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Caso Fiorito: giornata di visite. L'ex capogruppo Pdl resta in carcere

Respinta dalla Procura l'istanza di scarcerazione presentata dai suoi legali

Rimarrà in carcere. A respingere l'istanza di scarcerazione presentata dai legali di Franco Fiorito la Procura di Roma che sta portando avanti le indagini sull'ex capogruppo Pdl in Regione Lazio finito in cella nel carcere di Regina Coeli con l'accusa di peculato. Per i pm che indagano sulla gestione dei fondi regionali destinati al partito al momento resta concreto il pericolo di inquinamento delle prove, di fuga e di reiterazione del reato. Fiorito, ne sono convinti negli uffici di piazzale Clodio, non può in questo momento lasciare il regime di detenzione in carcere.

GIORNATA DI VISITE - Franco Fiorito che dopo essere stato incarcerato lo scorso 2 ottobre ha incontrato nella giornata di ieri il fratello Andrea e poi il Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni, accompagnato dal direttore del carcere Mauro Mariani. Sempre in tuta come molti reclusi, 'Batman' ha chiesto il necessario per farsi la barba e per pulire la cella, secondo quanto si apprende. Marroni lo ha descritto "sereno, tranquillo e concentrato sugli sviluppi giudiziari del suo caso". "Fiorito ammette di aver commesso un errore, un'appropriazione indebita di fondi del Pdl, ma è sicuro di non aver commesso il reato di peculato", ha riferito Marroni. Il peculato per almeno 1,3 milioni di euro è l'accusa che ha spedito 'Batman' in carcere.

INDAGINI - Sul fronte delle indagini anche ieri ci sono stati incontri tra gli inquirenti nell’ufficio del procuratore aggiunto Alberto Caperna. In base a quanto filtra, chi indaga ha voluto fare il punto a 24 ore dall’interrogatorio di garanzia durante il quale Fiorito ha lanciato accuse a colleghi di partito e ha tirato in ballo anche gli altri gruppi consiliari alla Pisana dove, a suo dire, la gestione dei fondi era identica. "Cosi’ fan tutti" questa la tesi di Fiorito che nel corso dell’atto istruttorio ha piu’ volte nominato il presidente del consiglio Mario Abbruzzese affermando che "era a conoscenza della spartizione dei fondi" che avveniva alla Pisana.

BATTISTONI -  L’altro nome fatto al Gip è quello di Francesco Battistoni, suo nemico giurato all’interno del partito. Proprio i legali di quest’ultimo sono nuovamente tornati in Procura per ribadire la disponibilità dell’ex capogruppo a consegnare altri documenti agli inquirenti. In merito alle dichiarazione fatte da Fiorito i Pm, al momento, appaiono scettici soprattutto per quanto riguarda la gestione degli altri gruppi. E nei giorni scorsi, da un sommario esame dei vari gruppi, non erano emerse irregolarità tali da avviare ulteriori accertamenti.


ROMA-VITERBO - La vicenda che ha investito il Pdl del Lazio viaggia, dal punto vista giudiziario, sulla direttrice Roma-Viterbo. Il coordinatore regionale del partito, Vincenzo Piso, è stato sentito nel capoluogo della Tuscia dal Pm Massimiliano Siddi, titolare dell'inchiesta sulla falsificazione delle fatture relative alle spese del consigliere Regionale Battistoni. Per cinque ore il coordinatore regionale ha spiegato ai magistrati viterbesi la sua versione sulla vicenda e sulla famosa riunione del 12 settembre. "Sono entrato da persona informata nei fatti e, probabilmente, ne esco come persona offesa", ha detto Piso lasciando Viterbo. "Ho detto di aver chiesto a Fiorito di spiegarmi cosa stava succedendo al gruppo regionale. Lui il 12 settembre scorso mi ha mostrato alcuni documenti contabili. Tutto qui", ha aggiunto il coordinatore Pdl del Lazio. Alla domanda se fosse vero, come riferito da Fiorito al Pm, che sia stato lui a eseguire le fotocopie delle fatture, Piso ha risposto con una risata. "Questo interrogatorio - ha concluso Piso - mi ha svelato un mondo di veleni che non conoscevo. I personaggi coinvolti saranno chiamati a risponderne". Ma di 'personaggi' secondo Piso ne esiste "essenzialmente uno, Fiorito".

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