Rifiuti, Roma sempre più nel caos: Ama perde il cda, città verso l'emergenza

La Capitale rischia l'emergenza da qui a fine anno. L'assessore Valeriani: "Siamo molto preoccupati"

Rifiuti in largo Federico Delpino (1.10.19)

Un Natale con la spazzatura sotto l'albero? È un rischio più che concreto. "Se non ci saranno i rifiuti per strada tra poco? No, decisamente non ci scommetterei" ha detto ieri l'ex consigliere di Ama Massimo Ranieri uscendo per l'ultima volta da via Calderon de la Barca, dopo aver presentato le dimissioni con l'intero Cda. Un bagno di realismo che gli ex vertici hanno cercato di portare fin da subito. Perché a Roma "mancano gli impianti". Una verità che Raggi non vuole vedere, che tiene appesa la Capitale a infrastrutture terze, e a una quasi cronica emergenza rifiuti. Cosa accadrà da qui a fine anno? 

A tamponare la ferita di un ciclo di gestione che Roma non chiude in autonomia, ci sono gli accordi siglati con gli impianti di Marche e Abruzzo, per circa 5mila tonnellate al mese. E l'ordinanza regionale che impone agli impianti di accettare il massimo quantitativo possibile di immondizia da Roma, prorogata sì ma solo fino al 14 ottobre, quando rientreranno parzialmente in funzione i tmb di Malagrotta, di proprietà del Colari. Perché tornino a pieno regime però bisognerà aspettare fino al 30 novembre. In tutto questo il Tmb di Rocca Cencia dovrà necessariamente andare in manutenzione, perché lavora da mesi sotto stress anche nei festivi, e ha già all'attivo una serie di guasti ai componenti usurati dal troppo lavoro. 

"A Roma serve tutto, servono gli impianti di trattamento, quelli leggeri, i centri di raccolta E certo serve anche la discarica visto che a fine anno quella di Colleferro chiude". Parole ancora dell'ex consigliere Ranieri. Già, a fine anno, il 31 dicembre chiude la discarica di Colleferro. E anche lì Roma dovrà trovare una soluzione alternativa per lo smaltimento. Di discarica di servizio, necessaria per la Capitale, parla il piano regionale dei rifitui licenziato dalla giunta lo scorso 2 agosto. Ipotesi che la sindaca Virginia Raggi ha sempre rigettato, nonostante lo stesso, ultimo, Cda da lei nominato fosse nella sostanza d'accordo con la Regione. 

"Provo preoccupazione per il futuro di Ama e per il sistema di gestione dei rifiuti di Roma - ha detto ieri l'assessore ai Rifiuti del Lazio Massimiliano Valeriani - con le dimissioni dell'attuale CdA, negli ultimi tre anni si sono susseguiti sei amministratori ai vertici della società comunale: una situazione grave e complessa che rischia di avere pesanti ricadute negative sulla stabilità aziendale e sul decoro e la pulizia della città". Una quadro fatto di equilibri fragilissimi, dove basta un nastro trasportatore che si ferma nell'unico impianto che Roma ha sul territorio, per mandare in tilt l'intera filiera e riempire le strade di immondizia. Sullo sfondo, si fa per dire, un'azienda barcollante, con il sesto Cda prima scelto e poi polverizzato dal Campidoglio che ha lasciato ora il posto all'amministratore unico Stefano Zaghis, grillino doc. Si ricomincia da capo. Sempre da zero. Mentre la città continua a sprofondare. 

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