzionali di Roma Capitale, hanno tutte le intenzioni di dormire all'esterno. Uno sgombero che sembra quindi solo aver spostato l'emergenza fuori dal cancello di via della Tenuta Piccirilli. 

Uno sgombero avvenuto nonostante la sospensiva della Corte europea e con un'ultima carta giocata dall'amministrazione, quella dell'offerta alloggiativa d'emergenza nelle strutture di Roma Capitale senza dividere i nuclei familiari. Una misura fuori dal piano rom varato più di un anno fa e che oggi ha portato 43 rom a dire di sì e ad affidarsi alla sala operativa sociale. 

Restano centinaia di rom all'esterno, con materassi e suppellettili di ogni tipo pronti ad accamparsi lì a Prima Porta o in giro per la città. 

In ritardo rispetto a Salvini e a Di Maio che hanno sottolineato la legalità e legittimità dello sgombero, arriva il commento della sindaca Virginia Raggi che prova nuovamente ad accreditare la sua terza via. 

"La legalità e la tutela dei diritti delle persone. Con questi principi saldi prosegue la nostra azione per il superamento dei campi rom: da oggi, il Camping River chiude. Da questa mattina 180 agenti della Polizia Locale insieme ai colleghi della Polizia di Stato e ai Carabinieri sono a lavoro per liberare l’area del campo che, per problemi –igienico-sanitari, stava mettendo a rischio la salute degli stessi abitanti". Torna, nelle prime parole, l'emergenza igienico sanitario alla base della forzatura odierna. 

La sindaca parla dell'accoglienza e cita l'accettazione delle offerte formulate oggi, diverse rispetto a quelle dei mesi scorsi e fuori dal piano rom da lei stessa varato: "Altri nuclei familiari, dopo quelli che hanno già accettato negli ultimi mesi, si stanno ora trasferendo presso le strutture di accoglienza di Roma Capitale: continuiamo a mettere a loro disposizione soluzioni che consentono alle famiglie di restare unite. Sempre più persone, inoltre, stanno chiedendo ai nostri operatori informazioni riguardo le misure di inclusione abitativa e lavorativa, e i rientri volontari assistiti nei Paesi di origine".

Quindi l'affondo contro la "mangiatoia": "È inaccettabile continuare a finanziare luoghi come questi dove si favorisce la ghettizzazione e, soprattutto, dove le condizioni di vita non tutelano i diritti di bambini, donne e uomini. Una “terza via” basata su inclusione e rispetto della legalità, tutela dei diritti e rispetto dei doveri è possibile. Lo dimostrano i primi rientri volontari assistiti in Romania che abbiamo organizzato: le testimonianze delle famiglie già tornate a casa ci fanno capire che siamo sulla strada giusta. È per questo che proseguiamo con determinazione ad applicare il nostro modello: garantire l’inclusione e un rigoroso rispetto della legalità potrà mettere fine alla realtà ghettizzante dei campi e dare maggiori tutele ai più piccoli".

Nel finale quella che apparentemetne sembra una presa di distanza da Salvini: "È un cambio di marcia rispetto al passato: stiamo unendo fermezza ed inclusione non appiattendoci sulle posizioni estremistiche di chi propone l’assistenzialismo ideologico senza regole o chi vorrebbe la chiusura dei campi senza proporre alternative di vita concrete alle persone. Abbiamo scelto la strada più difficile ma più giusta: una “terza via” è possibile. In questo modo potremo gradualmente mettere fine ai roghi tossici e al traffico illecito di rifiuti; potremo tutelare maggiormente le persone in condizioni di fragilità, anche coloro che sono stati costretti a vivere in condizioni disumane nei campi". 
 

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