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Referendum Atac, niente accorpamento con le elezioni: "Costerà oltre 10 milioni di euro"

La polemica dei Radicali: "Raggi se ne frega nei romani"

"Raggi se ne frega dei romani. Non una ma tre volte". Dopo un'attesa che si è protratta fino all'ultimo giorno utile, convocazione per il 3 giugno del referendum consultivo che interrogherà i romani sulla messa a gara del servizio di trasporto pubblico locale solleva le polemiche dei Radicali Riccardo Magi e Alessandro Capriccioli.

Tre i motivi. Primo: "E' chiaro l'intento di spostare più avanti possibile la consultazione referendaria, mentre su Atac e sul trasporto pubblico romano vengono assunte decisioni potenzialmente irreversibili che vanno in senso contrario al quesito su cui dovranno pronunciarsi i cittadini". Secondo: "Perchè indire il referendum nel mese di giugno, per giunta in concomitanza della festa della Repubblica, è un evidente tentativo di penalizzare in ogni modo la partecipazione popolare, con il malcelato obiettivo di fare in modo che non venga raggiunto il quorum". Terzo: "Perchè per il Comune organizzare il referendum in autonomia, rinunciando all'opportunità di accorpamento con le elezioni politiche e regionali, significa dover sostenere un costo stimabile tra i 10 e i 15 milioni di euro che si sarebbero potuti risparmiare".

E c'è già chi annuncia la costituzione di un comitato per il 'No' ai quesiti. Lo annuncia Stefano Fassina, consigliere di Sinistra per Roma, deputato di SI ed esponente di LeU. "Siamo convinti che la privatizzazione del servizio sia un'illusoria scorciatoia, giocata sulle sacrosante sofferenze quotidiane di milioni di cittadini di Roma" scrive in una nota. "Le esperienze di privatizzazione hanno prodotto ovunque aumento delle tariffe, minori investimenti, scarsa qualità dei servizi e peggioramento delle condizioni del lavoro. A Londra, stanno tornando indietro. Sono noti i guai per cittadini e lavoratori generati da Roma Tpl, gestore privato del 20% del trasporto della Capitale. Liberi e Uguali sarà parte attiva per la costituzione di comitati per il No ai quesiti referendari e per il Si a un piano industriale di rilancio di Atac nel complicato passaggio del concordato preventivo". 

"Spiace che Stefano Fassina diffonda tra i cittadini tante 'fake news', e tutte in una volta, sul referendum per la messa a gara del trasporto pubblico locale a Roma" la replica dei Radicali. "Parlando di privatizzazione, Fassina si mette allo stesso livello della giunta Raggi e del M5S che da mesi raccontano questa bufala. Eppure da economista dovrebbe conoscere bene, come la conosce bene il suo leader Bersani, la differenza tra privatizzazione e liberalizzazione. E quindi sapere che liberalizzare il servizio, come proponiamo con il referendum "Mobilitiamo Roma", significa assegnarlo tramite una gara pubblica, trasparente, europea a uno più soggetti, pubblici o privati che siano, che possano gestirlo al meglio sotto lo stretto controllo del Comune. Insomma, quello che prevede la normativa europea e quello che auspica l'Antitrust per salvaguardare il diritto dei cittadini a un servizio efficiente". 

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