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Carlo Cafarotti e Luca Bergamo

Carlo Cafarotti e Luca Bergamo

Le ultime ore prima del rimpasto: così Raggi ha smesso di essere sindaca per fare la candidata

La campagna elettorale, l'ultimatum e il favore delle tenebre: la ricostruzione della cacciata di Luca Bergamo e Carlo Cafarotti

"Ci sono diversità di visioni politiche per il futuro di Roma. Ne abbiamo discusso di recente senza riuscire a trovare una sintesi". Venerdì sera, ore 22 e 17: con una nota stampa Virginia Raggi dà il benservito a Luca Bergamo e Carlo Cafarotti, avocando a sé le deleghe alla crescita culturale e allo sviluppo economico. 

Scegliendo "il favore delle tenebre", per citare Giuseppe Conte, Virginia Raggi ha scelto di mettere da parte il suo ruolo da sindaca, per dare priorità al suo ruolo da candidata. Non c'è, dietro la cacciata dei due assessori, una bocciatura del loro lavoro, rivendicato e oggetto di ringraziamento anche nella nota d'addio. Dietro all'ultimo rimpasto c'è infatti la volontà di circondarsi ulteriormente di fedelissimi e di chiedere a chi lavora con lei di fare campagna elettorale, senza se e senza ma. 

L'ultimatum 

Prima del benservito l'ultimatum. Convocati dalla sindaca, Bergamo e Cafarotti si sono visti pronunciare un discorso il cui senso è stato più o meno questo: "O con me, senza se e senza ma, pronti a tutto per questa campagna elettorale, oppure siete fuori". La ricostruzione, confermata a RomaToday da più fonti qualificate, conferma una volta di più la trasformazione della giunta e dell'amministrazione capitolina in una sorta di comitato elettorale. Stop al dissenso, alle interviste che mostrano dubbi e titubanze su Raggi. Sì ai like, alle condivisioni, all'esaltazione in ogni post, in ogni intervento del lavoro fatto. Con tanto di indicazione di esempi da seguire. Tipo l'assessore De Santis il primo a difendere la sindaca ogni volta che Lega o Calenda attaccano o ad esaltarla per qualche notizia positiva che la riguarda. Oppure Linda Meleo, sempre pronta a cedere la scena alla sindaca per il lavoro fatto.

Sì perché Virginia Raggi deve essere sempre al centro. Tanto Bergamo, quanto Cafarotti, hanno risposto picche. Come picche hanno risposto alla richiesta di dimettersi. 

"Dimettetevi"

Sì, perché la sindaca ha fatto di tutto per evitare la cacciata, convinta com'era che mandare via due assessori potesse essere un danno di immagine. Meglio il gesto volontario che però non è arrivato. Da qui la decisione di scegliere il momento meno impattante da un punto di vista mediatico. Così, dì venerdì sera, a giornali quasi chiusi, a settimana già conclusa, è arrivata la nota stampa di benservito. Il favore delle tenebre, rivendicato dalla scelta di non dare la notizia tramite il proprio profilo social, solitamente attivissimo per qualsiasi cosa riguardi la prima cittadina.

Le conferme da parte dei due assessori cacciati

Che non si tratti di una decisione politica o amministrativa lo dice la nota stessa: "Mi preme sottolineare che la mia decisione non è legata ad alcuna incomprensione né a dissapori nei suoi confronti: la fiducia e la stima nei confronti di Luca restano alte, soprattutto alla luce del complesso e ottimo lavoro che ha portato avanti in questi anni". I problemi sono per la diversa visione del futuro di Roma, ovvero per la campagna elettorale. E lo stesso Luca Bergamo lo ribadisce, chiaramente, nel suo post su facebook: "Tra livello istituzionale, politico e campagna elettorale ci sono inevitabilmente sovrapposizioni, ma anche necessarie distinzioni da preservare e difendere. Le mie scelte si sono ispirate fino all’ultimo a questo principio". Ed anche Cafarotti, nella lettera ai dipendenti, conferma il suo rifiuto a mischiare il livello istituzionale con quello da campagna elettorale. Lo fa citando Francesco De Sanctis: " "La semplicità è compagna della verità come la modestia lo è del sapere". Il nobile e umile splendore di questa frase  evidentemente non è compatibile con i canoni dell'attuale marketing politico, così, con estremo dispiacere, debbo congedarmi".

Luca Bergamo, l'uomo di sinistra che ha convinto il M5s

Luca Bergamo rappresentava l'ultimo esponente della prima giunta scelto in maniera collegiale, nell'ambito di quel direttorio che aveva affiancato la sindaca. Presentato alla prima cittadina da Tomaso Montanari (prima scelta che ha declinato la proposta, ndr), Bergamo ha, giorno dopo giorno, conquistato la fiducia della sindaca, fino a guadagnarsi i galloni di vice dopo il passo di lato di Daniele Frongia. Premiate e apprezzate le sue scelte e iniziative, anche nella nota di benservito dalla Raggi. Imperdonabile però, agli occhi della sindaca, la presa di posizione espressa in un'intervista di metà agosto, all'indomani della notizia della ricandidatura, in cui Bergamo ha avanzato dubbi e perplessità su modi e tempi della scelta della sindaca. 

Dubbi confermati e rivendicati anche nel suo post di addio: "Avevo espresso mesi fa riserve su modi e tempi della sua scelta di ricandidarsi,  perché così fatta, senza confrontarsi, senza riflettere sui limiti dell’esperienza, poteva disperdere la parte buona del lavoro fatto, danneggiare la costruzione di una innovativa alleanza politica nel paese e lasciare Roma con il Recovery Fund in mano a una destra che ben conosciamo e che a Roma ha lasciato solo macerie.  Avvisavo che la sua forzatura invece di unire, raccogliere in un progetto comune le forze disponibili, irrigidiva le posizioni dei diversi attori e l’estrema personalizzazione avrebbe reso più difficile un confronto onesto e di merito, il solo strumento disponibile per favorire l’evoluzione delle posizioni dopo quattro anni di ostilità aspre. Fino ad ora mi pare di averci visto giusto". Il post ha raccolto molti like e condivisioni sia da esponenti del M5s (spicca il ministro Vincenzo Spadafora e i membri della fronda grillina in Campidoglio) sia di quelli del Pd. 

Carlo Cafarotti, il grillino della prima ora

Carlo Cafarotti è entrato in giunta il 29 marzo 2018, sostituendo Adriano Meloni al Commercio. Grillino della prima ora, Cafarotti, al pari di Valentina Vivarelli, rappresentò una prima scelta di arroccamento sui valori grillini: via un uomo di Casaleggio come Meloni, dentro l'esponente dell'VIII municipio, amico di Daniele Frongia. Una militanza che non ha aiutato Cafarotti a salvare la poltrona. Ad agosto, al pari di Veronica Mammì, non mostrò immediato entusiasmo alla notizia della ricandidatura. Passarono 48 ore e l'avviso di sfratto fu mandato tramite indiscrezione fatta filtrare alla stampa, come ipotesi di rimpasto. Seguì il post di circostanza al fotofinish che salvò la poltrona. Col tempo però il pressing non è scemato, al pari delle indiscrezioni. Nessun chiarimento, nessuna smentita, fino allo showdown di venerdì. 

Se su Bergamo sono piovuti i like di dem e dissidenti, a Cafarotti è arrivata la stima e i post di tutti i grillini della prima ora, da quelli delusi a quelli ancora allineati con la sindaca, increduli per la decisione. 


 

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