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Raggi e il tour degli ospedali chiusi, dopo il Forlanini tappa al San Giacomo: "Va riaperto"

La sindaca: "Devono rappresentare presidi pubblici fondamentali sul territorio e possono essere rimessi in funzione con investimenti non troppo onerosi"

Una settimana fa al Forlanini, ieri al san Giacomo. Virginia Raggi, sindaca di Roma, continua il suo tour negli ospedali chiusi di Roma. E come una settimana fa nella struttura di Monteverde, anche ieri è tornata a chiedere la riepartura. "La struttura è chiusa da diversi anni. E in tanti oggi siamo venuti qui per ribadire la necessità di riaprire e riattivare al più presto l'ospedale San Giacomo in modo che possa accogliere pazienti Covid a bassa e media intensità, ma anche svolgere funzioni ambulatoriali", ha spiegato la sindaca rilanciando su facebook l'iniziativa. 

"In questo momento difficile per tutti a causa della pandemia sarebbe un obiettivo importantissimo da raggiungere insieme. Così come anche la riapertura di altri ospedali storici di Roma come il Forlanini, il nuovo Regina Margherita e il San Gallicano. Il San Giacomo e il Forlanini, devono rappresentare presidi pubblici fondamentali sul territorio e possono essere rimessi in funzione con investimenti non troppo onerosi. Sono tantissime le voci che chiedono la riapertura di queste strutture. È quello che i cittadini si aspettano. È una battaglia giusta che dobbiamo fare insieme".

Come per il Forlanini, Raggi ha messo insieme chi da anni chiede la riapertura della struttura di via Canova a due passi di via del Corso: "Insieme a me c'erano professionisti della sanità, ex lavoratori del San Giacomo, il presidente dell'associazione commercianti del centro storico, cittadini e residenti. Erano presenti, tra gli altri, il professor Fabio Biferali, il chirurgo Massimo Martelli, la promotrice della petizione per la riapertura Anna Rita Cammerata, il segretario di Roma del Nursind (sindacato infermieri) Stefano Baroni, il giornalista ed ex senatore Furio Colombo, la scrittrice Edith Bruck". 

L'ospedale nel 2008 è finito sotto la scure dei tagli del piano di rientro dell'allora disastrata sanità laziale. Piero Marrazzo era presidente della Regione e commissario, e chiuse i battenti nonostante le recenti ristrutturazioni. Scattò la protesta di medici e infermieri. Una manifestazione dei movimenti per il diritto all'abitare fu stroncata da uno sgombero con le forze dell'ordine in tenuta antisommossa. 

Per la Regione è troppo tardi: rimasto inutilizzato per 12 anni "non è ipotizzabile che possa essere riqualificato e nuovamente destinato a struttura ospedaliera" si legge, in una determina di tre anni fa.

Secondo quanto stabilito dalla regione Lazio l'ex ospedale San Giacomo diventerà una residenza a misura di anziani. Lo ha confermato l'assessora regionale al Bilancio, Alessandra Sartore, rispondendo nel gennaio 2019 in Consiglio alla Pisana a un'interrogazione dei consiglieri di Fratelli d'Italia sul futuro dell'ex nosocomio romano. "Con la determina G15035 del 22 novembre 2018" ha spiegato Sartore "la Giunta regionale ha autorizzato l'inserimento del San Giacomo nel fondo immobiliare 'i3-Regione Lazio' gestito dalla società Invimit. Valore dell'operazione 61 milioni di euro". 

Il San Giacomo è un immobile del 1300, situato tra via del Corso, via Canova e via di Ripetta, in pieno Tridente, donato alla città di Roma dal cardinale Antonio Maria Salviati. Il testamento lasciato dopo la sua morte, avvenuta nel 1602, sancisce la volontà di destinare il bene a fini sanitari. Rispondendo sempre a gennaio 2019 alle critiche dei consiglieri di Fdi, secondo i quali l'ex ospedale rischia di diventare un albergo, Sartore ha replicato: "Si lavora a progetti sanitari, per esempio una Senior House, una forma innovativa di assistenza che consenta agli anziani di avere una vita indipendente, potendo usufruire di molti servizi". 

Inoltre "l'immobile è fuori dalla programmazione sanitaria da dieci anni" ha continuato Sartore. "Non si tratta quindi di una svendita, ma di una seconda vita. Ai cittadini che hanno chiesto di avere di nuovo un ospedale, rispondiamo che non potrà più esserlo perché si è scelto di potenziare la rete delle periferie, e perchè nell'area del centro di Roma vi è già il doppio dei posti letto previsti dalle norme nazionali. In dieci anni il numero di posti letto si è ridotto, quindi riaprire l'ospedale San Giacomo significherebbe chiudere un altro ospedale, come il San Filippo Neri. Inoltre la struttura non risponde alle misure antisismiche e non ha l'accreditamento".

L'assessore al Bilancio ha poi ribattutto all'accusa di svendere l'ex nosocomio. "La stima dell'agenzia del Demanio è in ordine al complesso immobiliare, non si tratta di una valutazione a ribasso. Ci sono due questioni: i costi di ristrutturazione a carico dell'investitore sono ingenti, circa 40 milioni di euro quantificati da Invimit. Dunque l'operazione è da 101 milioni in tutto, e non 61 milioni. Seconda questione: il valore del bene è funzionale alla destinazione del medesimo. Se ci fosse stato un utilizzo commerciale, allora la cifra sarebbe stata superiore a 61 milioni, ma non lo è nel momento in cui parliamo di una Residenza per anziani. Possiamo quindi ritenere di aver realizzato un'operazione di equità e sviluppo". 
 

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