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Sul regolamento Oepac il Comune fa dietrofront: verrà ampliato alle scuole paritarie

Il testo originario, emendato in aula, verrà ripristinato. Parte della maggioranza capitolina non era d'accordo con il parere del dipartimento servizi educativi

Il Pd lo aveva sostenuto ad aprile, prima che il regolamento per i servizi Oepac passasse dalla commissione scuola all'assemblea capitolina: non si possono fare differenze tra alunni disabili delle scuole statali e quelli delle scuole non statali. Il dipartimento servizi educativi aveva contestato questa equiparazione, citando anche una sentenza del Tar contro una famiglia del X municipio. Adesso, dopo un'altra sentenza, sempre del Tar che ha accolto il ricorso dell'Aninsei e di alcune famiglie del III municipio, il Comune deve fare un passo indietro. Con la dem Carla Fermariello che può dire "ve l'avevo detto". 

Il parere negativo del dipartimento sul nuovo regolamento Oepac approvato ad aprile

La storia inizia in fase di discussione della delibera che stabilisce il nuovo regolamento per i servizi Oepac riservati agli alunni con disabilità. Non si tratta di sostegno, ma di un'attività didattica specifica, soprattutto per chi ha difficoltà sensoriali e comunicative. Il Pd non vuole tagliare fuori le famiglie iscritte nelle scuole paritarie, facendo leva su due leggi, una nazionale (la 104 del 1992) e una regionale (la 29 sempre del 1992). Il 5 aprile scorso, però, dal dipartimento servizi educativi di Roma Capitale, presenti durante una commissione scuola presieduta da Carla Fermariello, entrano a gamba tesa: "Le scuole non statali non possono essere incluse". Per loro esiste già un contributo ministeriale per il sostegno. Ma evidentemente è un errore. L'8 aprile Fermariello scrive al ministero dell'Istruzione chiedendo un parere sul regolamento in prima bozza, ma non riceve risposta. 

L'approvazione in consiglio e le proteste delle scuole paritarie

Fermariello&Co., pur avendo forti perplessità, decidono poi di correggere la bozza e portarla in assemblea, dove dopo una lunga discussione viene approvata. Dal giorno dopo le scuole paritarie, in particolare l'Aninsei (un'associazione nazionale che solo nel Lazio ha 400 iscritti, ognuno dei quali gestisce almeno 3 istituti), iniziano a chiedere al Campidoglio di ripensarci: il rischio è che le famiglie con bambini disabili che frequentano una scuola non statale (che non significa per forza privata) fuggano nelle statali pur di non vedersi tagliato il contributo. E poi ci sono, secondo loro, profili di discriminazione e anticostituzionalità. 

L'incontro con Pratelli e Ruberti e l'ultimatum delle associazioni

Il 4 maggio nella Sala delle Bandiere del Comune si incontrano le associazioni delle scuole paritarie, l'assessora alla scuola Claudia Pratelli e il capo di gabinetto del Sindaco, Albino Ruberti, poi dimessosi. Aninsei e gli altri ribadiscono la discriminazione tra due categorie di disabili, ponendo un ultimatum: il Comune ha 60 giorni per rivedere il regolamento, altrimenti lo impugneranno al Tar. In quell'occasione sembrava che ci fosse stata un'apertura, in particolare da parte dell'ex braccio destro di Gualtieri, ma le cose non sono cambiate e il regolamento è finito in tribunale. Il 26 ottobre i giudici hanno discusso la causa, ascoltando anche l'amministrazione capitolina, decidendo alla fine di darle torto. 

Il Pd: "Provvederemo immediatamente ad ampliare il servizio"

"A causa di parere tecnico contrario sul punto, è stato chiesto che tale equiparazione tra paritarie e statali, introdotta per la prima volta nel Regolamento - spiega Carla Fermariello - approvato da questa maggioranza, fosse ridimensionata e fosse sostituita, in analogia con quanto previsto per le paritarie in materia di sostegno, con la previsione della erogazione di un contributo alla scuola, anzichè con la erogazione del Servizio all'alunno. Il Tar Lazio con questa importante sentenza ribadisce invece quanto più volte, e in ogni sede, sostenuto dalla Commissione Scuola capitolina, dai municipi, dalle famiglie, dalle associazioni, dalle scuole stesse, dalle consulte: vale a dire che il servizio Oepac va garantito dall'amministrazione a tutti i bambini con disabilità, a prescindere dalla scuola che frequentano". "Provvederemo pertanto - assicura Fermariello - immediatamente a ripristinare il testo del Regolamento Oepac nella prima versione approvata, al fine di garantire da subito eguaglianza e pari opportunità per tutti e tutte".

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