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Consiglio comunale (Immagine d'archivio)

Consiglio comunale (Immagine d'archivio)

Più poteri per Roma, in aula deputati e consiglieri uniti per la riforma della città: "Ora iter al via"

Si è tenuto ieri, mercoledì 24 febbraio, un Consiglio straordinario in Campidoglio. Stretto un simbolico patto per l'avvio di un percorso legislativo per Roma in Parlamento

Più poteri e più risorse a Roma Capitale. Questa potrebbe essere davvero la volta buona. Dopo oltre un decennio di prove generali senza risultati, e mesi di pressing della sindaca sull'ex governo Conte, il Comune con il supporto di un fronte trasversale di parlamentari capitolini (e un nuovo esecutivo alla guida del Paese), ci riprova.

Il nuovo tentativo di portare a casa la riforma in grado di trasformare la Città eterna in una Capitale europea, almeno sul fronte del funzionamento amministrativo, è andato in scena ieri pomeriggio nell'aula Giulio Cesare durante una seduta di Assemblea capitolina convocata ad hoc. Qui deputati, senatori e consiglieri comunali hanno stretto un simbolico patto che dovrebbe portare in tempi brevi al riavvio di un percorso legislativo in Parlamento, o tramite legge ordinaria o attraverso una riforma costituzionale. Lo strumento è ancora da capire ma le intenzioni, stavolta, sembrano esserci tutte e a tutti ugualmente condivise. 

Parlamentari, imprese e sindacati in Aula

In aula, oltre alla sindaca Virginia Raggi e alla giunta al gran completo, erano presenti il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli (FdI), il presidente della commissione Affari costituzionali, Giuseppe Brescia (M5s), quello dell'Osservatorio per la riforma di Roma Capitale, Riccardo Magi (+Europa) e vari parlamentari: Roberto Morassut (PD), Sara De Angelis (Lega), Roberto Giachetti (PD), Vittoria Baldino (M5s), Paolo Barelli e Maurizio Gasparri (FI), Loredana De Petris (Leu), Paolo Trancassini (Fdi) e Francesco Silvestri (M5s). E ancora, per i rappresentanti di imprese e sindacati, il presidente della Camera di Commercio, Lorenzo Tagliavanti, quello di Federalberghi Roma, Giuseppe Roscioli, il presidente dell'Acer, Nicolò Rebecchini, Stefano Cenci di Unindustria e rappresentanti di Confcommercio, Confesercenti e di Cgil, Cisl e Uil. 

Votato atto bipartisan

Uno schieramento inedito che da già da solo sarebbe notizia e che diventa un messaggio politico che fa ben sperare, questa volta, per la riuscita dell'operazione. Al quale si aggiunge il voto dei consiglieri comunali che alla fine della seduta hanno approvato un ordine del giorno all'unanimità. L'Aula Giulio Cesare, con i voti positivi di M5s, Pd, FdI, Lega e degli altri consiglieri presenti, ha approvato un ordine del giorno che impegna "l'Assemblea Capitolina ad avviare un percorso di metodo condiviso, sentiti i gruppi parlamentari del territorio romano, ovvero i parlamentari delle diverse forze politiche rappresentate in forma associata, volto a sostenere la piena attuazione della riforma in materia di poteri, risorse e funzioni di Roma Capitale". 

Riforma costituzionale o legge ordinaria

Il prossimo passo lo deve compiere il Parlamento, e su questo si è espresso Brescia, che guida la commissione dove la riforma sui poteri di Roma potrebbe atterrare presto. "Nelle prossime settimane - ha detto - prenderà il via in commissione Affari costituzionali alla Camera una iniziativa legislativa per Roma, una riforma di sistema capace di generare un decisivo impatto sulla qualità della vita della Capitale. Partirà, infatti, l'esame di una proposta di legge costituzionale che modifica l'articolo 114, comma 3 della Costituzione". Non tutti, però, sono concordi sull'utilizzo di una riforma costituzionale, il cui iter è molto più lungo e complesso e prevede quattro voti nelle due Camere, per raggiungere l'obiettivo comune. Magi si è chiesto se non fosse il caso di usare una legge ordinaria "come quella già depositata con la quale si prevede un'unificazione amministrativa e funzionale dell'ente Roma Capitale con la Città metropolitana". Gli stessi dubbi di Loredana De Petris, anche lei più orientata, a dire il vero, a una riforma per via legislativa. Mentre Morassut ha riproposto il tema della riforma da lui scritta che trasforma Roma in una Regione Capitale.

Raggi invoca l'unità

Al Parlamento spetterà la sintesi nei prossimi mesi, o almeno questa è la speranza in Campidoglio. "Ma dobbiamo essere uniti questa volta - ha chiesto Virginia Raggi - le divergenze politiche possono essere messe da parte per il comune interesse della città". In Aula hanno parlato anche i capigruppo locali dei vari partiti. Il presidente del gruppo Pd, Giulio Pelonzi, ha chiesto che questa volta "si arrivi a un risultato concreto, con l'avvio di un percorso e di un confronto ordinato. E' necessario che il Governo si attivi fissando un programma di audizoni e confronti per arrivare al risultato"

Per quello di Fdi, Andrea De Priamo, "dobbiamo essere consapevoli di quello che possiamo raggiungere subito: serve un lobbismo sano per la città. Abbiamo perso fin troppo tempo in Assemblea Capitolina. Per questo dobbiamo stringere un Patto per Roma avviando una fase costituente vera". Il sostegno alla riforma, infine, è arrivato anche dai rappresentanti economici. 

Tagliavanti ha ricordato come "tutte le grandi Capitali europee, tra la fine del vecchio millennio e l'inizio del nuovo, si sono dotate di uno status speciale per governare il loro sviluppo economico. Anche per Roma occorre ora una governance adeguata. Come Capitale Roma necessità di poteri speciali. Non possiamo più perdere questa occasione". Insomma, questa sembra davvero la volta buona. Gli elementi per il successo, questa volta sembrano esserci tutti. Senza trascurare il fatto che l'attuale Governo Draghi vede la presenza di quasi tutte le forze politiche. Un particolare non da poco conto che potrebbe influire per diminuire la litigiosità dei partiti quando si tratterà di portare in Parlamento la riforma.

(Fonte Agenzia Dire) 

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