Martedì, 16 Luglio 2024
Politica

Regolamento Oepac a rischio stop. Le scuole paritarie sul piede di guerra: "Ricorriamo al Tar"

L'Aninsei, che nel Lazio ha oltre 400 soci e in Italia accomuna un milione di lavoratori, impugnerà il documento approvato il 22 aprile in Campidoglio

Il nuovo regolamento sui servizi educativi scolastici per studenti con disabilità rischia un brusco stop dopo l'approvazione in assemblea capitolina. Il freno all'erogazione dei fondi anche alle scuole paritarie - dopo il parere contrario del dipartimento competente e nonostante le rimostranze di Fratelli d'Italia - manda su tutte le furie l'organizzazione di scuole non statali più grande d'Italia, l'Aninsei, pronta a dare battaglia con un ricorso al Tar del Lazio e probabilmente anche al tribunale dei diritti del disabile. 

"Un regolamento che discrimina i disabili e le loro famiglie"

Lo fa sapere a RomaToday Goffredo Sepiacci, presidente del comitato regionale dell'associazione, da dieci anni alla guida di circa 400 soci in tutto il Lazio, ognuno dei quali gestisce in media tre istituti paritari. "Il testo iniziale del regolamento (quello uscito dalla commissione scuola e arrivato in aula per il voto, ndr) era ben fatto e non discriminava gli alunni con disabilità - spiega - quello invece approvato e voluto fortemente dall'assessora Claudia Pratelli e dal consigliere Giovanni Caudo fa una discriminazione enorme che pesa su alunni e famiglie prima di tutto". 

L'accusa all'assessora Pratelli e ai sindacati

All'articolo 1 della bozza licenziata dalle commissioni scuola e politiche sociali la maggioranza di centrosinistra aveva fatto in modo di estendere il regolamento alle scuole paritarie, ma una volta sentiti gli uffici dipartimentali hanno dovuto fare un passo indietro. Anche per la presenza di voci controcorrente all'interno della stessa coalizione e secondo quanto sostiene Sepiacci, della stessa assessora alla scuola Pratelli: "C'è pressione dei sindacati - accusa il dirigente Aninsei, associazione che fa parte di Confindustria - di cui l'assessora è espressione. Avevamo inviato un parere al comune confutando quanto sostenuto dal dipartimento, che erroneamente tira in ballo la legge 62 del 2000, la cosiddetta 'legge Berlinguer', che non ha mai fatto distinguo tra statali, comunali e paritarie nell'erogazione dei fondi alle famiglie di alunni con disabilità". 

"Senza fondi sarà una fuga dalle scuole paritarie"

"Adesso sapete cosa succederà - prosegue Sepiacci - , che le famiglie con figli iscritti alle scuole paritarie adesso li sposteranno, loro malgrado, in quelle statali o comunali, con tutto il disagio che sarà per gli alunni. Senza i fondi molti non ce la faranno e dovranno optare per questa scelta". Per Sepiacci quella fatta dall'assemblea capitolina sul regolamento è stata "una scelta ideologica - accusa - anche contro il parere del sindaco Gualtieri e del suo capo di gabinetto Albino Ruberti, che la sera prima del voto sono stati in riunione fino alle 10 di sera per provare a trovare una quadra che mantenesse la bozza iniziale. Ma sono stati presentati oltre 80 emendamenti".

Carenza di spazi nelle scuole statali

Inoltre ci sono forti dubbi che le scuole non paritarie abbiano la capacità di accogliere tutti gli alunni con disabilità "in fuga": "Non saranno in grado di accogliere in ogni municipio tutti questi studenti 'speciali' - fa sapere Sepiacci - e molte famiglie dovranno anche cambiare quartiere. Di questo ne ho parlato anche con Mario Rusconi, presidente dei presidi romani, che mi ha confermato le difficoltà di capienza". 

"La pezza è peggio del buco"

Per l'Aninsei l'emendamento che "mette una pezza" alla situazione delle paritarie è peggio del buco: "Si prevede la possibilità per le paritarie - continua - di chiedere comunque soldi, ma la modalità andrebbe a configurare 'aiuto di Stato' e per questo sarebbe facilmente impugnabile, annullando il regolamento". Perplessità che l'associazione aveva espresso anche nelle ore precedenti al consiglio che ha poi dato l'ok definitivo al regolamento. 

In attesa di ricevere il testo finale, non ancora reso pubblico dal comune, l'Aninsei prepara la battaglia legale: "Impugnerò il regolamento chiedendone la sospensione - conclude Sepiacci - e ho la sensazione che non sarà difficile ottenerla". 

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