Rifiuti, la Commissione Europea bacchetta Regione e Comune: Italia a rischio infrazione

L'Italia ha tempo fino al 20 gennaio 2020 per rispondere agli interrogativi posti dalla Commissione Europea. Chiesti chiarimenti sulle discariche e sulla deludente crescita delle quote di raccolta differenziata

Rifiuti a Roma. Immagine di repertorio

Comune e Regione Lazio sul banco degli imputati. La Commissione Europea ha fissato una scadenza entro la quale, entrambe gli enti locali, devono fornire risposte. Il rischio, palesemente dichiarato, è “una nuova procedura d’infrazione in materia ambientale”. Per scongiurarla c’è tempo fino al 20 gennaio 2020.

Gli interrogativi posti dall'UE

Le questioni su cui Bruxelles attende delle risposte sono molteplici. Si va dalla capacità di trattamento dei TMB alla quantità di frazione organica che viene portata fuori Regione. Dalla percentuale (ritenuta troppo bassa) di raccolta differenziata al più generale piano dei rifiuti. Sull’ultimo aspetto viene fatto notare che “entro il 5 luglio del 2020 gli Stati membri devono notificare alla Commissione i loro piani di gestione dei rifiuti nazionali e regionali, in modo da tener conto dei nuovi obblighi, obiettivi e target introdotti nell’ambito della gestione dei rifiuti”.

Una raccolta differenziata deludente

Una bacchettata importante arriva al Comune in relazione alla quantità di rifiuti diffenziati. “Il livello di raccolta differenziata – si legge nel documento redatto a Bruxelles-  progredisce lentamente. Nel 2018 la percentuale di raccolta differenziata nella città di Roma si è attestata al 44%, tre punti percentuali al di sotto di quella del resto della Regione”. Per questo la Commissione vuole esplicitamente sapere “qual è il livello attuale di rifiuti urbani raccolti separatamente e la loro destinazione”.

Mancano gli impianti di compostaggio

A proposito di destinazione, ce n’è una che non quadra. E riguarda tutta la Regione. “Le cifre attuali indicano che nel 2017 i rifiuti biodegradabili prodotti nel Lazio sono stati esportati fuori dalla Regione per  un ammontare pari al 90%” hanno rilevato i tecnici della Direzione ambiente della Commissione Europea. Significa, chiaramente, che “l’infrastruttura disponibile nel Lazio  per il trattamento della frazione organica è chiaramente insufficiente”.

L'eccessivo ricorso ai TMB

Per l’Unione Europea rischia invece di essere sovradimensionato invece il ruolo attribuito agli impianti di trattamento meccanico biologico. L’atteso aumento del livello della raccolta differenziata dei rifiuti dovrebeb ridurre il fabbisogno di capacità di trattamento meccanico biologico. "La previsione per l’anno 2025 indica che la Regione manterrà la medesima capacità di Tmb esistente dall’anno 2015 (circa 2’250 000 tonnellate/annue)”. Ma per l'Unione Europea c'è qualcosa che non quadra. "Se esiste una tale capacità di trattamento meccanico biologico, per quale motivo si sono verificati gli episodi di mancata raccolta dei rifiuti urbani a Roma riportati dalla stampa" chiedono da Bruxelles.

Le discariche 

Ultima questione da affrontare, ma non certo per ordine d’importanza, è quella che riguarda la capacità di discarica. “Secondo i nostri calcoli – si legge nel carteggio – nel 2018 la Regione aveva circa 670mila metri cubi di capacità residua di discarica. IN base alle percentuali di conferimento indicate di diagrammi di flusso, stimiamo che entro il 2025  la Regione molto probabilmente esaurirà la capacità di discarica necessaria per accogliere i rifiuti residui”. E questo è un problema di scottante attualità.
 

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