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Villa Tiburtina, in 200 al sit-in per la riapertura del polo socio-sanitario: "Presto un tavolo con la Regione"

Gli attivisti hanno consegnato alla Regione Lazio le 3mila firme raccolte in sostegno della Campagna Riapriamo Villa Tiburtina per una "sanità territoriale e pubblica"

Dopo 4 mesi di mobilitazione, la vertenza per la riapertura di un polo socio-sanitario pubblico a Villa Tiburtina, in via Casal de’ Pazzi 16, tra Rebibbia e Ponte Mammolo, oggi è approdata sotto le finestre della Regione Lazio. Circa 200 persone, appartenenti a numerose realtà cittadine e regionali, impegnate nel rivendicare il "rafforzamento di una sanità pubblica e territoriale", si sono radunate sull'ampio marciapede antistante il palazzo della sede della Giunta Zingaretti.

Con la mobilitazione i manifestanti hanno ottenuto un impegno da parte della Regione: entro la fine del mese incontreranno l'assessore regionale alla Sanità, Alessio D'Amato, la Asl Roma 2 e l'università La Sapienza, proprietaria dello stabile tramite la Fondazione Eleonora Lorillard Spencer Cenci, dal nome della nobile che donò lo stabile. La promessa dell'apertura di un tavolo è stata ottenuta nel corso di un incontro tra una delegazione di manifestanti e il vicecapo di gabinetto della Regione Lazio, Maurizio Veloccia, che, come fanno sapere gli attivisti, "comunicherà la data nel corso della prossima settimana". A lui sono state consegnate le 3mila firme raccolte a sostegno della petizione per riaprire Villa Tiburtina. 

“Villa Tiburtina è una struttura pubblica chiusa per i tagli progressivi effettuati dalla Regione Lazio nel corso degli anni”, spiega Barbara, tra gli attivisti della Campagna Riapriamo Villa Tiburtina. “Grazie alla nostra mobilitazione, nei mesi scorsi abbiamo incontrato sia la Fondazione sia la Asl Roma 2. Mancava solo la Regione che è al vertice di questa catena istituzionale ed è l’ente preposto all’organizzazione dei bisogni socio sanitari del territorio”. 

La vertenza per riaprire il poliambulatorio, che fino al 2012 ha ospitato anche una sede della Asl Roma 2, è maturata durante il lockdown quando migliaia di prestazioni sanitarie sono saltate e gli spostamenti, soprattutto per i più anziani, sono diventati più complicati. “Il quadrante di Rebibbia e Ponte Mammolo è sprovvisto di servizi sanitari pubblici di prossimità mentre sono molto presenti servizi privati, cresciuti anche in questo anno di pandemia”, continua Barbara. “Quello che chiediamo, invece, è l’apertura di un presidio socio-sanitario in grado di prendersi cura della salute del territorio e dei suoi bisogni della popolazione nelle varie articolazioni sociali, dalle scuole ai centri anziani. Ce ne sarebbe bisogno di uno in ogni quartiere”.

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