Regione, verso il governo Pd-M5s. E il centrodestra archivia ipotesi sfiducia

Oggi in aula il discorso di insediamento di Zingaretti. Parisi: "Almeno sulla strategia politica la coalizione sia unita"  

Nicola Zingaretti, foto Ansa

Per adesso, niente sfiducia. Il centrodestra non presenterà la mozione contro il governo di Nicola Zingaretti. Ascolterà piuttosto le linee di governo, quelle che il presidente illustrerà oggi con il discorso di insediamento in Consiglio. Ai nastri di partenza del suo secondo mandato, il neopresidente dem si prepara a guidare "l'anatra zoppa", una maggioranza che non ha i numeri per governare (24 i consiglieri di centrosinistra contro i 26 delle opposizioni). Ma l'ipotesi di un ritorno al voto è lontana. E conviene a tutti, almeno ad ora, trovare la quadra per restare in piedi. Il Movimento Cinque Stelle sembrerebbe pronto ad abbracciare la giunta di centrosinistra, con una sorta di accordo a tempo su punti del programma. Il centrodestra si mette alla finestra, riponendo almeno di facciata l'ascia di guerra e tentando di ricompattarsi, dopo le fratture interne a Forza Italia (vedi la nomina dei vicepresidenti dell'aula, con Adriano Palozzi, corrente di Maurizio Gasparri, che l'ha spuntata su Giuseppe Simeone, sostenuto da Claudio Fazzone) e tra gli stessi partiti di una coalizione che è traballante anche a livello a nazionale. 

Primo elemento divisivo da abbattere: la mozione per mettere in minoranza il neogovernatore, che infatti verrà archiviata. Fortemente voluta dalla leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni e dal gruppo di eletti del Carroccio, Forza Italia - che gioca la sua partita per contare il più possibile seppur dai banchi dell'opposizione (specie nelle presidenze delle commissioni, ancora da eleggere) - non ha intenzione di votarla.v Quindi mancano le firme anche solo per la calendarizzazione. Ne servono 10, ce ne sono al massimo 8 contando anche il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi. "La presenteremo comunque" spiega il consigliere Fabrizio Ghera, ma sarà un atto di indirizzo, una mozione semplice che conterrà solo un impegno al voto di sfiducia, non strettamente vincolante. Nel frattempo "vedremo dal programma di governo se ci saranno delle aperture e una discontinuità rispetto agli anni passati". Insomma, si naviga a vista passando al vaglio misura per misura. 

Certo, "nella bozza di punti da condividere che ci è stata presentata non c'è nemmeno un punto che possiamo sottoscrivere" continua Ghera. Ma al momento non c'è gran margine di movimento. Accentuare divisioni già venute a galla non farebbe che regalare potere di manovra al centrosinistra. "La linea è ascoltare cosa dice Zingaretti. Vedremo provvedimento per provvedimento" commenta Stefano Parisi, fondatore di Energie per l'Italia, ex candidato per la coalizione di centrodestra messo subito da parte dai partiti della coalizione, nonostante la vittoria sfiorata. "Non mi interessa il peso personale - taglia corto - quello che conta è riuscire a garantire un governo stabile ai cittadini del Lazio". E sugli screzi interni: "Mi auguro che sulla strategia politica da tenere in aula, almeno su quella, si vada uniti". 

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Insomma, le prove di dialogo sono su più fronti. La messa in pratica però, non sarà una passeggiata. Se infatti l'accordo dem-grillini sembra quasi fatto, con anche la benedizione di Davide Barillari - "possiamo governare bene, Zingaretti non è Renzi" ha detto l'ex consigliere grillinotrovare una quadra sul piano rifiuti (lo scontro tra il Campidoglio di Virginia Raggi e la Regione è andato avanti per mesi) sulla sanità (pesanti gli attacchi dei grillini sulla gestione commissariale), sulle infrastrutture (Lombardi ha messo il veto più volte sull'autostrada Roma Latina, Zingaretti l'ha inserita nel programma elettorale). E la sfiducia che pende comunque come una spada di Damocle, pronta a mandare tutto all'aria al primo intoppo. 

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