Le "allucinazioni dei giornalisti" diventano realtà: gli insulti del Movimento si trasformano in un boomerang

Quando Di Maio diceva: "Consiglio la Settimana Enigmistica, è più attendibile". E Grillo: "Sono tutti contro di noi, vuol dire che abbiamo ragione". E ancora Di Maio: "L'informazione sta montando un caso, tocca a noi smontarlo"

Luigi di Maio (foto Ansa)

Giornalisti "giornalai" o "giornalari", alla romana, rei di riempire impuniti le pagine dei quotidiani di "fantasiosi retroscena". Braccio armato dei "poteri forti", pronti all'occorrenza ad affossare a colpi di penna i paladini dell'onestà appena arrivati in Campidoglio. Dalle prime polemiche su Raffaele Marra, il dirigente della destra di Alemanno, parallele alle indiscrezioni sull'assessore all'Ambiente, ex consulente in Ama, Paola Muraro, fino all'arresto per corruzione del primo e alle dimissioni della seconda, indagata per reati ambientali, le arringhe dei vertici del Movimento non hanno mai risparmiato attacchi al "complotto dei media". A ogni dichiarazione in difesa della sindaca, a ogni goffo tentativo dall'alto di fare quadrato, nè arrivava un'altra, puntuale, contro il "gossip giornalistico". Eppure, le cronache giudiziarie degli ultimi giorni, e le reazioni dei diretti interessati, sembrerebbero confermare le verità dei "pennivendoli". 

“Quello che state leggendo sui giornali in questi giorni è falso. Dal gossip su Roma, alle telefonate, alle correnti, alle beghe interne". Tutte "allucinazioni dei giornalisti". E' il 5 luglio, il vicepresidente della Camera Luigi di Maio si sfoga su Facebook. La sindaca Raggi, un po' in ritardo sulla tabella di marcia, non ha ancora nominato per intero la sua squadra di Governo. Il braccio di ferro con il minidirettorio è già in corso. E i cronisti iniziano a delineare scenari di scontri interni. E' il Raggio magico contro il gruppo Lombardi, capeggiato per il filone romano da Marcello De Vito. La sindaca vuole muoversi in autonomia e non rinuncia a piazzare i fidati Frongia, Marra e Romeo. La partita romana però è troppo importante per il futuro del Movimento. E dall'alto arrivano i primi diktat. Lo stallo è in atto. Ma Di Maio è convinto: "Avevamo previsto che sarebbero stati tutti contro Virginia e la sua Giunta. Ma siamo un gruppo compatto e forte. Siamo una comunità. Per quanto provino a farci apparire come gli altri, ogni volta la loro disinformazione gli si rivolta contro come un boomerang". Tutti contro la sindaca, specie i giornalisti che "non azzeccano uno scenario neanche se glielo passa il diretto interessato".

Due mesi dopo è ancora Di Maio a parlare dal palco di Nettuno: "Il sistema dei partiti e dell'informazione legata ad essi ha montato un caso incredibile che tocca a noi smontare in un minuto". L'affaire Muraro è deflagrato, la titolare all'Ambiente è indagata, lo sapeva da luglio, lo sapeva la sindaca Raggi, ne era stato messo al corrente anche Di Maio in una mail che ha sempre detto di aver mal interpretato. Senza dimenticare le dimissioni a catena dell'ex assessore Minenna, dell'ex capo di gabinetto Raineri, dei vertici Ama e Atac. Contenere lo scivolone è sempre più difficile. Il direttorio chiede la testa del "Raggio magico" e si riunisce a Nettuno. Come giustificare dinamiche così vicine a quella vecchia politica che gli attivisti hanno promesso di scacciare? Nel pianificare la strategia migliore, si prende tempo con le consuete bordate alla stampa. "Sono convinto di un accanimento senza precedenti sui problemi che abbiamo a Roma" ribadisce l'altro volto istituzionale del Movimento, Alessandro Di Battista. C'è anche Beppe Grillo. "È bellissimo questo sistema che reagisce compatto, compatto… Più il sistema reagisce compatto contro di noi più abbiamo ragione noi, è una meraviglia, è una legge della comunicazione". Il giorno dopo, l'8 settembre, il minidirettorio di Taverna, Castaldo e Perilli si dimette. 

"I nostri giornalisti fanno articoli meravigliosi su Raggi che ha i peli sulle gambe". Il comico genovese torna a scherzare il 25 settembre dal palco di Palermo. A Roma manca ancora l'assessore al Bilancio, il capo di Gabinetto, i vertici di Ama e Atac, ma Raggi sembra aver vinto la sua piccola battaglia: il minidirettorio è uscito di scena, i fedelissimi sono ai posti di comando, a lei è stata data, di fatto, carta bianca. Poco ha smosso l'inchiesta di Emiliano Fittipaldi de L'Espresso sugli affari di Raffaele Marra con l'immobiliarista Scarpellini, quando era direttore del Patrimonio e della Casa del Campidoglio in quota Alemanno. La sindaca tira dritto e blinda Marra che intanto annuncia querele al settimanale. Ai seguaci grillini Raggi ribadisce: "Non mollo". Poi, di nuovo, punta il dito contro i narratori delle vicende capitoline: "Ci dipingono come una squadra di persone divisa. Ma non è vero: siamo più uniti che mai". 

Tre mesi dopo è quasi Natale. Roma stavolta è senza assessore all'Ambiente. Paola Muraro ha fatto un passo indietro, perché il coinvolgimento nelle indagini non erano fantasie giornalistiche. L'avviso di garanzia, alla fine, è arrivato. Il fido Marra è in carcere per corruzione. E il gip Maria Paola Tomaselli nell'ordinanza di custodia cautelare lo definisce un soggetto dalla "spiccata pericolosità sociale certamente tale da rendere assai probabile la reiterazione di analoghi comportamenti delittuosi". Specie alla luce "dell'indubbia fiducia di cui gode da parte del sindaco Virginia Raggi". Sottolinea il gip: "Nonostante la campagna di stampa che pure si è registrata in suo sfavore, non è stato esautorato, ma è stato nominato Direttore del Dipartimento del personale". Tradotto: la sindaca ha letto i giornali e li ha ignorati. La linea d'altronde è sempre stata quella. Ricordiamo le parole del vicepresidente della Camera Di Maio: "Di questi tempi consiglio La Settimana Enigmistica, che batte tanti quotidiani per copie vendute. Lì i rebus ve li risolvete da soli. Sicuramente il risultato è più attendibile". E a quanto pare si continua sulla stessa lunghezza d'onda. 

Su Facebook questa mattina l'ennesimo sfogo a seguito di indiscrezioni stampa. "Sono costretto a querelare alcuni giornalisti che hanno scritto articoli vergognosi su di me e a citare per danni i loro editori. Mi attribuiscono frasi e condotte sul 'caso Marra' che sono pura invenzione". "Sia chiaro - scrive Di Maio - che non ho mai garantito per Marra dicendo che fosse 'pulito', è un'invenzione vera e propria. Il ricavato della querela sarà donato al fondo per le piccole e medie imprese italiane. Non voglio intascare un euro, ma tutelare la verità. Ho appena dato mandato al mio avvocato". Vedremo se il copione è destinato a ripetersi.

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