Martedì, 15 Giugno 2021
Politica

Rifiuti radioattivi, nel Lazio il 30% di quelli stoccati in Italia: si riapre il dibattito sulla loro gestione

A 10 anni da Fukushima Legambiente ha preparato il rapporto “Rifiuti Radioattivi”

Il trenta per cento dei rifiuti radioattivi stoccati in Italia si trova nel Lazio. In vista del X anniversario del disastro di Fukushima, Legambiente ha lanciato il rapporto “rifiuti radioattivi”.

I siti temporanei con rifiuti radioattivi

Secondo gli ultimi dati disponibili, riferiti quindi al dicembre 2019, ci sono in Italia 31mila metri cubi di rifiuti radioattivi collocati in 24 impianti distribuiti su 16 siti in 8 Regioni. Oltre i 24 siti temporanei, nel paese esistono anche 95 strutture autorizzate all’impiego di radioisotopi e macchine radiogene. Nel Lazio 2 siti temporanei di rifiuti radioattivi e 15 strutture autorizzate all’impiego di radioisotopi e macchine radiogene. 

Dove sono i rifiuti nucleari nel Lazio

Nei due siti temporanei, uno presente nell’ex Centrale di Borgo Sabotino, in provincia di Latina, e l’altro nel Centro di ricerche Enea Casaccia, a Roma, la radioattività prodotta è del 2% di quella nazionale. C’è però un dato che desta più attenzione ed è quello inerente la quantità. Nella regione sono infatti stoccati  9.284,35 di metri cubi di rifiuti radioattivi, vale a dire il 30% di tutti quelli presenti in Italia (31.027,30 totali). Sono così distribuiti:  nell’ ex Centrale di Borgo Sabotino c’è un volume di 1.794,44 mc di rifiuti radioattivi e un’attività radioattiva di 27.139,67 GBq (Giga Becquerel). A Roma invece, nel centro di ricerche Enea, i metri cubi radioattivi sono 7.489,81 e la radioattività di 28.091,43 GBq. 

“Il territorio del Lazio è stato sempre centrale, purtroppo, nella storia dell’energia nucleare italiana e oggi sono stoccati nella nostra regione quasi un terzo dei rifiuti radioattivi presenti in Italia per metri cubi, in grandissima parte a bassa radioattività” ha commentato Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio. Tuttavia si pone il tema della loro gestione. Questione, a dieci anni dal disastri di Fukushima, che è tornata di attualità.

La ricerca d'un sito nazionale di stoccaggio

A gennaio in Italia è stata pubblicata, la Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee ad ospitare il deposito nazionale di rifiuti radioattivi. “E’ arrivata con un ritardo mostruoso” ha commentato il numero uno di Legambiente in Regione. Ed è stata accolta anche dalle proteste del consiglio regionale che, a fine gennaio, si è espresso contro l'individuazione di questi potenziali siti nel territorio laziale.

No a decisioni calate dall'alto

“Ora il tema della gestione dei rifiuti nucleari a media e bassa attività deve essere accompagnato, da parte delle istituzioni, da una comunicazione e informazione chiara e trasparente nei confronti dei cittadini. Il processo nazionale di scelta del luogo, per realizzare il deposito nazionale rifiuti radioattivi, deve avere tempistiche certe, scelte, progetti e programmi che non siano calati dall’alto ma inseriti in percorsi partecipati e di dibattito pubblico” ha auspicato il presidente regionale dell’associazione ambientalista. A dieci anni da Fukushima la questione, per un paese che con un referendum ha bocciato il nucleare, torna di stretta attualità. Il Lazio, che a poca distanza ha anche l’ex Centrale di Sessa Aurunca, con il 30% di rifiuti nucleari presenti nel suo territorio, non può certo fare accezione. 
Tabella rifiuti radioattivi Legambiente-2

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