Giovedì, 29 Luglio 2021
Politica Esquilino / Via Napoleone III

Casapound non è più un partito. E su scritta e occupazione prosegue l'assedio della Raggi

La Sindaca Raggi ha chiesto verifiche e rimozione dell'installazione sulla facciata di via Napoleone III, 8. I neofascisti: "Impugneremo provvedimento, pensi a decoro città"

Non solo uno sgombero "contro privilegi, illegalità e scrocconi" per il quale reclama un posto in agenda, il "segnale forte" della Sindaca di Roma Virginia Raggi nei confronti del palazzo di proprietà del Demanio occupato da Casapound parte dai simboli, anzi dalla facciata. 

Raggi chiede rimozione scritta Casapound

La prima cittadina ha infatti chiesto al comandante della polizia locale, Antonio Di Maggio, di accertare se la scritta CasaPound, installata dopo l'occupazione del 2003 sopra il portone al civico 8 di via Napoleone III, sia abusiva o meno e, nel caso, di rimuoverla. Nel mirino non unicamente l'installazione marmorea dal font littoriano: Raggi avrebbe anche chiesto al capo dei Vigili di fare ''accertamenti'' sulla regolarità dei negozi che si trovano al piano terra dello stabile dell'Esquilino.

L'occupazione di Casapound di via Napoleone III

Un edificio, sedici anni fa vuoto e abbandonato, occupato per rispondere all'emergenza abitativa di alcune famiglie, divenuto nel tempo quartier generale del movimento neofascista. Oggi i riflettori sul palazzone di via Napoleone III sono perennemente accesi. 

La Corte dei Conti ha valutato un danno erariale da 4,6 milioni di euro, i pm dopo la denuncia dell'Associazione Nazionale Partigiani (Anpi) hanno aperto un fascicolo per i reati di occupazione abusiva e "propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosi". La spada di Damocle che pende sui fascisti del terzo millennio e sugli occupanti è il sequestro dello stabile che per loro vorrebbe dire dover abbandonare tetto e roccaforte. Intanto anche il web ribolle: la petizione online per lo sgombero di Casapound e la restituzione del palazzo alla collettività ha raggiunto 40mila firme in meno di due giorni. Laura Boldrini, Susanna Camusso, Michela Murgia, oltre a politici romani e non, i nomi noti che hanno sottoscritto l'iniziativa di 'Insieme in Rete'. 

Raggi ci prova, Salvini tentenna: su sgombero Casapound vola solo la petizione online, 16mila firme in 24 ore

Casapound replica: "Contro di noi accanimento"

"E' evidente che contro Casapound ci sia una sorta di accanimento. Basta leggere le cronache e il trattamento riservato ad altre occupazioni: mentre addirittura l'elemosiniere del Papa riattacca la luce ad uno stabile di via Santa Croce in Gerusalemme e l'ex colonia Vittorio Emanuele ad Ostia, di proprietà del Comune, rimane intoccabile nonostante gli episodi di illegalità e violenza, la nostra viene quotidianamente demonizzata tra calcoli folli per presunti danni erariali e narrazioni fantasiose". Così Andrea Antonini, vicepresidente di Casapound, ai taccuini di RomaToday. 

Non sembrano scalfiti per la richiesta di rimozione della scritta CasaPound dal palazzone di via Napoleone III le 'tartarughe frecciate'. Nessun annuncio di reazioni eclatanti. 

Rimozione scritta Casapound: "Nel caso impugnamo provvediemento"

"Se ancora siamo dentro uno Stato che ha norme e leggi di riferimento quel giorno vedremo cosa fare. Non capisco perché la Sindaca di Roma, Virginia Raggi, si occupi di un'opera d’arte incastonata sulla facciata di un palazzo: un'installazione marmorea che rispetta storia e decoro a differenza di tutto ciò che ci circonda. Ad ogni modo - annuncia Antonini - appena notificata l’eventuale trasgressione impugneremo il provvedimento e vedremo chi la spunterà. Non voglio nemmeno pensare che 100 vigili possano essere impegnati o passino a rimuovere un'installazione perché non è così che si agisce. E' chiaro che l'accanimento nei nostri confronti - sostiene il vicepresidente di Cpi - serve solo a confondere ed alzare una cortina fumogena per mascherare le mancanze su una città che è allo sfacelo totale". 

Casapound non sarà più partito: finisce esprienza elettorale

Risultati elettorali deludenti nonostante lo sforzo profuso tra piazze, strade e periferie 'polveriera'; l'occupazione in scacco, il presunto coinvolgimento di alcuni militanti nelle ultime aggressioni in città: per Casapound è anche tempo di riflessione e cambio di strategia.

I fascisti del terzo millennio abbandonano "l'esperienza elettorale", non però "la politica" e "la battaglia per il sovranismo". Ad annunciarlo i vertici del movimento. 

“Questa decisione non segna affatto un passo indietro, ma anzi è un momento di rilancio dell’attività culturale, sociale, artistica, sportiva di Cpi, nel solco di quella che è stata da sempre la nostra identità specifica e originale. Sarà anche un’occasione per tornare a investire tempo ed energie nella formazione militante, particolarmente essenziale, dati i nuovi pruriti liberticidi della sinistra” - ha scritto Gianluca Iannone, presidente di Casapound. 

Casapound: "Su di noi fango e niente valutazione su politica"

Una scelta presa dopo l'ultimo flop elettorale? "Direi di no. Ma va fatta una constatazione sui fatti: ogni volta che abbiamo annunciato la npstra candidatura - sostiene Antonini - si è aperto il solito circo mediatico con racconti fantasiosi sul movimento, sull'occupazione, sui militanti, ma mai sulla proposta politica che avanziamo e che pure è d'avanguardia avendo messo in circolo proposte e parole d’ordine che poi sono finite in cima all’agenda del dibattito politico. Non arretriamo, torniamo a fare quello che abbiamo fatto per dieci anni: le elezioni sono 'una' tappa, non 'la' tappa". 

Intoccabili esperienza e liste del Blocco Studentesco: "E' radicato, fa politica all’interno della scuola e continuerà a farlo".

Casapound invece non sarà più un partito, non si candiderà alle elezioni "ma - promettono dalla sede nell'occhio del ciclone di via Napoleone III - resteremo protagonisti della politica". 

Del dibattitto a Roma su scritta, occupazione da sgomberare e danno erariale da sanare, e probabilmente nei territori di periferia dove malcontento e scontro sociale sono all'ordine del giorno, sicuramente. 
 

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