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Virginia Raggi fuori dal tribunale

Virginia Raggi fuori dal tribunale

Raggi assolta, lo sfogo della sindaca contro i ribelli M5s: "In tanti abbiano ora la decenza di tacere"

Con lei contro i suoi detrattori interni anche Alessandro Di Battista: "Virginia è stata assolta. Ancora una volta assolta. Adesso iniziate a rispettarla"

Prima la tensione poi, alla lettura del dispositivo, le lacrime di commozione, gli abbracci con il marito, gli avvocati e i membri del suo staff. Virginia Raggi è stata assolta per la seconda volta dall'accusa di falso per la nomina di Renato Marra, fratello del suo ex braccio destro e allora capo del personale capitolino, al vertice dell'Ufficio promozione turismo della Capitale. La sentenza è arrivata ieri e ha ripetuto lo stesso schema di due anni fa in primo grado: il fatto non costituisce reato. Una lieta notizia, salutata con plausi da più parti nel Movimento Cinque Stelle, ma che ha subito lasciato spazio ai veleni. Raggi, liberata dal fardello giudiziario, ne ha approfittato per togliersi anche qualche sassolino dalla scarpa. 
 
"Questa è una mia vittoria e del mio staff, delle persone che mi sono state a fianco in questi quattro lunghi anni di solitudine politica ma non umana" ha detto ieri appena uscita dal Tribunale, non risparmiando la bordata a chi fuori e dentro al Campidoglio non l'ha mai difesa, anzi. "Credo che debbano riflettere in tanti, anche e soprattutto all'interno del MoVimento 5 Stelle". Poi ancora: "Ora è troppo facile voler provare a salire sul carro del vincitore con parole di circostanza dopo anni di silenzio. Chi ha la coscienza a posto non si offenderà per queste parole ma tanti altri almeno oggi abbiamo la decenza di tacere. Se vogliono dire o fare qualcosa realmente, facciano arrivare risorse e gli strumenti per utilizzarle ai romani e alla mia città. C'è una legge di bilancio per dimostrare con i fatti di voler fare politica. Il resto sono chiacchiere". 

Una frecciata dai toni pesanti tutta diretta ai malpancisti, ai "ribelli" che non hanno mandato giù la sua auto candidatura a sindaca bis per il 2021, contestandole anche il mancato confronto con i territori e con la base di attivisti ormai ridotta all'osso. Ma anche agli assessori della sua giunta che ieri in aula non si sono fatti vedere. Con alcuni di loro, in primis Luca Bergamo, il vice con delega alla Cultura, il rapporto non è dei migliori e tra candidatura e sgombero del cinema Palazzo non sono certo migliorati negli ultimi mesi. Corre voce che la sindaca stia pensando a un rimpasto, a qualche cambio di poltrona per poi concentrarsi sui mesi intensi di campagna elettorale che la attendono.

Poi ci sono i parlamentari che hanno mostrato più di una riserva sulla sua candidatura, quelli che, vedi il capo politico Vito Crimi, alla domanda sul futuro della sindaca nel Movimento in caso di condanna non aveva certo preso le sue parti - "vedremo la sentenza" - salvo poi congratularsi e applaudire per la vittoria. O chi come Luigi Di Maio ha sempre fatto intendere, tra le righe, di essere più intenzionato a sostenere un candidato che andasse bene anche al Pd.  

Con Raggi rincara la dose anche Alessandro Di Battista, approfittando per puntare il dito anche lui sulla fronda dei grillini anti Raggi. "Virginia è stata assolta. Ancora una volta assolta. Adesso iniziate a rispettarla" ha detto poco dopo la sentenza dei giudici. "Per quattro anni è stata diffamata, dileggiata, calunniata. E' stata colpita dal sistema politico e mediatico per non aver avallato le olimpiadi di Malagò, Montezemolo e Caltagirone e dal fuoco amico partito da chi non sarà mai alla sua altezza ma non vuole accettarlo. Coraggio Virginia, come ti ho sempre detto, 'a testa alta'. Sono fiero di esserti amico, di averti difeso, di averti come sindaca e non vedo l'ora di sostenerti, ancora una volta, come candidata al Campidoglio". Già, sentenza alla mano e salvo sorprese, il progetto candidatura di Virginia Raggi resta in piedi.

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