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Regionali, a destra uniti ma è incognita sul candidato. Si rafforza l'ipotesi Rampelli

Verso le elezioni nel Lazio. Il quadro dei possibili nomi nel centrodestra

Nessun nome verrà svelato prima del voto in Sicilia del 5 novembre. E se il centrosinistra correrà con ogni probabilità con il governatore uscente Nicola Zingaretti e gli elettori M5s si preparano a scegliere il loro rappresentante con le regionarie on line (e Roberta Lombardi in campo), il punto interrogativo sul candidato alle elezioni regionali della prossima primavera resta a destra. Al netto di sorprese dell'ultima ora, le spaccature poco lungimiranti delle ultime comunali romani, che hanno contribuito a regalare voti ai Cinque Stelle poi vincenti, non dovrebbero ripetersi. L'accordo stavolta non sembra in discussione. Forza Italia, Fratelli d'Italia e Noi con Salvini andranno a braccetto, ma la sintesi sul candidato è tutta da definire. 

Sembrava quasi fatta con il civico Sergio Pirozzi, sindaco di Amatrice. Vicino a Fratelli d'Italia, corteggiato da Silvio Berlusconi, è un volto d'impatto sul piano mediatico, in grado di attrarre voti anche fuori dagli aficionados della destra. Forte dell'impegno per le aree terremotate, parla alla pancia degli elettori. E, in tempi di anti politica, funziona. Sembrerebbe la scelta più logica per giocarsi realmente il governo della Pisana, ma per molti il nome è già bruciato. Dopo una prima smentita da parte del diretto interessato, per Pirozzi si farebbe strada l'ipotesi di un posto in Senato. Restano i volti della politica. 

Da Forza Italia si affaccia l'ex Pdl Francesco Giro, lo stesso che da sottosegretario ai Beni culturali lanciò nel maggio del 2009, con successo, la candidatura alla Pisana di Renata Polverini. Non è un nome forte, e al momento è più un'autocandidatura legata alla conoscenza della "macchina regionale" che una vera e proprio investitura dai vertici. Esperto del territorio laziale è anche Claudio Fazzone, senatore forzista e già presidente del Consiglio regionale nel 2000, altro nome che piace ad Antonio Tajani. 

Ma la parte del leone a questo giro potrebbe toccare a Fratelli d'Italia. Il partito di Giorgia Meloni nel Lazio, al contrario dei forzisti, ha il suo core business. E l'occasione è ghiotta per il deus ex machina Fabio Rampelli, capogruppo alla Camera, per ristabilire la leadership dentro il movimento, indebolita seppur indiscussa. Ideologo e creatore del partito, già capocorrente dei "gabbiani" di Alleanza Nazionale, è inviso a molti dentro e fuori e non è un segreto per nessuno. Settario e poco amabile, non si può dire sia un nome che compatta, ma sicuramente spendibile per credibilità ed esperienza, con il suo gruppo di fedelissimi radicato sul territorio romano e laziale. Stavolta, fonti interne agli ex An ce lo confermano, lo appoggerebbero in tanti (al contrario di quanto avvenuto per le comunali, quando l'ipotesi di una discesa in campo fu accolta con freddezza e subito accantonata). Se non altro per ridurne il peso politico nel contesto romano e nazionale. Insomma, Rampelli potrebbe imporsi e sono mesi che tessa la sua trama. Ma molto dipenderà anche dalla quadra trovata nelle altre regioni (Lombardia, Molise, Basilicata oltre le autonome Friuli, Trentino e Val d'Aosta) che andranno al voto.  

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