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Quintavalle verso il licenziamento: M5s le chiede l'abiura per evitarlo, lei rifiuta

Il racconto, confermato dalla stessa autista sospesa per le denunce a Le Iene, in un articolo su Repubblica

"Io non ho fatto i nomi. Quelle due persone sono persone a me care ed io non li ho mai nominati. Ma stavamo in Campidoglio e il giornalista sapeva. Per il resto sì, è tutto vero". A scrivere su facebook è Micaela Quintavale, autista Atac sospesa dal servizio per le sue denunce a Le Iene e in odor di licenziamento. Una vicenda che, chi segue il suo profilo facebook, ha imparato a vivere giorno dopo giorno. Così, lo scorso week end, non è passato inosservato un post su facebook in cui Quintavalle, nel ricostruire l'intera storia di Cambia MentiM410, ha scritto: "Ci siamo. Il licenziamento è pronto, dicono". 

Uno status criptico, diventato meno enigmatico ieri mattina grazie ad un articolo a firma di Gabriele Isman apparso su Repubblica. Il contenuto viene confermato dalla stessa Quintavalle che smentisce però di aver fatto lei i nomi fatti nel pezzo di Repubblica. Nell'articolo si fa riferimento ad un incontro avvenuto in Campidoglio alla presenza della stessa Pasionaria Atac, di Marcello De Vito e Gianluca Londei, attivista M5s e braccio destro dell'assessora Meleo. 

Scrive Repubblica:

"Oggetto dell’incontro: le condizioni che vengono poste a Quintavalle per salvarsi dal licenziamento. E così una questione aziendale diventa una questione politica, un ricatto a cinque stelle. A Quintavalle vengono poste tre richieste: una lettera di scuse per le sue denunce sulle condizioni di lavoro in Atac, quelle stesse denunce che avevano portato alla sua sospensione; la richiesta di due mesi di aspettativa non retribuita; l’accettazione ad abbandonare il ruolo di autista per diventare operatrice di stazione o verificatrice".

In pratica l'incontro viene convocato per porre delle condizioni alla Quintavalle per evitare il licenziamento. In aggiunta c'è anche una richiesta precisa. Si legge nel pezzo a firma di Isman:

"Devi cospargerti il capo di cenere" ha detto De Vito a Quintavalle, mentre Meleo e il presidente e ad di Atac Paolo Simioni si informavano con messaggini e telefonate sull’adamento dell’incontro. Che però non è stato troppo lungo: dopo 30 minuti di colloquio, Quintavalle ha chiesto tempo per riflettere e lunedì poi rifiutato la proposta avanzata soprattutto da Londei". 

E proprio in seguito a questo rifiuto arriva il post sul licenziamento vicino. A convincere la Quintavalle a rifiutare le condizioni dei grillini, secondo quanto da lei raccontato su facebook, suo padre e il suo avvocato. La vicenda sarà oggetto di un accesso agli atti da parte del consigliere del municipio XI Gianluca Martone, ex M5s ora al gruppo Misto. "Ritengo che se queste notizie fossero confermate ci si troverebbe dinanzi ad una sorta di mobbing. Oggi stesso effetuerò un accesso agli atti in Atac al capo del personale ed al direttore generale per chiedere spiegazioni sul caso". 

Una vicenda, quella della Quintavalle, che rischia di esplodere in caso di licenziamento, con gli autisti Atac in molti casi pronti a protestare. Anche per questo il Movimento Cinque Stelle, negli uomini più vicini alla pasionaria, segnatamente Marcello De Vito, si è mosso per provare a disinnescare la bomba. "Io non ho mai fatto i nomi di Marcello e Gianluca", scrive Quintavalle. "Li ho sempre preservati. Per me sono due persone serissime, anche se in questa occasione si sono prestati, in buona fede, ad un contesto orrendo. Ma eravamo al Campidoglio, non nella pizzeria sotto casa. Il giornalista sapeva da sé dell'incontro". 
 

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