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Agricoltura biologica e sviluppo rurale nelle zone montane: ecco i nuovi bandi della Regione

Grazie ad un finanziamento europeo, è possibile accedere a risorse economiche per mantenere o convertire la propria produzione al biologico. Trovate risorse anche per l’agricoltura montana

Promuovere le coltivazioni che non fanno ricorso a sostanze chimiche e contrastare lo spopolamento delle aree agricole montane. Sono queste le finalità perseguite con i due nuovi bandi del programma Sviluppo Rurale che la Regione Lazio ha appena pubblicato.

Gli incentivi alle colture bio

“Dopo un anno di fermo, grazie a un importante lavoro di recupero di risorse e di rimodulazione svolto dalle strutture amministrative, siamo riusciti a ribandire una misura strategica per il settore del biologico, stanziando nuove risorse per la prima annualità 2020” ha annunciato l’assessora regionale all'Agricoltura Enrica Onorati. Ne andranno a beneficare sia gli agricoltori che già utilizzano sistemi di coltivazione biologici, sia quanti intendono invece ricorrervi. 

L’obiettivo del bando infatti, ha chiarito sempre Onorati “è di incentivare a convertire e mantenere l’azienda agricola al metodo di produzione biologica, escludendo totalmente l’uso di “input chimici” di sintesi e prevedendo invece adozione di tecniche e processi di produzione sostenibili dal punto di vista ambientale”. 

Il bio nel Lazio

La vocazione alla coltivazione biologica dei produttori del Lazio è nota. Secondo i dati elaborati nel report annuale 2019 dal Sistema d'informazione nazionale sull'agricoltura biologica (SINAB), la Regione dedica 140mila ettari alle colture che non fanno ricorso a sostanze chimiche. Si tratta soprattutto di colture foraggere, cui sono destinati 39mila ettari, ovvero il 10% dell’intera produzione italiana. Significativo è anche lo spazio utilizzato per coltivare la frutta in guscio, quai 9mila ettari sui 50mila che, complessivamente, gli vengono dedicati nel resto della penisola. I dati evidenziano anche un incremento, nel Lazio, delle superfici dedicate al biologico che, nell’ultima rilevazione, è pari all’1,6%. La Regione, attraverso la pubblicazione del bando, punta ad accrescere ulteriormente la quota di produzione bio.

L'agricoltura nelle zone montane

C’è anche un altro bando che il Lazio, ricorrendo al Fondi Europei, ha deciso di promuovere. Riguarda le indennità da riconoscere alle zone soggette a vincoli naturali ed in particolare a quelle che che praticano l'agricoltura nelle zone montane. Si tratta di una misura molto attesa perché nel Lazio circa 5mila agricoltori risiedono in montagna ed alla coltivazione in quota sono destinati 56mila ettari di superificie. “Svolgono una importantissima azione di 'presidio' dei territori più soggetti a rischi ambientali - penso ad esempio all’erosione del suolo o ai dissesti idrogeologici - e di custodi della nostra preziosissima biodiversità. Prevedere pagamenti compensativi incoraggia inevitabilmente gli agricoltori a preservare i nostri terreni montani, evitando così l’abbandono con le sue possibili conseguenze negative” ha spiegato l’assessora Erica Onorati.

Il boom di domande degli anni scorsi

Le richieste finora giunte alla Regione da parte dei produttori agricoli che operano nelle zone montane sono state consistenti. Sono passate dai circa 9,5 milioni di euro del 2016 a 14 milioni di euro nel 2019, con un aumento quindi che in tre anni è stato superiore al 35%. Un incremento così significativo a comportato “il quasi completo esaurimento della dotazione finanziaria assegnata dal PSR a questa misura, pari a circa 47 milioni di euro” ha ricordato Onorati. La Regione però, a fronte di una tale domanda, è corsa ai ripari. Non si è limitata quindi a garantire i fondi ai produttori che ne avevano richiesti. Ma p anche riuscita emanare anche questo nuovo bando per il 2020, proponendo alla Commissione Europea una modifica, che è stata approvata e che ha comportato lo spostamento di risorse da misure scarsamente attrattive per i nostro agricoltori". Un’occasione importante quindi per consentire, a chi pratica l’agricoltura in quota, di non rinunciare alla propria attività. La misura permetterà quindi anche di contrastare il fenomeno dello spopolamento, con tutte le conseguenze positive che ha sull’equilibrio ambientale dei territorio montani.

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