Rifiuti, differenziata al palo e Ama ammette: "Temiamo sia diminuita con l'emergenza estiva"

Così l'ad Ama Paolo Longoni che aggiunge: "Abbiamo un appalto per utenze non domestiche fallimentare"

Immagine d'archivio

"La differenziata spinta è uno degli obiettivi che ci siamo proposti di realizzare entro un tempo più breve possibile, che però non è breve". Lo ammette l'ad di Ama Paolo Longoni, in audizione il 3 settembre in commissione Trasparenza. La separazione dei rifiuti, cavallo di battaglia da sempre del Movimento Cinque Stelle, non va. Già la percentuale raggiunta a oggi, il 46%, è bassa. Bassa in assoluto rispetto all'obiettivo del 70 promesso dalla sindaca, e bassa in quanto a ritmo di crescita: appena il 2% in tre anni. Un numero che rischia oggi di essere addirittura sceso. 

"Con l'emergenza ho il timore che la differenziata sia diminuita in percentuale. Dobbiamo ritornare e portarla in altri municipi" ha detto Longoni, in riferimento al caos di inizio estate, quando Roma è stata sommersa di sacchetti di immondizia in ogni dove per settimane in un caos che ha reso difficile se non impossibile differenziare correttamente. Senza contare, ha aggiunto il dirigente, il flop totale per quanto il servizio a negozi e utenze non domestiche. "Abbiamo un appalto che è fallimentare, va rivisto senza beccarsi cause da centinaia di milioni per danni per le risoluzioni, riprendere questo servizio e farlo meglio".

L'obbligo di sacchetti trasparenti

Per dare una spinta alla differenziata al palo, lo ricordiamo, la sindaca ha firmato a inizio agosto un'ordinanza semestrale che obbliga i romani all'utilizzo di sacchetti trasparenti che rendano visibile il contenuto dei conferimenti. L'intento è soprattutto quello di aiutare gli operatori Ama in fase di raccolta dai secchioni: se nel cassonetto dell'indifferenziata spunta una busta piena di sola carta sarà possibile porre rimedio ricollocandola al posto giusto. È poi anche un deterrente: contribuisce, è scritto nell'ordinanza, "a una maggiore responsabilizzazione dei cittadini alla corretta effettuazione della raccolta differenziata". E può aiutare anche con i controlli nel porta a porta. 

Anche se l'imposizione, proprio nel caso di porta a porta, potrebbe essere in contrasto con un pronunciamento del garante della privacy del luglio 2005. Nel pronunciamento si legge come il garante "non ha ritenuto proporzionato l'obbligo imposto da alcuni enti locali ad utilizzare sacchetti trasparenti per la raccolta "porta a porta", perché chiunque si trovi a transitare sul pianerottolo o nell'area antistante l'abitazione può visionare agevolmente il contenuto". 

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