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Bidoncini di raccolta fuori da un ristorante (immagine d'archivio)

Bidoncini di raccolta fuori da un ristorante (immagine d'archivio)

Porta a porta per i negozi, 150 lavoratori rischiano il posto: sindacati verso lo sciopero

Cgil, Cisl e Fiadel annunciano lo stato di agitazione con una lettera inviata al Prefetto e alla sindaca Virginia Raggi. Da mesi aspettano risposte dal Campidoglio

I sindacati minacciano lo sciopero. Sono pronti a scendere in piazza gli operatori delle aziende che per conto di Ama effettuano la raccolta differenziata porta a porta delle utenze non domestiche (negozi, uffici, scuole, ospedali). I segretari generali della Fp Cgil di Roma e Lazio, Giancarlo Cenciarelli, della Fit Cisl del Lazio, Marino Masucci, e della Fiadel, Massimo Cicco, hanno scritto al prefetto di Roma, Matteo Piantedosi, e alla sindaca di Roma, Virginia Raggi, proclamando lo stato di agitazione, il passo che precede l'annuncio dello sciopero. 

Storia di un appalto fallito

Scaduto o quasi il mega appalto da 16 lotti e 150 milioni di euro del 2018, con cui Ama ha affidato a terzi il servizio, a farne le spese sono ora i lavoratori. Metà dei lotti sono stati internalizzati in Ama, passando quindi tra le competenze dei dipendenti già assunti in azienda, e 200 lavoratori delle ditte appaltatrici hanno perso il posto. L'altra metà dei lotti, in scadenza a marzo, è andata nuovamente a bando e ora in 150 rischiano il lavoro per i tagli del 30% sui costi già fissati da Ama. Una battaglia che i sindacati stanno portando avanti da mesi. 

La lettera dei sindacati al Prefetto

"Il 2020 è stato caratterizzato da una difficilissima vertenza sugli appalti per conto di Ama, con un'internalizzazione dei servizi che ha portato alla perdita di occupazione per oltre 190 lavoratori - scrivono i sindacati in una lettera che RomaToday ha potuto visionare - l'appalto Und (raccolta differenziata per le utenze non domestiche) era diviso in lotti con durata differente. La prima ondata di licenziamenti ha riguardato i lotti scaduti nel 2020 e, tanto l'internalizzazione quando la riduzione delle somme destinate a questo servizio, furono motivate con l'assenza di adeguate coperture a bilancio". 

L'11 gennaio scorso poi sono scaduti altri 8 lotti e in quell'occasione i sindacati avevano chiesto "dopo averlo fatto in altre 2 occasioni durante il 2020, l'esame congiunto sugli appalti in scadenza". Richiesta rimasta inevasa da parte di Ama che ha invece pubblicato direttamente un avviso pubblico per l'affidamento lo scorso 24 gennaio. "In data 21/01/2021 - continuano i sindacati - appreso della pubblicazione dal sito aziendale, veniva richiesto di ritirare l'avviso, per poter effettuare l'esame congiunto previsto dal Ccnl Utilitalia (contratto nazionale collettivo, ndr). Di tutta risposta Ama convocava un incontro per il 29/01/2021, data di scadenza dell'avviso pubblico, quindi impedendo qualsiasi confronto su tutela occupazionale - su cui, tenuto conto del taglio di risorse pari al 30%, non abbiamo alcuna garanzia - e applicazione del contratto nazionale di settore". 

Lo scorso 25 febbraio "dopo che l'ennesimo incontro concordato veniva differito a data da definirsi, sempre le scriventi, in assenza delle piu' basilari informazioni in merito agli accordi intercorsi tra la partecipata e le aziende affidatarie, diffidavano Ama dal procedere con affidamenti e appalti in violazione dell'art.8 del Ccnl Utilialia".

Si va verso lo sciopero

Cgil, Cisl e Fiadel hanno poi ricordato il "mandato politico che, con tanto di presentazioni alla stampa, ha visto l'azionista Roma Capitale chiedere un impegno economico rilevante ad Ama, in particolare sul settore della raccolta porta a porta delle utenze non domestiche" e "le procedure assunzionali dedicate ai lavoratori con esperienza in appalto, unico elemento di mitigazione del disagio sociale causato dai licenziamenti avvenuti nell'anno 2020". Assunzioni che però sono "bloccate da Ama in attesa dell'approvazione dei bilanci 2017-2018-2019 e del piano finanziario". 

In questo contesto pesano l'incertezza "in merito alle possibili ricadute occupazionali dei tagli effettuati sui lotti in scadenza che, in base alle poche informazioni disponibili, potrebbero causare fino a 150 ulteriori licenziamenti", insieme alla "grave decontrattualizzazione del settore" e il "mancato rispetto delle norme contrattuali". Un somma di cause che hanno portato i sindacati a proclamare lo stato di agitazione e a prefigurare lo sciopero.

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