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Raggi dopo l'assoluzione riabbraccia il "vecchio movimento" e pensa al rimpasto: ecco gli assessori a rischio

Domenica di decompressione. Da domani il punto sul programma e i possibili ragionamenti sui cambi di poltrona

Virginia Raggi dopo l'assoluzione è pronta a ripartire, a lanciarsi negli ultimi due anni e mezzo di governo per arrivare a fine mandato ed ottenere la promozione dei cittadini. "Ora però", è il refrain che suona in Campidoglio, "non ci sono più alibi o scuse". L'assoluzione, il Governo amico, un gruppo solido ricompattato: si possono finalmente portare a casa quei risultati richiesti dai romani. La stessa sindaca oggi, in un'intervista a Il Messaggero è stata chiara: "Ora si corre. Faremo una verifica sul programma e il programma si fa o si cede il posto". 

Una frase che conferma quella che è la sensazione di molti, ovvero che da lunedì, con questa domenica a fare da decompressione dopo le tensioni degli ultimi giorni, si farà il punto e qualcuno potrebbe rischiare. Da cosa si parte? In questi giorni la sindaca ha sentito molto vicino il gruppo di attivisti storici del M5s, i vari Pietro Calabrese, Daniele Diaco, Giuliano Pacetti, Paolo Ferrara, Alessandra Agnello, Valentina Vivarelli, Fabio Tranchina. Da loro, dalle idee per le quali hanno lottato sin dalle origini, vuole ripartire. Ed in giunta, al contrario, sono molti i personaggi calati dall'alto, estranei al Movimento romano sui quali tra l'altro, tanto l'opinione pubblica quanto gli stessi consiglieri, comunali e municipali, hanno espresso giudizi negativi.  

I nomi che circolano per un possibile avvicendamento sono quelli di Pinuccia Montanari, Linda Meleo, Rosalba Castiglione e da ultimo anche Gianni Lemmetti. La posizione più delicata è proprio quella del responsabile del bilancio. Calato dalla Casaleggio, Lemmetti occupa una poltrona chiave che in questi due anni e mezzo si è dimostrata essere di non facile copertura. 

L'assessore livornese però viene visto come il responsabile del caos Ama delle ultime settimane: non volendo riconoscere 18 milioni per i servizi  cimiteriali, tiene bloccato il bilancio della municipalizzata e questo sta causando non poche tensioni. Raggi, inizialmente al suo fianco, ha assunto una posizione più moribida nei confronti di Bagnacani, presidente di Ama, ed ora sembra quasi schierarsi al suo fianco nel braccio di ferro sui conti. Lo stesso Lemmetti è inviso a  tanti nei municipi: per le "risorse che scarseggiano", è la versione dei territori, "per fondi che non riuscite neanche a spendere", è la replica del responsabile del  bilancio. Insomma, gli ingredienti per aspettarsi un cambio ci sono tutti. C'è però la consapevolezza di quanto sia difficile trovare un sostituto in quel ruolo e quindi, in una prima fase, si potrebbe puntare su una moral suasion per ammorbidire alcune posizioni del livornese. 

Altro personaggio catapultato a Roma è Pinuccia Montanari. L'assessora all'Ambiente, secondo i rumors del Campidoglio, è invisa a molti consiglieri che ora, anche per  gli scarsi risultati ottenuti in tema di rifiuti e di verde, vogliono presentarle il conto. Nel suo caso però è Virginia Raggi a doversi assumere la responsabilità  della cacciata. Voluta da Grillo, di cui è molto amica, il suo addio comporterebbe una rottura dei rapporti con Genova. "Ma se svolta e ritorno alle origini deve  essere, ci aspettiamo coraggio da Virginia", racconta un consigliere municipale. 

C'è poi l'eterno nodo Linda Meleo. Corpo estraneo sin dall'inizio, pescata non si sa bene da dove, anche per lei i risultati sono scarsi per non dire nulli. La vera anima dei trasporti grillini, Enrico Stefano, è in rotta di collisione più o meno dichiarata con lei. Ecco quindi che ora, nella fase del ritorno al programma e al Movimento delle origini, la sua sostituzione non è più impossibile. 

In bilico c'è anche Rosalba Castiglione, da sempre corpo estraneo alla giunta. Anche tra gli assessori il suo nome non è ben visto. I contrasti e la diversità di vedute con l'assessora alle Politiche sociali, Laura Baldassarre, o con il vice sindaco Luca Bergamo, covano sotto la cenere ed ora, in una fase di forza dell'amministrazione che può opporsi anche alle politiche salviniane, la stessa Castiglione rischia. 

A questi quattro nomi si aggiungono anche quelli di Margherita Gatta e di Luca Bergamo. La prima pagherebbe gli scarsi risultati nella gestione delle strade romane. Il secondo il suo passato di sinistra che ritorna spesso a galla. A loro però sindaca e fedelissimi potrebbero concedere altro tempo. 

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