Rifiuti, una diffida per riattivare gli impianti di Aprilia. Rida non ci sta: "Ecco perché resteremo fermi"

Rida Ambiente: "La Regione contraddittoria, noi impossibilitati a riattivare gli impianti"

Ci sono anche i rifiuti romani tra quelli respinti alla porta dagli impianti di trattamento meccanico e biologico della Rida Ambiente di Aprilia. Da ieri l'azienda di Fabio Altissimi ha deciso di bloccare la ricezione dei rifiuti provenienti dai comuni della provincia di Latina e da Roma. Un blocco che si inserisce in un braccio di ferro con la Regione Lazio e che rischia , come abbiamo scritto ieri, di aggravare la già difficile situazione romana e di portare verso l'emergenza anche Latina e provincia. Anche per questo ieri con una diffida il governatore della Regione, Nicola Zingaretti, ha intimato alla Rida di continuare a lavorare. 

La replica dell'azienda, di proprietà di Fabio Altissimi, non si è fatta attendere. Respinta al mittente l'idea che “la scelta di Rida di chiudere gli impianti e non accettare più i rifiuti raccolti dalle strade cittadine sia una sorta di presa di posizione che nasconda secondi fini”, scrive in una nota Altissimi.  “Niente di più falso – tuona il patron della Rida – io sono un imprenditore, che cosa potrei mai guadagnare da una serrata? Sono dispiaciuto per i disagi che  si stanno creando in una provincia che peraltro non è soltanto luogo della mia attività professionale. Sono però nell’oggettiva impossibilità per ragioni tecniche di riprendere l’attività”.
 
Altissimi spiega quindi i motivi del blocco: "Senza entrare in particolari tecnicismi occorre però ribadire come sia stata la Regione a contestare la qualità dei rifiuti in uscita dal nostro stabilimento. La Regione parte da un presupposto sbagliato, non valutando le ultime novità ministeriali ma il dato che si ricava da quella prima diffida è che da Rida uscirebbero rifiuti non conformi alla normativa. Che cosa possiamo fare quindi? Produrre contro legge? Ci siamo visti costretti a chiedere nuovi controlli urgenti e a bloccare temporaneamente l’impianto".

“Siamo davvero sconcertati da quanto sta accadendo”, continua Altissimi. “Vorremmo, per la nostra azienda, i nostri dipendenti ma anche per il milione e settecento mila cittadini che serviamo ogni giorno, riavviare subito le macchine ma dobbiamo prima di tutto fare chiarezza e dimostrare come il nostro processo sia rispettoso della normativa. Basta peraltro recarsi nei nostri impianti per rendersi conto di come non ci siano cattivi odori  o altro che possa indicare qualche inefficienza. Per non parlare dei controlli che effettuiamo a cadenze regolari. Purtroppo siamo stati accusati prima di non rispettare la legge e poi di interrompere il pubblico servizio che abbiamo si bloccato, ma solo per tutelare i cittadini in primis e poi noi stessi”.

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