Tre anni di Raggi e il vento del cambiamento che non soffia: ecco i nodi ancora da sciogliere

Dai rifiuti ai trasporti al decentramento, 36 mesi di governo M5s ma la rivoluzione, quella promessa, ancora non si vede

Virginia Raggi (foto Ansa)

I rifiuti per strada, il trasporto pubblico a singhiozzo, il servizio giardini mai ripartito, lo stadio della Roma ancora in forse. Le periferie abbandonate che vomitano rabbia. Il vento del cambiamento promesso da Virginia Raggi tre anni esatti fa, quando Roma la incoronava prima sindaca donna alla guida della Capitale d'Italia, sembra spirare in direzione ostinata e contraria.  

"Hanno vinto i romani. Voglio ringraziarli tutti per avermi affidato questo compito. È un momento storico, una svolta". Erano le parole d'esordio di Raggi, dopo lo tsunami elettorale del 2016 che la premiò con il 67% dei voti, più del doppio dello sfidante del centrosinistra Roberto Giachetti. Numeri record oltre le attese, che oggi davvero sono un ricordo sbiadito. La curva del consenso è scesa in picchiata fino alle ultime europee, con i grillini che sul territorio comunale hanno raggiunto a stento il 18%, la sorpresa Lega al 25 e un Pd in ripresa al 30. Certo, si dice, "non sono elezioni amministrative". Vero, ma nascondono un disamore e un "effetto Raggi" già filtrato per esempio alle tornate municipali, con due parlamentini, il III e l'VIII, caduti dopo due anni di grillini al governo e tornati in mano al centrosinistra. 

Oltre i numeri poi c'è la città, con i suoi nodi complessi e mai sciolti. C'è l'immondizia sui marciapiedi e la differenziata che cresce timida di un punto, due l'anno. L'emergenza rifiuti è un appuntamento fisso a mesi alterni, perché il problema dell'impiantistica non è stato ancora risolto. E a parte le tesi complottiste spesso sfoderate dalla sindaca che ha più volte parlato tra le righe di un attacco alla sua persona e al suo operato (vedi per gli incendi che hanno colpito i Tmb), la verità è che manca un piano industriale in Ama, che le uniche due strutture per il compostaggio progettate dal Campidoglio sono state poi bocciate dagli uffici tecnici e ora sono ferme in Conferenza dei Servizi. Che da più di tre mesi la giunta è senza assessore all'Ambiente. 

Non va meglio sul fronte trasporti. Atac è oggetto di un procedura di concordato preventivo avviata per evitarne il fallimento. Ma rispettare le condizioni poste dai creditori, al contempo garantendo un servizio efficiente, non sarà una partita così semplice da giocare. Stanno arrivando i 227 nuovi bus acquistati tramite piattaforma Consip, e il piano assunzionale del 2019 prevede un rafforzamento dell'organico aziendale. Il quotidiano però scorre uguale a sempre, condito dai soliti disservizi: bus in fiamme o fermi in rimessa per guasti continui, ritardi, attese eterne alle banchine, e ancora due stazioni sulla metro A, centrali, chiuse al pubblico

Senza dimenticare gli ostacoli giudiziari che hanno frenato in più occasioni l'attività amministrativa. Dal processo alla stessa sindaca (assolta) per falso ideologico all'arresto per corruzione del presidente dell'Assemblea capitolina Marcello De Vito, in carcere da tre mesi. E le continue lite interne che hanno portato al record assoluto di nove assessori cambiati in mille giorni di governo. 

Chi poi sperava nell'accelerata con la scalata dei grillini a palazzo Chigi e immaginava un asse Di Maio-Raggi a dare la spinta mancante, è rimasto deluso. Non è arrivata nessuna sponda sicura fatta di aiuti economici e normativi per il conferimento di poteri specifici a Roma Capitale. Se non il salva Roma per lo chiusura della gestione commissariale del debito storico, ma nella formulazione voluta da Matteo Salvini sarà impossibile diminuire l'Irpef ai romani, come invece era stato promesso da palazzo Senatorio. Un aiuto a metà, frutto del compromesso che tiene in piedi il governo M5s-Lega.

Certo, "serve tempo" per vederla, questa rivoluzione. Così a 36 mesi dall'insediamento a palazzo Senatorio, la risposta a chi solleva perplessità sull'efficienza di queste giunta si ripete sempre uguale: portare pazienza, perché le svolte in una città come Roma non arrivano dalla sera alla mattina. Nemmeno in tre anni però, a quanto pare. E i romani la pazienza sembrano averla persa. 
 

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