Mercoledì, 23 Giugno 2021
Politica

Il verde a Roma negli ultimi 5 anni: cosa è stato fatto e cosa no dalla giunta Raggi

Dalle potature al regolamento del verde la consiliatura pentastellata ai Raggi x

Il patrimonio arboreo della Capitale è sterminato. Roma conta infatti la presenza di oltre 314mila alberi, un terzo dei quali (119mila)  si trovano su sede stradale. E’ una città ricca inoltre di aree verdi, estese su una superficie di 415mila metri quadrati. E si è sviluppata mantenendo una quota enorme di terreni destinati all’agricoltura: il 43,9% rispetto alla superficie complessiva.

La ricchezza di Roma

I pochi numeri indicati, restituiscono in maniera intuitiva quella che rappresenta una qualità importante di Roma: l’essere una città verde. Non è solo ricca di alberi e di parchi: la Capitale è anche il comune agricolo più vasto d’Europa. Ma quali sono state le energie investite dall’amministrazione Capitolina per valorizzare questa potenziale ricchezza? La premessa necessaria è che Virginia Raggi ha ereditato una situazione difficile.

Una complicata eredità

Il Servizio Giardini nel corso delle precedenti consiliature è stato ridotto all’osso. I pochi uomini e gli scarsi mezzi a disposizione del Campidoglio, hanno mostrato tutti i limiti delle passate gestioni. Stesso discorso si potrebbe fare per gli scheletri lasciati sui territori, prova ne siano gli scempi commessi nella fallimentare stagione dei Punti verde qualità. Fatte queste premesse, bisogna comprendere se cinque anni di amministrazione Raggi hanno garantito l'auspicato e promesso cambio di passo.

La manutenzione degli alberi

Gli alberi, si è detto, rappresentano una delle risorse più importanti della città. Lo sono dal punto di vista estetico ma anche ecologico, per la capacità connaturata di assorbire le smog che avvelena l’aria della Capitale. Il Movimento cinque stelle cosa ha fatto per migliorarne la manutenzione? Nel 2017 ha lanciato, in alcuni municipi, il monitoraggio visivo degli alberi di prima grandezza. L’allora assessora Pinuccia Montanari ha presentato la campagna dal quartiere di Mostacciano. Lo stesso che, nei mesi successivi, ha visto crollare una quantità impressionante dei suoi preziosi pini. A dimostrazione del fatto che il solo monitoraggio visivo, senza prove strumentali di trazione, ha un’efficacia molto contenuta. Funziona bene sul piano propagandistico. Meno per la capacità di limitare i crolli.

L'atteso bando sulle potature

Per quanto riguarda le manutenzioni degli alberi, invece, ad aprile  2021 è entrato in funzione un bando europeo che destina alla Capitale risorse mai spese prima. Sessanta milioni di euro in tre anni per effettuare soprattutto potature, ma anche manutenzioni ed eliminazione delle vecchie ceppaie. Bene si dirà. Salvo che per la tempistica. Il bando è entrato in vigore dopo 5 anni di amministrazione ed in una stagione in cui, paradossalmente, le potature andrebbero proprio evitate. E nel periodo precedente come si è provveduto? In maniera abbastanza discutibile. Nel 2017 il bando da 9 milioni per la manutenzione verticale ed orizzontale è stato sospeso in autotutela. La gara non era conforme al nuovo codice degli appalti. Risultato? Un vuoto manutentivo che è durato più di un anno, soprattutto per le potature.

