In italia vengono rinvenuti ogni anno 60.000 ordigni bellici

'Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra :"Al via la campagna di sensibilizzazione"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di RomaToday

Presentata presso la Sala Nassirya di Palazzo Madama in Senato la campagna di sensibilizzazione sul tema degli ordigni bellici inesplosi da parte dell'Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra, l'Ente Morale preposto per legge alla rappresentanza e tutela delle vittime civili di guerra italiane e dei loro congiunti. Mine e ordigni bellici continuano a uccidere e ferire migliaia di persone ogni anno in tutto il mondo, sostiene l'ONU in occasione della Giornata Mondiale per la Promozione e l'Assistenza all'Azione contro le Mine e gli ordigni bellici inesplosi che si celebra il 4 Aprile di ogni anno. Tre vittime su quattro sono civili, che azionano questi congegni, a volte anni dopo la fine di una guerra. Anche se in Italia l'ultimo conflitto bellico risale ormai a 70 anni fa, questo tema è purtroppo ancora attuale anche nel nostro Paese, visto l'elevatissimo numero di ritrovamenti e gli incidenti che accadono ancora oggi su tutto il territorio nazionale. Pochi sanno, infatti, che ogni anno in Italia vengono rinvenuti oltre 60.000 ordigni (dati del Ministero della Difesa), principalmente della seconda guerra mondiale, i quali nel 2013 hanno causato n. 11 gravi ferimenti e già altri n. 3 nei primi mesi del 2014. E' di marzo dello scorso anno, ad esempio, il tragico ferimento di tre giovani a Novalesa, nel torinese, in cui due di loro, Nicolas e Lorenzo, hanno perso la vista (il primo anche la mano) a causa dell'esplosione di un ordigno trovato in un campo. Mentre è di gennaio 2014 il caso di un agricoltore di Belluno ferito gravemente al volto e alle mani a causa dell'esplosione di un ordigno colpito mentre stava zappando la terra. E'intervenuta per prima la Vice Presidente del Senato Valeria Fedeli che è partita dallo slogan della campagna "Un ordigno inesploso può sembrare un gioco, ma non è uno scherzo" dice lo slogan che è stato scelto per la campagna che presentate l'asociazione. Si tratta di un titolo che ci riporta al dato più drammatico e sconvolgente di quella catastrofe determinata dalle "mine antiuomo": i bambini rappresentano oltre un terzo delle vittime complessive. In oltre 60 Paesi del mondo ci sono oggi più di 100 milioni di mine (Afghanistan, Bosnia, Cambogia, Iraq, Yemen, Sudan, Angola, Somalia, Mozambico, Vietnam sono tra i Paesi più colpiti). Secondo alcune stime per sminare completamente l'Afghanistan, procedendo agli attuali ritmi, occorrerebbero oltre 4.000 anni! Dato terrificante. Ma non dobbiamo pensare che si tratta di un fenomeno tragico che riguarda solo paesi lontani. Per fare questo è decisivo procedere con campagne di informazione e sensibilizzazione rivolte alle popolazioni, come quella presentata dall'Associazione. Perché chi si imbatte in questi ordigni - soprattutto le bambine e i bambini - sappia come comportarsi e perché cresca l'attenzione dell'opinione pubblica." Anche il Presidente dell'Associazione, l'Avv. Giuseppe Castronovo, è stato vittima di uno di questi ordigni. Egli, infatti, ha perso la vista a nove anni, il 26 giugno del 1944, a causa dell'esplosione di una penna bomba: "E' doloroso ed inaccettabile che a distanza di settant'anni dalla fine della guerra" afferma il Presidente Castronovo - "altre persone, altri giovani, possano avere il mio identico destino. Secondo l' UNICEF, infatti, i bambini rappresentano più di un terzo delle vittime civili. La loro curiosità naturale li espone a maggiori rischi, poiché spesso quando si imbattono in tali ordigni, non conoscendoli, cercano di aprirli o di giocarci. Essi sono pertanto più esposti degli adulti al rischio di morire o di ferirsi per le conseguenze delle esplosioni. Occuparsi di questo problema e prodigarsi affinché il territorio venga bonificato da questi ordigni e la popolazione informata sui rischi ed i pericoli che comportano fa, quindi, naturalmente parte della mission dell'Associazione: ecco perché abbiamo creato al nostro interno uno specifico Dipartimento ordigni bellici inesplosi impegnato a condurre ricerche, studi e iniziative sul tema, in Italia e nel mondo, dove sono in atto ancora tanti, troppi conflitti bellici." E' intervenuto il giovane Nicolas Marzolino, vittima dell'esplosione dell'ordigno bellico di Novalesa nel marzo 2013, che ha sottolineato: "Dopo l'esplosione, ed i danni permanenti che mi ha provocato ho raggiunto la determinazione di diventare un testimonial in Italia la guerra è finita da 70 anni ma c'è totale disinformazione e se non s'informano i ragazz iche non hanno vissuto la guerra non si fermeranno queste tragedie. Bisogna promuovere nelle scuole questa campagna e tutti i mezzi d'informazione per noi la guerra non è finita." Il Colonnello Lucio Eugenio Cannarile ha sottolineato che L'Esercito Italiano è l'unica Forza Armata preposta alla formazione degli artificieri di tutte le Forze di Polizia, Forze Armate e Corpi dello Stato e che gli artificieri dell'Esercito hanno eseguito oltre 30.000 interventi di bonifica negli ultimi 10 anni. Il Sottosegretario di Stato alla Difesa, On. Gioacchino Alfano, ha precisato:" '' Mine e ordigni bellici continuano a uccidere come conferma anche l' Onu, e l' Italia non e' immune da questo fenomeno nonostante l' ultimo conflitto bellico risalga ormai a 70 anni fa. Occorre intervenire e soprattutto supportare le Forze armate'' Era presente il Gen. Francesco Noto, Capo Ufficio Coordinamento Tecnico di Geniodife, ed è stato presentato il volume "Schegge Assassine", che ripercorre cronologicamente i ritrovamenti più eclatanti di ordigni in Italia e gli incidenti avvenuti negli ultimi dieci anni, a cura di Giovanni Lafirenze, membro del Dipartimento Ordigni Inesplosi dell'ANVCG e impegnato da oltre 30 anni nella bonifica del territorio.

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