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La campagna elettorale per il referendum nel 2018 (Immagine d'archivio)

La campagna elettorale per il referendum nel 2018 (Immagine d'archivio)

Atac, il Consiglio boccia l'esito del referendum sulla messa a gara. Raggi: "Azienda resta pubblica"

Il deputato Riccardo Magi (+Europa), presidente del Comitato promotore: "Voto in ritardo di due anni. Per proclamare il risultato siamo arrivati a un passo dal commissariamento del sindaco"

Atac resta pubblica e il Comune prosegue con l'affidamento in house. A stabilirlo l'Assemblea capitolina che ieri, durante una seduta d'aula dedicata, ha respinto (con due anni di ritardo) l'esito del referendum del 2018 sulla messa a gara del servizio di trasporto pubblico locale. Con un voto a maggioranza (21 favorevoli su 27 votanti, 6 astenuti), ha approvato un atto che prevede di non dare seguito alla consultazione popolare. Astenuto il Partito democratico, mentre Lega e FdI non hanno partecipato al voto. 

Raggi: "Atac resta in mano ai cittadini"

"Abbiamo deciso di mantenere Atac pubblica. Questa per noi era, e rimane, l'unica scelta possibile" ha spiegato Raggi in Aula. "Diciamo no alla liberalizzazione e la messa a gara non avrebbe comportato maggiore efficienza ma solo creato disparità tra centro e periferia, con linee di seria A e di serie B". E ancora aggiunge: "L'azienda deve rimanere pubblica, comunale e in mano ai cittadini - ha aggiunto - sul referendum consultivo il nostro indirizzo è quindi confermare le linee programmatiche. Da questo punto di vista puntiamo a rilanciare il tpl attraverso un piano di salvataggio e risanamento di Atac. Il suo fallimento è stato pilotato per svendere l'azienda ai privati, per far intravedere il privato come unico salvatore. Noi non lo abbiamo permesso".

La delibera che boccia il referendum

"L'Assemblea capitolina - si legge poi nel testo della delibera approvata - conferma tutti gli indirizzi espressi nelle linee programmatiche della sindaca e nei DUP adottati come descritto in premessa in tema di politiche della mobilità e trasporti. Di formulare, con il presente indirizzo, la conferma della volontà di non dar seguito alla soluzione indicata dall'esito dei risultati del referendum svoltosi in data 11 novembre 2018 a Roma, in relazione alla sua natura comunque, e prettamente, consultiva". 

Nella stessa delibera la giunta ribadisce gli obiettivi di "potenziamento e miglioramento della rete infrastrutturale, in corso di realizzazione, come previsto dal Pums adottato dall'Assemblea Capitolina il 2 agosto 2019, attualmente in fase di approvazione definitiva", parlando poi "continuità verso il processo di efficientamento che ha intrapreso la società Atac mediante l'esercizio del controllo analogo da parte di Roma Capitale". Nell'atto l'esito del referendum viene certificato, ricordando la vittoria del Si con l'affluenza al 16,4%. Attestando però anche "il mancato raggiungimento del quorum"

La battaglia sul quorum

Un eterno braccio di ferro quello tra il Comitato promotore del referendum, presieduto dal deputato di +Europa Riccardo Magi e l'amministrazione Raggi. Quest'ultima contestò la validità della consultazione per il mancato raggiungimento del quorum al 33%. Il Comitato ricorse al Tar che a dicembre 2019 si espresse in suo favore: l'esito referendario non era soggetto a sbarramenti poiché il quorum era previsto da una norma statutaria abrogata. Il Consiglio comunale quindi si sarebbe dovuto esprimere sull'esito del referendum almeno un anno fa, a seguito della sentenza dei giudici amministrativi. 

"Siamo arrivati a un passo dal commissariamento del sindaco della Capitale per poter vedere proclamato il risultato di un referendum. Questo va stigmatizzato e sottolineato ed è un fatto molto grave" ha commentato ieri Magi nel corso della seduta in Assemblea capitolina. "Si è votato all'inizio del novembre 2018 ma solo oggi siamo arrivati all'atto conclusivo, ovvero al momento in cui, una volta proclamato l'esito del referendum, l'Assemblea si determinerà su quell'esito, motivando eventualmente perchè non segue l'indicazione dei cittadini. Ma se siamo qui oggi è stato solo per la testardagine del comitato e per le sentenze del Tar che la settimana scorsa ha anche intimato, entro 10 giorni, la convocazione di questa seduta minacciando di ricorrere ad un commissariamento nella persona del prefetto di Roma". 

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