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Martedì, 27 Settembre 2022
Politica

Emergenza Cinghiali, Raggi porta la Regione in Procura: "Non ha rispettato il protocollo d'intesa"

Il Campidoglio contesta la gestione dei cinghiali della Regione a cui attribuisce responsabilità della "loro massiccia presenza". La Regione replica confutando i riferimenti normativi indicati dal Comune

L’emergenza cinghiali arriva in Procura. La Sindaca Raggi ha presentato infatti un esposto in cui attribuisce, nella sostanza, la presenza degli ungulati alle responsabilità della Regione Lazio.

Contestata l'efficacia del piano di gestione

Secondo il provvedimento infatti “la presenza massiccia e incontrollata dei cinghiali” nelle aree urbane sarebbe “conseguenza della mancata previsione e/o attuazione da parte della Regione Lazio di efficaci piani di gestione”. Secondo l'articolo 19 della legge 157 del '92 sarebbero “le Regioni a dover provvedere al controllo delle specie di fauna selvatica anche nelle zone vietate alla caccia”. Dopo aver tante volte additato le responsabilità della diffusa presenza dei cinghiali sulla Regione, Roma Capitale ha dunque deciso di passare alle vie legali. 

Il protocollo non rispettato

C’è un’altra contestazione che viene mossa all’ente governato da Nicola Zingaretti. Per il Campidoglio la Regione “"risulterebbe inadempiente al Protocollo d'Intesa sottoscritto con la Città Metropolitana di Roma Capitale e Roma Capitale” che prevede che sia la Regione a dover predisporre piani di gestione nelle aree ricadenti nel territorio di Roma Capitale e a dover individuare strutture regionali in grado di ricevere gli animali vivi, catturati nell'ambito delle attività di controllo numerico”.

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La risposta della Regione

La replica della Regione non ha tardato ad arrivare. “Siamo in attesa di ricevere l'esposto e conoscere i punti contestati, proclamati in poche righe di agenzia” ha premesso l’ente regionale, che intanto ha avanzato una serie di contestazioni in merito ai riferimenti normativi. “Teniamo a ricordare alla sindaca che il richiamo da lei fatto alla legge nazionale risulta incompleto della norma regionale (articolo 35 della legge 17 del '95). La sindaca avrebbe dovuto sapere che tale articolo è stato modificato con legge regionale dell'agosto 2021” vale a dire il collegato al bilancio. In sostanza il controllo delle specie selvatiche, nelle aree “non ricadenti nella superficie agro-silvo-pastorale” spetta ai “comuni territorialmente competenti”.

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