Regolamento beni comuni, cittadini in pressing: “Il Comune approvi la proposta, arriva da 186 associazioni”

Torna in Aula Giulio Cesare la delibera sui “patti di collaborazione”, la delibera che aveva spaccato a metà l’Assemblea capitolina e che è già in vigore in città come Bologna e Torino. Lanciata una raccolta firme per supportare l'iniziativa

L’Aula Giulio Cesare è chiamata ad esprimersi in maniera definitiva sul Regolamento dei Beni comuni. La proposta di delibera, presentata dai cittadini, ad ottobre ha finito per spaccare in due l’Assemblea capitolina. Adesso i consiglieri di maggioranza ed opposizione devono prendere una decisione netta.

Il pressing dei cittadini

Per sollecitare l’amministrazione a votare favorevolmente la proposta, sottoscritta da 186 associazioni e comitati civici di Roma, e firmata da 15mila persone, è partita una raccolta firme su piattaforma change.org. “La scorsa votazione è finita con un verdetto di parità. Venti favorevoli e venti astenuti. Quest’ultimi, che erano tutti esponenti del M5s, contano ai fini del regolamento cittadino, come contrari. Tuttavia, poichè c’è questo verdetto di parità, la delibera deve tornare in Aula. E noi - ha spiegato Katiuscia Eroe, del comitato promotore - chiediamo che sia votata positivamente anche perchè, città come Bologna, Torino e Firenze, per citarne solo alcune, si sono già dotate di uno strumento analogo a quello che stiamo proponendo”.

Il Campidoglio ed i beni comuni

Ma facciamo un passo indietro. Per capire cos’hanno firmato le 15mila persone che hanno sottoscritto il regolamento sui beni comuni, bisogna spiegare un antefatto. Nell’estate del 2017 l’amministrazione Raggi, con una scelta che è stata ampiamente stigmatizzata, ha imposto la sottoscrizione di una polizza assicurativa ai volontari che intendevano prendersi cura dei beni comuni, allora intesi soprattutto come aree verdi. I cittadini inoltre, per pulire un parco o potare una siepe, dovevano prima fornire tutti i propri dati all’amministrazione che, eventualmente, poteva decidere di non concedere neppure la necessaria autorizzazione.

Dalla protesta alla proposta

La scelta dell’amministrazione cittadina, vissuta come un’imposizione, ha alimentato lo scontento. Dalla protesta e dai ricorsi amministrativi i comitati cittadini, partendo da Garbatella e dall'Ardeatino, hanno deciso di passare alla proposta. E sempre più numerosi, allargandosi a tutta la città, hanno deciso di supportare la delibera sui cosiddetti “patti di collaborazione”. Dopo un’incubazione durata due anni durante i quali non sono mancati neppure i momenti di confronto istituzionale, il dispositivo attende ora di essere valutato dall’assemblea capitolina.

Cosa sono i patti di collaborazione

Ma cosa stanno chiedendo i cittadini al Campidoglio? I patti di collaborazione sono uno strumento con cui si chiede all'amministrazione di dare un contributo. Di fornire i mezzi utili alla realizzazione d' uno scopo. Si va dall'acquisto di rastrelli, pale, decespugliatori e sacchi per i rifiuti se si stratta di prendersi cura di un giardino pubblico.  E si arriva a forme più complesse di partenariato.  Con questo strumento, nelle intenzioni dei suoi promotori, si devono gestire gli obiettivi, le azioni, la durata delle collaborazioni. Ed anche i reciproci impegni, in termini economici e di risorse da mettere in campo, per la valorizzazione dei cosiddetti beni comuni. Per questo pertanto è necessario che il Campidoglio prenda una decisione. La mossa dell’astensione, ha portato ad un pareggio. Ora però le intenzioni dell’amministrazione vanno chiarite. In un senso o nell’altro.
 

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