Crisi rifiuti, Zingaretti cede a Raggi: verso la proroga dell'ordinanza. E il ministro Costa chiede aiuto all'Abruzzo 

Al ministero un tavolo tecnico sul rischio emergenza per Roma. Si cercano spazi per circa 20mila tonnellate fino a fine anno

Il presidente Zingaretti, il ministro Costa, la sindaca Raggi (immagine d'archivio)

Dove portare i rifiuti della Capitale quando, al rientro dei romani dalle vacanze e con gli impianti a mezzo servizio, torneranno a quantitativi ingestibili? È il grande rebus estivo a palazzo Senatorio, fra incontri, riunioni, lettere che rimbalzano tra gestori privati ed enti pubblici per sondare spazi e disponibilità, e scongiurare un'altra emergenza immondizia. 

Ieri il tavolo tecnico al ministero dell'Ambiente chiesto con forza dalla sindaca Raggi. Presenti Roma Capitale, prefettura, regione Lazio. Da quest'ultima la buona notizia per il Campidoglio: ci sarebbe la disponibilità a prorogare l'ordinanza regionale. Ma ancora è da capire con quali contenuti e fino a quando. Forse al 31 dicembre. Parliamo del provvedimento emanato dalla Pisana lo scorso 5 luglio che, oltre a una serie di prescrizioni per Ama sul fronte della raccolta, obbliga gli impianti ad accogliere i rifiuti di Roma al massimo delle loro capacità. Lo strumento però non basterà. 

Di qui alla fine dell'anno la città deve trovare sbocchi per circa 20mila tonnellate di indifferenziata. Si puntava a impianti di trattamento nelle Marche, ma dalla regione a guida Pd è arrivato il no. Pochi gli sbocchi nelle discariche sul territorio. "Non ce la facciamo" è stata la risposta del governatore Luca Ceriscioli. E allora il pressing si è spostato sull'Abruzzo. Stavolta è proprio il ministro dell'Ambiente a promettere una sollecitazione diretta al presidente meloniano Marco Marsilio. Un'operazione di moral suasion che punta a convincere il governatore. "Nessuna tonnellata in più da Roma" diceva a fine luglio, intervistato da RomaToday. Si cerca di capire se ci siano disponibilità per circa 10mila tonnellate di tal quale negli impianti Aciam. 

Perché Roma rischia l'emergenza

Per quale ragione la Capitale d'Italia rischia l'ennesima emergenza rifiuti? Il problema è per lo più legato alle disponibilità di trattamento e smaltimento in Tmb e discariche. L'impianto di via Salaria, lo ricordiamo, non è più servibile dallo scorso dicembre, messo fuori uso da un incendio. Ci sono i due impianti di Malagrotta, del Colari, che lavorano a metà lasciando fuori 500 tonnellate fino a fine novembre perché oggetto di un incidente probatorio. E poi Rocca Cencia, unico rimasto di proprietà di Ama, che lavorando h24 da mesi, stressato al massimo, necessiterà di interventi di manutenzione improrogabili. Mettiamoci in più che non tutti gli impianti hanno risposto all'ordinanza regionale. Rida Ambiente, società proprietaria dell'impianto Tbm (Trattamento biologico meccanico) di Aprilia, ha fatto sapere di non poter accogliere rifiuti da Roma per quattro settimane a partire dal 6 agosto. La ragione principale: gli sbocchi insufficienti nel termovalorizzatore di Acea. Altro problema: la discarica di Colleferro chiude a fine anno. Un rebus, appunto, che mette seriamente a rischio la tenuta di decoro, igiene e pulizia della città. 

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