Dimissioni Marino, si va verso la verifica in Aula: "La maggioranza spiegherà i motivi della crisi"

Il sindaco apre alla possibilità di un ritorno, "sto facendo le verifiche". Ma dal Pd è muro: "La nostra linea non cambia". La 'fedelissima' Cattoi però entra a gamba tesa: "Ma quali scontrini, è una crisi politica"

Ignazio Marino e Matteo Orfini alla festa dell'Unità. Sulla destra il ministro Boschi

A passare come il sindaco che si è dimesso per lo 'scandalo degli scontrini' proprio non ci sta. E, puntualizzando la sua estraneità ai fatti, Ignazio Marino sembra essere passato al contrattacco. Non solo "non sono indagato" e "non ho mai usato soldi pubblici". Ma "per legge ho 20 giorni di tempo per fare le opportune riflessione e verifiche" ha ribadito nel corso della conferenza stampa di ieri. "Ho ancora una maggioranza in Assemblea capitolina? Fa parte delle verifiche che bisognerà fare". Un punto ribadito anche dalla sua fedelissima Alessandra Cattoi, assessore al Patrimonio, che, intervistata a SkyTg24 ha affermato: "Le verifiche devono essere fatte: poi la maggioranza dirà i motivi che fino all'altro giorno erano gli scontrini adesso non lo sono più. Quindi ci saranno altri motivi".
 
Niente dimissioni scontate, quindi. Marino lascia intendere che potrebbe ritirare la sua decisione di lasciare palazzo Senatorio costringendo, di fatto, il Pd a ribadire la sua sfiducia nei suoi confronti. Che non tarda ad arrivare. Dopo la conferenza stampa di ieri il presidente del Pd e commissario del partito romano Matteo Orfini ha convocato d'urgenza al Nazareno un vertice con i consiglieri del gruppo dem in Campidoglio. Dai democratici lo spiraglio lasciato aperto dal sindaco è stato chiuso con un muro: "La nostra linea non cambia, resta la stessa: non ci sono più i margini per andare avanti" ha spiegato Orfini.

Una posizione ribadita anche dai consiglieri. "Il gruppo capitolino del Pd è unitissimo sulla linea, che è già nota" ha detto il vicecapogruppo del Pd di Roma, Giulia Tempesta, uscendo dal Nazareno. "La vicenda degli scontrini è l'epilogo di una serie di errori, a partire dalle sue vacanze prolungate tanto lontano da Roma. Si è consumata la fiducia" ha aggiunto il capogruppo Fabrizio Panecaldo. 

Marino riapre il braccio di ferro con il suo partito e sembra deciso a spostare il motore delle sue dimissioni dallo 'scandalo scontrini' al piano 'politico' del suo ormai troppo logoro rapporto con il Pd. Lo ha spiegato Alessandra Cattoi che del chirurgo-dem è una strettissima collaboratrice: "C'è una crisi che è tutta politica". Ha affermato a SkyTg24: dalla visita del sindaco in Procura alla conferenza stampa "c'è la volontà di ristabilire la verità". Poi ha spiegato: "Perché oggi si parla di politica ma fino a una settimana fa si diceva che il sindaco aveva dovuto dare le dimissioni perché c'erano delle cose molto strane sulle sue spese di rappresentanza? Non è vero. C'è una crisi che è tutta politica". Per Cattoi "la politica ha isolato Marino". E' di questo "che dovremmo parlare". Un discorso che per l'assessore andrebbe fatto con la maggioranza in Aula: "La maggioranza dirà i motivi, che fino all'altro giorno erano gli scontrini adesso non lo sono più. Quindi ci saranno altri motivi. Una verifica e un confronto è giusto e auspicabile". 

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C'è chi chiede un confronto di Marino con l'Aula. L'apertura arriva da Sel, che dal rimpasto di luglio è rimasta in appoggio esterno al governo capitolino: "Alla luce di quanto si apprende dalla conferenza stampa, confermiamo la nostra posizione. Il Sindaco Marino venga in Aula Giulio Cesare a riferire sugli incidenti che hanno caratterizzato questa fase istituzionale, e soprattutto per far capire alle forze politiche e ai cittadini come intende far ripartire Roma" ha scritto, in una nota, il capogruppo Sel in Campidoglio Gianluca Peciola. "Ci aspettiamo un discorso di sinistra, che parli della dignità dei dipendenti capitolini e del lavoro in una città in crisi, dei diritti, del potenziamento dei servizi nelle periferie, del rafforzamento dei servizi sociali e delle politiche abitative. Ci aspettiamo anche una forte discontinuità con il passato. Noi siamo pronti ad ascoltarlo".

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