L'inerte gestione dell'emergenza pini

In tema di alberature va poi ricordata l’inerzia nella gestione di un drammatico problema: la cocciniglia tartaruga. Il parassita, un insetto alieno privo in Italia di predatori naturali, è giunto a Roma nel 2018. A farne le spese sono state le pinete a sud della Capitale, da quelle presenti nel Municipio X a quelle situate nel Municipio IX. Anche gli alberi di Mostacciano, Castel di Decima e Spinaceto ne hanno pagato le conseguenze. Il fenomeno, per un paio di anni rimasto circoscritto a Roma sud, nel 2020 ha preso vigore, estendendosi in tutti i quadranti della città. La diffusione del parassita, che a lungo andare impedisce ai pini di effettuare la fotosintesi causandone la morte, andava contrastata seguendo linee guida che dovevano arrivare dalla Regione. Il pressing del Campidoglio per ottenerle è stato però molto blando e Roma Capitale si è mostrata anche in ritardo nel promuovere delle soluzioni sperimentali, intraprese invece da soggetti privati, comitati cittadini e dai giardinieri del Vaticano.

Sfalcio dei prati e pecore tosaerba

Ma a Roma non ci sono solo gli alberi. Il dipartimento Tutela Ambientale deve gestire ben 41 milioni di verde una quota che rappresenta circa il 10% della superficie coperta da aree naturali e parchi agricoli. E’ un’enormità, soprattutto in considerazione delle scelte fatte dalle amministrazioni precedenti, tutt’altro che lungimiranti. Lo si sapeva ed infatti la sindaca ha tante volte puntato l’indice sull’eredità ricevuta, spesso alludendo ad un lascito di “mafia capitale”. Il cambiamento però si è fatto attendere. Il vuoto manutentivo, causato dall’incapacità di fare una gara in linea con il codice degli appalti, non è stato l’unico problema. Soluzioni come quelle delle “pecore tosaerba” sono difficili da dimenticare. Sono state proposte da Pinuccia Montanari nel maggio del 2018, per seguire una pratica “che già viene fatta alla Caffarella e che vorremmo estendere agli altri parchi ed alle ville”. L’epilogo era nelle premesse. In nessun parco cittadino è mai stato impiegato un gregge per brucare i prati.

La plastica nel Tevere

Per chiudere la rassegna sui cinque anni di gestione pentastellata del verde capitolino, si potrebbe fare cenno anche alla gestione delle banchine del Tevere. Non per la discussa ciclabile, quanto per la scarsa attenzione riservata alla rimozione dei rifiuti che si accumulano sulle sue rive. Con le piene, questi materiali in gran parte prodotti dalle baraccopoli presenti sul fiume, finiscono per riversarsi  in acqua e, per effetto delle correnti, raggiungono il mare e le spiagge di Fiumicino. Ma si potrebbe continuare anche citando la discutibile gestione della tenuta di Castel di Guido, un tempo preziosa azienda agricola, oggi ridotta al fantasma di se stessa.

I Punti verde qualità, un'occasione persa

Invece, poichè se n'è accennato, vale la pena spendere due righe anche sui Punti verde qualità. "Sono stati per troppi anni un’occasione persa per l’Amministrazione capitolina e per la città in termini di servizi, di strutture e di opportunità di lavoro" ha dichiarato la Sindaca, annunciando l'intenzioen di far tornare "quegli spazi tornino a disposizione dei cittadini romani". La strada scelta per farlo, però, è stata lunga e farraginosa. Risultato? Il primo bando è atteso entro il prossimo 31 dicembre. Quelle aree verdi, come la città del Rugby di Spinaceto o il parco della Madonnetta ad Acilia (realizzati su decine di ettari di verde pubblico) torneranno a disposizione, forse, con la prossima amministrazione

Il regolamento del verde: "un risultato storico" 

In positivo, invece, si può annoverare l’approvazione del regolamento sul verde. La lunga gestazione, avviata con i tavoli partecipati convocati dall’assessora Montanari, ha permesso di raggiugere un risultato importante. Il regolamento, annunciato dalla Sindaca come “un risultato storico“ nel gennaio del 2019,  è entrato in vigore solo a maggio 2021. Impossibile quindi valutarne i benefici. Vale appena il caso di sottolineare che, se fosse stato approvato prima, avrebbe consentito di gestire meglio le potature fuori stagione che sono partite con il bando da sessanta milioni. Sembra un dettaglio. Ma per una città che deve dedicarsi alla cura di 314mila alberi, non lo è.


 

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