La campagna elettorale frena il rimpasto: Raggi si tiene i tre assessori "infedeli"

La sindaca vorrebbe sostituire tre nomi della squadra. Difficile farlo, perché sono anche gli assessori che hanno raggiunto i risultati migliori

Virginia Raggi (foto Ansa)

Rimpasto sì, rimpasto no, rimpasto come e quando. In Campidoglio si ragiona da tempo di rinnovare la squadra, tramutandola in una corte di seguaci della sindaca che la accompagni senza colpi bassi per l'intera campagna elettorale. Tre i nomi di assessori di cui Virginia Raggi vorrebbe liberarsi per incompatibilità più o meno manifeste. Tre persone di cui, in altre parole, non si fida. Peccato che almeno due di loro siano anche quelli considerati i più produttivi e con i migliori risultati raggiunti. Difficile metterli alla porta e giustificarne, almeno mediaticamente, l'addio. 

Il primo è Luca Bergamo, vicesindaco con delega alla Cultura, grillino fortemente legato agli ambienti del centrosinistra. Ha criticato apertamente la sindaca per la scelta di scendere in campo alle comunali senza prima un confronto con la base di attivisti e consiglieri. Con lui le occasioni di scontro non sono mancate negli anni e i rapporti si sono sfaldati da tempo. Di recente la vicenda dello sgombero del cinema Palazzo, dalla sindaca paragonato a quello di una palazzina occupata da neofascisti, ha fatto da detonatore. Bergamo però è lo stesso di installazioni, concerti e giochi di luce che hanno animato in streaming il primo Capodanno dell'era covid, eventi celebrati sui social network dalla stessa Raggi come già fatto per le precedenti edizioni in presenza e per i calendari dell'Estate romana. Almeno per quanto riguarda strettamente il suo operato, a Bergamo non c'è molto da rimproverare. Difficile giustificare una "cacciata". 

Lo stesso si può dire della seconda "testa" che Raggi vorrebbe sacrificare, quella di Carlo Cafarotti, assessore a Turismo e Commercio. Dal nuovo regolamento degli impianti pubblicitari al riordino di tavolini e dehors ai trasferimenti delle bancarelle, alle misure di sollievo per le imprese durante la pandemia. Tutte azioni che portano la firma di Cafarotti e che Raggi ha acclamato in più occasioni. I rapporti tra i due però non sono rosei. Secondo i ben informati, la sindaca gradirebbe al suo posto il consigliere e presidente della Commissione Commercio Andrea Coia, con Paolo Ferrara tra i grillini più incensati alla corte di Palazzo Senatorio. Vanta anche un buon bacino di voti e a lui la prima cittadina tiene particolarmente. Vorrebbe premiarlo, se potesse con un assessorato.  

Tra i nomi da "far fuori" poi spunterebbe anche quello di Veronica Mammì, nominata assessora a Scuola e Sociale poco più di un anno fa al posto della precedente Laura Baldassarre. Non ha mantenuto buoni rapporti con i sindacati delle insegnanti in questo anno di assessorato, e le proteste sotto le finestre di via di Capitan Bavastro non sono mancate. Ma la ragione della cacciata, sotto sotto, nelle idee di Raggi, è un'altra e poco avrebbe a che fare con i contenuti del lavoro svolto dall'assessora. 

Mammì è la moglie di Enrico Stefàno, il consigliere grillino più in vista tra i "ribelli", tra coloro che non si è fatto problemi a criticare a viso aperto la prima cittadina e il M5s romano. E per quanto lei non abbia mai manifestato apertamente una posizione in linea con quella del marito, l'esclusione dagli adepti raggiani è stata inevitabile. Perché è solo di persone più che fidate che Raggi vuoi circondarsi in questi mesi di corsa elettorale. Un "regno" di soldati che la seguano e la sostengano senza critiche di sorta specie se pubbliche, chiamati a celebrarne e decantarne le gesta. Difficile però al momento concretizzare il disegno. Se gli assessori da cacciare sono anche quelli che lavorano meglio, un rimpasto rischia di tramutarsi in un boomerang. 


 

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