Referendum Atac, i Radicali: "Parole Rota? Avevamo ragione". Già 22mila le firme dei romani

Il segretario di Radicali Italiani Riccardo Magi e di Radicali Roma Alessandro Capriccioli hanno fatto il un punto sulla campagna: "Il traguardo è quasi raggiunto"

Ci siamo quasi. Mancano settemila sottoscrizioni all'indizione del referendum per la privatizzazione di Atac. Nei giorni della bufera scoppiata intorno al "caso Rota", il dg che in un'intervista al Corsera ha tracciato un quadro impietoso circa la crisi finanziaria che investe la municipalizzata (e polemiche annesse con il grillino Enrico Stefano), i Radicali annunciano di aver raggiunto circa 22mila firme, raccolte in poco meno di tre mesi. Mancano due settimane di tempo a disposizione per raggiungere le 29mila necessarie (l'1% della popolazione residente) secondo il regolamento dei referendum comunali. 

Questa mattina, il segretario di Radicali Italiani Riccardo Magi e di Radicali Roma Alessandro Capriccioli hanno incontrato la stampa per fare un punto sulla campagna. A pochi giorni dalla presentazione, spiegano i due, "il traguardo è quasi raggiunto", tuttavia "è necessaria ancora la collaborazione di tutti, per dotare la Capitale d'Italia di un trasporto pubblico efficiente". Un appello che sembra essere stato raccolto dai romani dal momento che, "dalle 2/300 firme al giorno delle prime settimane, ora si viaggia a 900-1.000 quotidiane". 

Un 'assalto' ai banchetti sparsi per la città, effetto anche delle recenti dichiarazioni del dg Atac, Bruno Rota che ha denunciato "la crisi finanziaria irreversibile" della municipalizzata romana, parlando di un debito "che supera il miliardo e 350 milioni di euro". "Rota - ha spiegato Magi - ha confermato ciò che sosteniamo da tempo e cioè che Atac è un'azienda fallita". 

A questo proposito, "noi siamo gli unici ad avere una proposta politica per il futuro di Atac, perchè non si tratta solo di come risolvere il problema del debito, ma anche di offrire un servizio degno di una Capitale europea. E l'unica soluzione è una gara a evidenza pubblica con il Comune che controlla il gestore". "I romani - sottolinea ancora il segretario - hanno capito che questa è una grande occasione di riforma e l'hanno capito con lo strumento dell'iniziativa popolare".

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