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Politica San Lorenzo / Via dei Reti

Rifugiati a San Lorenzo, tra Comune e municipio è guerra di numeri

Il presidente Gerace: "Impensabile concentrare 400 migranti senza ascoltare il territorio". Danese: "Sono 21 eritrei, si sta facendo polemica su numeri assolutamente infondati"

Un braccio di ferro che va avanti su equivoci e numeri. La notizia di una possibile sistemazione definitiva dei migranti provenienti dall'insediamento di Ponte Mammolo, sgomberato l'11 maggio, nel palazzo di via dei Reti (bene confiscato alla mafia) ha subito allertato San Lorenzo.

"Non si può pensare di accogliere 200 rifugiati in un palazzo nel cuore del quartiere senza deciderlo prima insieme al territorio. Chiediamo con urgenza un incontro con Danese" ha tuonato ieri il minisindaco Gerace nel tentativo di mettere dei paletti, pur sottolineando sempre e comunque la vocazione aperta del quartiere che ha già ospitato nel centro Baobab di via Cupa 174 rifugiati sempre di Ponte Mammolo. "Riteniamo sbagliato per la stessa integrazione delle persone concentrarne 400 in totale su un unico territorio". L'errore però, per l'assessorato al Sociale, non sarebbe tanto nella richiesta di essere coinvolti al tavolo, ma nei numeri diffusi e "clamorosamente sbagliati". 

Gli eventuali immigrati da trasferire in via dei Reti sarebbero una ventina, quelli rimasti in strada dopo lo sgombero di via delle Messi d'Oro, forse da sommare ai 40 già sistemati ma in via provvisoria. Insomma, non certo 200 o 400. E Danese, stavolta, alza la voce. 

"Si tratta di garantire una sistemazione adeguata e condivisa a 21 ragazzi eritrei, e non centinaia come qualcuno vorrebbe far credere. Del resto anche la Prefettura, con la quale lavoriamo ogni giorno, non aveva mai ipotizzato il trasferimento di centinaia rifugiati nel quartiere di San Lorenzo". Numeri "assolutamente infondati" dunque per viale Manzoni che ricorda come ogni soluzione, incluso il centro Baobab, "è per definizione temporanea perché primo step di un percorso che mira a conferire, finalmente, integrazione e piena autonomia a persone che, è bene ricordare, non sono criminali, bensì donne e uomini con uno status preciso e una sofferenza atroce alle spalle". 

Bando alle polemiche quindi, specie se "alimentate da informazioni false e strumentali". "Roma – spiega ancora Danese - intende continuare a fare la propria parte. Per questo è necessario distribuire il carico dell’accoglienza, anche alleggerendo quei municipi come il 4, il 5 e il 6 che in questi anni, nonostante le difficoltà, hanno ospitato progetti Sprar e altri progetti di accoglienza e ai quali va il mio più sincero ringraziamento. Un percorso che intendiamo portare avanti di concerto con i municipi interessati. Ecco perché sabato avevo invitato il presidente Gerace a un incontro per parlare dell’accoglienza dei 21 eritrei, incontro che, però, il presidente ha deciso di abbandonare dopo poco. Da parte mia – conclude - ribadisco la totale disponibilità a continuare confronto, anche con cittadini e associazioni, per trovare insieme soluzioni condivise, come stiamo facendo anche in queste ore. Le porte del mio Assessorato infatti sono sempre aperte a tutti nell’interesse della città e dei romani". 

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