Spazi del Comune senza regolamento, Ardu: "Passaggi ritenuti non chiari, pronto ad accogliere modifiche"

Lo ha detto nel corso della proposta di modifica al regolamento avanzata questa mattina da Cild e Carte in regola. Nel mirino soprattutto la valorizzazione e i bandi

A distanza di nove mesi dall’ufficializzazione della proposta non è ancora terminata la discussione sul Regolamento delle concessioni dei beni immobili appartenenti al patrimonio demaniale e indisponibile di Roma Capitale. Il documento è ancora al tavolo delle commissioni competenti, dal Patrimonio al Sociale, che nelle prossime settimane dovrebbero procedere con una serie di modifiche richieste a gran voce non solo dalle realtà sociali e culturali del territorio, che da anni operano in locali di proprietà comunale, ma anche dal vicesindaco Luca Bergamo che nel luglio scorso, nel corso di una commissione sul tema, aveva espresso “forti riserve” chiedendo di intervenire sul documento proposto della maggioranza a Cinque Stelle: “Ritengo che ci sia il tempo e il modo per lavorare sul testo e per fare in modo che gli elementi sollevati vengano accolti”. Francesco Ardu, presidente della commissione Patrimonio e primo firmatario del documento, ha ribadito questa mattina la sua “apertura alle modifiche”, in particolare a quelle che riguardano una possibile valorizzazione economica di tale patrimonio.

Occasione per ribadirlo è stata una conferenza stampa trasmessa in diretta Facebook dal Centro di iniziativa per la legalità democratica e dall’associazione Carte in regola che hanno esposto punto per punto le modifiche che vorrebbero veder apportate al regolamento. “Nella nostra visione questo patrimonio deve essere usato non in base al suo valore economico ma per il suo interesse pubblico”, ha sintetizzato la presidente di Carte in regola Anna Maria Bianchi. “La delibera 140 del 2014 ha spinto tutte le associazioni di Roma che svolgono attività sociali e culturali in immobili di proprietà comunale in una situazione di estrema precarietà”, ha detto l’avvocato Claudio Giangiacomo di Cild, che ha illustrato punto per punto le modifiche proposte. Oltre alle premesse, nelle quali “questo patrimonio viene considerato come una fondamentale risorsa economica”, spiega l’avvocato Claudio Giangiacomo di Cild, la principale modifica richiesta riguarda le modalità di assegnazione.

Mentre la maggioranza pentastellata punta tutto sul bando, la proposta illustrata questa mattina avanza tre diverse modalità: “L’istanza di parte, direttamente dal richiedente concessionario; il bando pubblico, chiarendo quando è necessario e con quali modalità; l’assegnazione diretta, da prevedere secondo specifici casi”. Per Giangiacomo per l’assegnazione del patrimonio indisponibile “non c’è motivo di alimentare la concorrenza perché l’obiettivo dovrebbe essere quello di favorirne il massimo utilizzo”. Altro elemento critico del bando riguarda il fatto che per istruirlo “bisogna conoscere un territorio e le sue necessità” mentre con l’istanza di parte le proposte arriverebbero direttamente dal territorio. In questo caso, “per garantire comunque trasparenza abbiamo previsto la pubblicazione dell’istanza e la possibilità da parte di altre realtà di avanzare proposte entro 30 giorni. In caso di più soggetti interessati la prima strada da favorire sarebbe quella della coesistenza”.

Ed è proprio l’istanza di parte la strada proposta per la cosiddetta ‘norma transitoria’ che dovrebbe regolarizzare tutte quelle realtà che già operano da anni in questi spazi e che “sono stati spinti dalla delibera 140 in situazioni di estrema precarietà”, spiega Giangiacomo. “Queste realtà sono oggi tutte a rischio sgombero nonostante in questo periodo di emergenza Covid siano state segnalate anche dalle istituzioni come punti di sostegno e di riferimento” per la cittadinanza più bisognosa. Altro punto: la durata delle concessioni. Non il rinnovo di sei anni ma una concessione valida “fino a quando sussiste l’interesse pubblico delle realtà che vengono svolte all’interno”. Altra discrepanza: la possibilità di svolgere piccole attività commerciali. “Per mantenere alcune attività sociali servono risorse. Per questo bisogna prevedere la possibilità di organizzare iniziative, dalla ciclofficina ai concerti, per poterle raccogliere. Il tutto non a scopo di lucro”. Infine viene chiesta l’abrogazione dell’articolo 24 relativa alla valorizzazione del patrimonio indisponibile. “Un punto che all’interno di questo regolamento non ha ragion d’essere” spiega Giangiacomo.

Sul punto, tra i più criticati dallo stesso Bergamo nel corso di una commissione, Ardu ha replicato: “L’articolo non era finalizzato a una valorizzazione in senso stretto ma se è non è stato scritto in modo chiaro mi assumo la responsabilità. Sono aperto a una revisione sul punto”. D’accordo con l’abrogazione dell’articolo sulla valorizzazione il consigliere del Pd Giulio Bugarini che si è detto disponibile anche a superare il ricorso ai bandi: “La città ha bisogno di un regolamento ma se il rischio è di approvarne uno inapplicabile come quello presentato è meglio non farlo”, ha detto.

Quali altre modifiche tra quelle richieste dalle realtà sociali e cittadine interessate verranno accolte lo si capirà probabilmente nel corso delle prossime commissioni sul tema durante le quali, così come spiegato da Ardu, “sarà possibile analizzare e votare emendamenti di commissione e modificare il testo”. Dal momento che il testo del regolamento è stato depositato senza un processo partecipativo con le realtà interessate va specificato che solo i consiglieri potranno presentare emendamenti che potranno decidere se e quali modifiche proposte dai cittadini accettare. 

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