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Il Rialto non parteciperà al bando del Campidoglio: "No a meccanismi clientelari"

Con una nota comune le realtà che attive nello storico immobile di via di Sant'Ambrogio 4 hanno fatto sapere che rimandano al mittente la proposta dell'assessore Mazzillo

Un momento dello sgombero del 9 maggio (Foto Facebook Rialto)

Le realtà del Rialto, sgomberate dal Campidoglio, non parteciperanno all'avviso pubblico che lo stesso Campidoglio ha emesso per l'assegnazione di un immobile destinato ad associazoni che si occupano di valorizzazione dei beni comuni e dell'acqua pubblica. "Ma veramente si può pensare che promettere un'immobile a uso gratuito avrebbe pulito coscienze e ridato dignità a coloro che hanno sgomberato un luogo storico di democrazia sostanziale?" si chiedono in una nota in cui spiegano le motivazioni. "Ma veramente si può pensare che usando la parola 'bando' ci si assicuri trasparenza e buon governo? Ma soprattutto ci domandiamo che differenza passa tra quello di cui oggi parliamo con le pratiche politiche che hanno portato a mafia capitale o al vecchio motto democristiano 'frà che te serve'?". 

La vicenda si trascina dal 16 febbraio scorso, quando lo storico immobile viene sgomberato per la prima volta, e si inserisce all'interno della riorganizzazione del patrimonio comunale messa in campo dalla delibera 140 dell'amministrazione Marino e dalla spinta delle inchieste 'per danno erariale' della Corte dei Conti che si sono abbattute come un terremoto sulle decine di realtà in affitto a prezzi 'sociali' negli spazi di proprietà del Comune. Una settimana dopo il primo 'sfratto', il 24 febbraio, la nuova occupazione e l'apertura di un tavolo di confronto con l'assessorato al Bilancio e Patrimonio di Mazzillo. Gli attivisti chiedono con chiarezza di attuare la delibera 40 del 2004 con cui il Consiglio Comunale aveva previsto lo spostamento delle realtà del Rialto nell'ex autoparco dei vigili urbani di via delle Mura Portuensi. Ma il confronto non porta ad alcuna soluzione condivisa e il 9 maggio scorso i vigili, senza preavviso, tornano con le tenaglie al portone di via di Sant'Ambrogio 4. 

Poche ore dopo, con una nota in cui Mazzillo definisce la "riacquisizione" un "atto dovuto", l'assessore annuncia di aver trovato la quadra: il Comune, "oggi stesso", ha pubblicato "un avviso pubblico per destinare un altro immobile confiscato alle mafie ad enti che promuovano progetti sui temi della valorizzazione dei beni comuni e dell’acqua pubblica: auspichiamo che le associazioni dell’ex Rialto vi partecipino per confermare la volontà di continuare a svolgere un ruolo importante per la città". 

L'avviso, pubblicato sul sito del Comune di Roma il 9 maggio scorso, punta a concedere in "comodato d'uso gratuito" un immobile da 12 vani per 229 metri quadrati totali in via dell'Acqua Bullicante 316, a Tor Pignattara, confiscato alla criminalità organizzata "per lo svolgimento di attività e progetti socio-culturali volti a promuovere la collaborazione tra cittadini e Amministrazione per la valorizzazione dei beni comuni urbani, con particolare riguardo ad iniziative di sensibilizzazione sul valore sociale delle risorse idriche comunali". Per ora non si tratta di un bando vero e proprio, ma di una sorta di preselezione che porterà alla redazione di una 'short list' di realtà che potranno poi accedere al bando vero e proprio. Infatti, specifica il Comune, "la presente procedura non è vincolante per questa Amministrazione". 

L'annuncio, da subito, non piace agli attivisti che con l'uso della forza pubblica erano appena stati costretti ad abbandonare uno spazio che da anni era stato casa di una realtà molto più composita di quella delineata nella comunicazione di Mazzillo. Non solo Attac Italia o il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua che in quell'immobile nel cuore del centro cittadino, forte della rete di relazioni presenti nello stabile, fece il suo quartiere generale per la battaglia referendaria per l'acqua pubblica. Ma anche soggettività come Maschile/Plurale impegnata nel "cambiamento dei modelli sessisti", l'Associazione Diritti Pedoni di Roma e Lazio, associazioni culturali come il Rialtoccupato e il Circolo Gianni Bosio o altre più orientate politicamente come Transform Italia, l'Archivio Storico di Critica Marxista, l'Associazione per il Rinnovamento della Sinistra. 

La paura è che l'ancora di salvataggio non sia per tutti: il bando "identificando l'oggetto nel solo tema dell'acqua e dei beni comuni cancella la pluralità degli ambiti su cui intervengono da anni le realtà presenti al Rialto". Con questa operazione, bollata come un adeguamento "a vecchie logiche politiche basate su una gestione del potere becero e volgare", per gli attivisti "si continua ad alimentare un meccanismo clientelare, al limite della corruzione, per cui l'Amministrazione si erge a giudice, in maniera del tutto arbitraria, di quali realtà possano usufruire del patrimonio pubblico".

Il Rialto chiama alla mobilitazione: "Facciamo appello alla cittadinanza, a quella parte che non si fa ingannare da un simulacro di legalità, da una trasparenza opaca, da una partecipazione impossibile. La invitiamo a partecipare con i propri corpi, nelle piazze e nelle centinaia di spazi sociali della città. Dopo le 10.000 persone che hanno sfilato sabato 6 maggio a Roma contro le politiche della giunta Raggi, la città solidale è più viva che mai". Dopo mesi di mobilitazioni da parte di decine di realtà attive negli spazi comunali, in attesa del nuovo regolamento per la loro gestione annunciato dall'amministrazione, la 'soluzione' di Mazzillo è stata rimandata al mittente. 

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