Raggi va in tv e si autoassolve: "Mi rivoterei. Datemi il tempo dato agli altri sindaci"

La sindaca intervista da Giovanni Floris: "Marra? Un errore di valutazione. La promozione del fratello? Decisa da consiglieri e assessori. La macchina amministrativa è bloccata. Vogliamo farla ripartire"

Virginia Raggi in studio a La7, foto Angelo Carconi (Ansa)

Marra un errore di valutazione; Romeo e Frongia dimessi a seguito di loro valutazioni; Renato Marra promosso a direttore del dipartimento turismo è stata una scelta dei consiglieri e degli assessori; Grillo non mi ha mai chiesto passi indietro; abbiamo trovato una macchina senza blocchetto d'accensione. DiMartedì, La7: la sindaca Raggi, intervistata da Giovanni Floris manda in onda la sua grande autoassoluzione. Insomma va tutto bene, o quasi, tanto che lei stessa si rivoterebbe chiedendo, prima di essere giudicata, lo stesso tempo dato dagli altri sindaci. 

Era un'intervista attesa quella della sindaca. Il grande ritorno in tv dopo la campagna elettorale e i toni non sono cambiati, anzi. C'è sempre Mafia Capitale che è la ragione per cui l'Appendino va meglio, "a Torino non c'è Mafia sabauda" dice Raggi. C'è la macchina amministrativa infettata, ci sono i poteri forti, ci sono i bilanci gravati di debiti lasciati dalle precedenti amministrazioni "e che noi ci stiamo impegnando a coprire". C'è tutto questo e se in campagna elettorale era un motivo per votarla, ora si trasforma in un'alibi, in un motivo per giustificare i ritardi. 

E Marra? "Marra aveva un curriculum di tutto rispetto, ed era un ufficiale della Guardia di Finanza, plurilaureato con due onorificenze ottenute dal presidente della Repubblica. Ho commesso un errore a dargli fiducia. Alla luce di quanto ha scoperto la Procura ha scoperto ho fatto un grave errore di valutazione. Se potessi tornare indietro non lo rifarei. Però ora il capitolo si è chiuso e con senso di responsabilità abbiamo sottoposto a verifica tutti gli atti firmati da Marra". 

Il caso Marra ha provocato divisioni, ma su questo la sindaca non solo minimizza, ma nega: "Io non sento questo spaccamento che voi descrivete. Noi ci siamo assunti l'onere di governare una cittaà in macerie, abbiamo trovato situazioni disastrose e tutto da ricostruire. Stiamo ricostruendo tutto- spiega- insieme ai consiglieri, ai consiglieri regionali e ai parlamentari: siamo concentrati tutti a lavorare sui temi e su questo troviamo la nostra forza, su questo dobbiamo andare avanti perchè ce lo hanno chiesto i cittadini". Il resto per Raggi sono "polemiche politiche, ne stiamo parlando ma la sostanza è che Roma deve cambiare e qualcosa lo stiamo già facendo. Dobbiamo concentrarci su questa macchina che deve ripartire. Se poi pensate che io possa avere una bacchetta magica senza i soldi, no. Bisogna prima ricominciare a costruire".  

Nessuna divisione, va tutto bene. Ma Frongia e Romeo? Perché sono andati via? Raggi ridimensiona anche questa situazione: "Romeo e Frongia si sono dimessi all'esito della vicenda Marra per tutelare il movimento. Io ho fatto riunioni con i consiglieri e con gli assessori e in maniera collegiale loro stessi hanno deciso di fare un passo indietro. Non si sono stufati ne sono stati spinti a farlo. Si sono resi conto che la loro presenza avrebbe potuto essere considerata un problema politico. Quindi per tutelare l'amministrazione hanno fatto un passo indietro con senso di responsabilità".  

E ancora sulle passeggiate sui tetti: "Io frequento i tetti del Campidoglio da quando ero all'opposizione, c'erano sedute fiume ed io andavo sui tetti a mangiare. Continuo ancora ad andarci a mangiare ed a chiacchierare. In primavera poi ci sono i gabbiani che nidificano ed è anche molto bello da vedere". Quindi la sindaca, andando contro il suo fidato ex capo segreteria Salvatore Romeo spiega: "La presenza di "cimici"? Non mi risulta. Magari ci fossero così si capirebbe che non ci diciamo nulla di eclatante e che lavoriamo per risolvere i problemi".

E su Roma? Sulle cose fatte? Va tutto bene? "Il nostro obiettivo principale è far ripartire la macchina e fare tutto in maniera corretta. Si può dire che una persona sia capace o meno di guidare la macchina se si trova una macchina pronta a partire. Ma io mi sono seduta su un sedile posato su telaio senza blocchetto di accensione, volante, pedali e cambio. La macchina amministrativa di Roma è uscita da Mafia Capitale a pezzi. Tutti insieme ci stiamo facendo carico di ricostruire la macchina e dopo ci possiamo metterci a guidare". La sindaca poi aggiunge: "Ci sono stati errori evidenti a tutti, come alcune nomine fatte per errori di valutazione. Sul resto stiamo procedendo come detto in campagna elettorale. Ma il cambiamento ha un prezzo: che talvolta per riportare le cose nella legalità e nella trasparenza della procedure, con un risparmio di soldi e più qualità nei lavori, ci vuole del tempo. Se mi si imputano errori di tempo o mi si dice che in 6 mesi l'amministrazione non ha rattoppato le buche io dico che questo non è un errore ma un merito. Rifiuto la logica dei 100 giorni. Dare una mano di bianco per far vedere ai cittadini di essere attivi subito spesso non paga perchè è fatta spesso con una vernice scadente, con costi maggiori e con procedure che non vanno bene".   

Inevitabile la domanda sulle grandi opere. Tra fare e non fare, cosa sceglie Virginia Raggi? chiede Floris. "La domanda è mal posta. L'alternativa non è tra le grandi opere e l'immobilismo totale. Abbiamo avuto in passato amministrazioni che hanno fatto grandi opere, peraltro neanche finite, che hanno gravato di debiti mostruosi tutta la collettività, per cui abbiamo difficoltà a pagare i servizi ai cittadini".

"Credo che ci sia una terza via, quella delle opere necessarie alla città. Probabilmente non servirà inaugurare un'altra Citta dello sport- conclude la prima cittadina- ma magari fare opere di manutenzione stradale: concentriamoci su queste prima, iniziamo dal necessario e poi inizieremo a fare quello che è in più".  

La Raggi quindi si rivoterebbe? "Sì, e le darei una possibilità, del tempo. Lo stesso tempo che è stato dato agli altri sindaci, prima di parlare". 
 

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