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Il secondo avviso di Renzi a Marino: Improta si dimetterà a fine mese

La notizia non trova commenti. Il sindaco e la sua giunta, senza renziani, si troverebbero contro anche l'aula dove i dem 'rottamatori' sono la maggioranza. Ecco perché l'annuncio dell'addio del responsabile della mobilità si trasforma in uno strumento di pressione sul primo cittadino

La giunta Marino starebbe per perdere uno dei suoi pezzi più importanti. Guido Improta, assessore alla Mobilità e molto vicino al Premier Renzi, a fine mese potrebbe rimettere le proprie deleghe. Secondo ipotesi riportate da molti giornali, Improta lascerà il proprio incarico subito dopo l'apertura delle nuove stazioni della metro C, prevista per il prossimo 29 giugno. A spingerlo verso questa decisione, sempre secondo i giornali, dissidi ormai insanabili con il sindaco Marino. In particolare quest'ultimo avrebbe chiesto agli assessori di sforare il patto di stabilità, mettendosi così di fatto contro il governo. Una richiesta che ha visto il rifiuto di Improta e il conseguente benservito di Marino.

Una frattura che di fatto sta avvenendo non nei palazzi ma sui giornali. Si parla infatti di notizie su cose che avverrano o potrebbero avvenire ma che, se la situazione fosse davvero così insanabile, potrebbero avvenire anche oggi. Perché, è la domanda di tutti, Improta non si dimette subito? Dietro alle versioni di facciata, alle ricostruzioni e alle minacce, ci sarebbe in realtà dell'altro, una partita, quella romana, che il Premier Renzi ha deciso di giocare dopo oltre un anno di silenzio e che vede il sindaco Marino non intenzionato ad essere relegato al ruolo di comprimario.

VERSIONI DI FACCIATA - Nè Improta, nè Marino al momento hanno smentito ufficialmente le varie ricostruzioni, segno che stavolta tra i due i titoli di coda potrebbero davvero essere vicini. Non è la prima volta che vengono diffuse notizie su possibili dimissioni di Improta. In passato però il primo cittadino si era affrettato a blindare il responsabile della mobilità, considerato unanimemente uno dei 'campioni' di questa giunta, nonché l'imprescindibile quota renziana nella squadra di governo del Campidoglio. Oggi però le cose sono cambiate e tanto Improta, quanto Marino, non avrebbero molto interesse a continuare insieme. Il primo, sin dal suo insediamento, aveva detto che non sarebbe durato 5 anni. Con il piano del traffico varato e l'ormai prossima inaugurazione della Metro C, il momento migliore per uscire pare essere questo. Specie in un momento in cui la baracca ogni giorno, in ogni momento, potrebbe venire giù. Il sindaco, dal canto suo, ha deciso di sfidare Renzi e chi non la pensa come lui (vedi voci sul patto di stabilità) è fuori.

LA VERA PARTITA - Fuori dalle spiegazioni di facciata, la notizia delle dimissioni di Improta (va ribadito non ancora effettive o confermate), diventa di fatto uno strumento di pressing nei confronti di Marino e fa il paio con le voci sull'assessore 'governativo' al bilancio Silvia Scozzese, non più intoccabile per il sindaco. In sostanza queste voci, queste notizie, sarebbero il secondo invito di Renzi a Marino a mettersi in riga, a riassettare la giunta e il governo della Capitale secondo i voleri del Premier. Al "non starei tranquillo", Marino ha risposto rilanciando verso il 2023; all'addio di Improta la risposta sembra altrettanto intransigente: si va avanti.

COME CONTINUARE? - Sì, ma come? E per quanto? Senza renziani in squadra, questa è la convinzione di tutti, Marino è praticamente spacciato. In aula i dem fedeli al Premier sono la maggioranza e non assecondare la conformazione della maggioranza significa paralizzare ulteriormente l'aula. In questo quadro prova a fare da regista il commissario dem Matteo Orfini. In gran segreto, secondo quanto riportato da Ernesto Menicucci sul Corriere della Sera, Orfini e Marino si sarebbero incontrati per discutere di come rilanciare l'amministrazione.

LA GIUNTA DEI MIGLIORI - Un nuovo rimpasto, questa pare essere la certezza, ci sarà. Di fatto si fronteggiano due idee. Da un lato quella di una giunta dei 'migliori', filo renziana, con esponenti scelti dal Premier e dal suo entourage più stretto. In questo caso a saltare potrebbero essere elementi più vicino a Marino, come l'assessore all'Ambiente Estella Marino (che pagherebbe per la città sporca evocata da Renzi, ndr) e il vice sindaco Nieri (già in bilico per le fibrillazioni di Sel e la cui poltrona è da sempre ambita dai renziani). C'è, e non è ancora risolto, il nodo Sel ancora indecisa se uscire o appoggiare l'idea di un rilancio della giunta e che, involontariamente, potrebbe fornire una grossa sponda al diktat renziano liberando la poltrona di vicesindaco.

Al loro posto nomi forti, esterni alle logiche romane. Una sorta di commissariamento del sindaco che verrebbe traghettato verso le elezioni 2016 che coinvolgerebbero anche Roma. A rafforzare questa idea le dichiarazioni di Deborah Serracchiani, vice segretario del Pd: "Essere onesti è una precondizione essenziale ma non è sufficiente per essere un buon amministratore, adesso bisogna quindi rafforzare l'amministrazione". Le aspettative della vicepresidente del Pd sono quelle che "vi siano le condizioni per amministrare con un rafforzamento che permetta di gestire una citta' complessa come Roma", un rafforzamento che riguarda "anche risorse umane".

SCONTRO FRONTALE - L'altra idea è quella di Marino, quella del tenere la barra dritta, convinti che la svolta impressa sinora pagherà a lungo termine. Per questo la squadra andrebbe bene anche così e se qualcuno non sposa la linea del sindaco (vedi Improta e Scozzese), puo' scendere dalla nave. Una nave che però senza renziani rischia di restare senza benzina. All'orizzonte, in questo caso, una delle ipotesi è quella del commissariamento del Comune per "diffusa illegalità". Il tutto con l'ombra Gabrielli sullo sfondo. Anche qui la Serracchiani è sibillina: "Occorre attendere la relazione del prefetto Gabrielli" sul comune di Roma: "noi ovviamente auspichiamo che non si arrivi allo scioglimento per mafia del Comune".
 

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