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Regolamento beni comuni, il Campidoglio boccia la proposta dei cittadini: aveva ottenuto 15mila firme

I consiglieri del M5s, astenendosi, non hanno fatto passare "i patti di collaborazione", la proposta di regolamento sui beni comuni sottoscritta da 186 realtà romane.

L'aula Giulio Cesare

Niente da fare per il regolamento sui beni comuni. Venti consiglieri pentastellati hanno deciso di astenersi, vanificando il voto favorevole degli altri 20 consiglieri dell’Aula Giulio Cesare. A distanza di due anni, il Campidoglio non ha accolto “i patti di collaborazione”, la proposta di regolamento firmata da 15 mila cittadini.

Cosa prevede il regolamento bocciato

I patti di collaborazione, già attivi in decine di comuni in Italia, sono lo strumento con cui l'amministrazione ed i cittadini concordano “tutto ciò che è necessario ai fini della realizzazione degli interventi di cura, gestione condivisa e rigenerazione dei beni comuni”.  Con questo strumento, nelle intenzioni dei suoi promotori, si devono gestire gli obiettivi, le azioni, la durata delle collaborazioni. Ed anche i reciproci impegni, in termini economici e di risorse da mettere in campo, per la valorizzazione dei cosiddetti beni comuni, come può essere ad esempio un giardino o un edificio pubblico.

Il Campidoglio ed i volontari

L’esigenza di realizzare anche a Roma un regolamento sui beni comuni, era maturata dopo la decisione del Campidoglio di “imbrigliare” l’iniziativa dei volontari. Nel 2017 l’amministrazione cittadina aveva infatti stabilito di stringere le maglie della  partecipazione, arrivando a chiedere la sottoscrizione di polizze assicurative. Bisognava stipularle anche per eseguire il banale sfalcio di un prato che, molti, effettuavano per supplire le carenze dell’amministrazione titolata ad eseguirlo. 

La Coalizione dei Beni Comuni

Per reagire all’iniziativa del Campidoglio, alcuni comitati locali si sono organizzati. E facendo rete, dalle tre realtà che inizialmente erano, sono arrivate a coinvolgerne più di 180. E’ così nata la cosiddetta “Coalizione dei Beni Comuni”, il soggetto collettivo che ha elaborato il regolamento e che, grazie alle 15mila  firme raccolte (tre volte più del necessario), è stato discusso in Campidoglio, come proposta di delibera popolare. 

L'assenza di collaborazione del Campidoglio

Il lavoro non è stato ripagato.  “Qualsiasi altra Amministrazione avrebbe collaborato con i proponenti per trovare una formula condivisa e per arrivare in aula Giulio Cesare con un regolamento approvato a larga maggioranza. Invece i 5 Stelle ci hanno trascinato per 4 incontri in commissioni senza mai portare una proposta” hanno commentato i portavoce della Coalizione dei Beni Comuni. “La cosa che dispiace di più - ha dichiarato Katiuscia Eroe che, con il Comitato Giovannipoli, è stata tra i promotori del progetto - è che l’amministrazione ha dato prova di non voler collaborare ad uno strumento che, in altri 220 comuni in Italia, funziona già benissimo”.

La mobilitazione

Un rammarico, ma non una sconfitta per la Coalizione che, per il 29 ottobre, ha convocato un’assemblea online.  Sarà quella un’occasione “per iniziare a discutere insieme ai cittadini, alle realtà territoriali alle forze politiche la migliore strada per dotare Roma, al più presto, di strumenti più idonei alla cittadinanza attiva”. Dopotutto, nella Capitale, sono già più di centottanta le realtà che hanno dimostrato di avere a cuore questo obiettivo.

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