Domenica, 25 Luglio 2021
Politica

La sentenza che fa tremare Atac: "La mobilità di Roma è prigioniera. Speriamo nell'annullamento dell'affidamento"

Intervista a Riccardo Magi, deputato radicale di Più Europa e presidente del comitato promotore del referendum su Atac. Il Tar ha stabilito che la consultazione era valida. Ed è attesa una seconda sentenza

Riccardo Magi il giorno del voto (Foto Ansa)

La messa a gara del servizio di trasporto pubblico romano torna al centro del dibattito cittadino. Il Tar, con la sentenza del 3 dicembre, ha resuscitato il referendum promosso dai Radicali per la messa a gara del servizio di trasporto pubblico. Non ci voleva il quorum, e quindi la consultazione, con il suo 16,40% di votanti e la vittoria del sì era, anzi è, assolutamente valida. Una rivincita dei promotori e una "vittoria dei cittadini" per Riccardo Magi, deputato radicale di Più Europa e presidente del comitato organizzativo, ora più che mai intenzionato a dare battaglia perché il tema, per prima cosa, sia oggetto di discussione in aula Giulio Cesare. Nelle more di un'altra sentenza delle toghe amministrative, attesa per il 18 dicembre: il contratto di servizio con Atac, prorogato dal Campidoglio, rischia di saltare. Tradotto: la messa a gara, uscita dalla porta, potrebbe rientrare dalla finestra. 


Sul referendum il Tar vi ha dato ragione. Non serviva il quorum. Cosa succede adesso?

Innanzitutto la sentenza impone la proclamazione della vittoria del sì da parte della sindaca con un atto finale da pubblicare sull'albo pretorio. Dopodiché la questione deve essere oggetto di discussione in aula Giulio Cesare, e l'Assemblea in caso non abbia intenzione di sposare la volontà dei cittadini lo deve motivare. Come comitato scriveremo nei prossimi giorni alla presidenza dell'Assemblea capitolina per chiedere la calendarizzazione il prima possibile. 

Gli esponenti del M5s non hanno commentato, se non al massimo dicendo che "tanto è un referendum consultivo". Della serie, conta poco. 

È un'affermazione che stride e non poco. Anche perché ricordiamo a tutti che il Movimento Cinque Stelle è nato mettendo al centro la partecipazione dei cittadini al centro dell'attività politico-istituzionale. Il referendum di tipo consultivo serve proprio ad aprire un dialogo tra la volontà dei cittadini e l'attività istituzionale. E infatti la sentenza del Tar è una vittoria prima di tutto per i romani. Raggi invece, dichiarandone il fallimento all'indomani delle votazioni, ha perso. 

Al referendum votò solo il 16,4 per cento degli aventi diritto (circa 400mila persone). Al netto del quorum, è un tema che non ha appassionato i romani, pur tra le continue lamentele per un servizio di trasporto pubblico che non funziona come dovrebbe. Che spiegazione si è dato?

Ecco questo è un punto importante su cui riflettere, hanno partecipato 400mila persone anche se non ci fu attivismo né promozione di alcun tipo da parte del Campidoglio. E comunque, in termini assoluti, è lo stesso numero di persone che ha votato Raggi al primo turno nel 2016. Un altro termine di paragone: le primarie del Pd per l'elezione del segretario. Votarono 95mila persone. 

L'unico esempio a Roma di privato nei servizi pubblici è Roma Tpl, gestore di alcune linee bus che coprono la periferia. Anche qui, come in Atac, non si contano i disservizi degli ultimi anni. 

Premessa: la situazione di oggi è disastrosa. Ricordo che quando venne fatto il referendum la sindaca disse che da quel momento sarebbe iniziato lo sprint di Atac. È passato un anno, le cose non sono andate così e gli stessi risultati del concordato preventivo sono stati mancati. Siamo di fronte al quadro peggiore possibile, i lavoratori che spesso si trovano anche a lavorare in condizioni non legali, su vetture che per le condizioni in cui si trovano non potrebbero neanche viaggiare. Senza contare i cittadini che si trovano a fare i conti con un servizio che non è certo da Capitale europea, anzi, che non esiste proprio. Atac non garantisce più i livelli stabiliti dal contratto di servizio perché, nei fatti, è il controllore e il controllato. 

Privato invece è sinonimo di efficienza?

Il referendum chiede la messa a gara, non la privatizzazione. Nel caso della prima l'ente pubblico assume il ruolo, appunto, di controllore del rispetto degli standard di servizio stabilito nell'appalto pubblico. Cosa diversa dal far entrare società esterne con capitale privato nelle aziende pubbliche. 

Il 18 dicembre si esprimerà di nuovo il Tar, stavolta sulla legittimità della proroga del contratto di servizio ad Atac. Ci spiega bene di cosa si tratta?

Roma Capitale ha riaffidato in house il servizio, tramite una proroga, motivando con la necessità di mantenere la continuità del servizio. La legge dice che si può evitare gara solo dimostrando che l'affidamento in house assicura condizioni migliori in termini di efficienza, e non mi pare proprio sia il caso di Atac. Abbiamo impugnato la delibera, insieme all'Antitrust, e ora il Tar deciderà. 

Possibili conseguenze in caso di accoglimento del ricorso?

Noi speriamo che venga imposto l'annullamento dell'affidamento, sarebbe una grande possibilità per la città di liberarsi di Atac, la mobilità di Roma è prigioniera.

In pratica, quanto richiesto con il referendum potrebbe trovare applicazione, ma con quali ripercussioni nell'immediato sul servizio?

Peggio di così non può succedere nulla. Comunque non ci sarebbe nessun tipo di interruzione. 

Che messaggio si sente di lanciare ai lavoratori di Atac? 

La prospettiva di una gara è l'unica prospettiva che può mantenere posti di lavoro e includerebbe con le clausole sociali il ricollocamento del lavoratore, il vero rischio c'è invece se si va avanti così.

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