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Punti verde qualità, in 5 anni solo promesse: l'inerzia del M5s lascia i romani ancora orfani di verde e sport

Nel rimpallo di competenze, la giunta Raggi resta defilata. Restano le aree da recuperare ed i debiti con le banche

L’intenzione di superare la stagione dei Punti Verde Qualità si è arenata. Il Campidoglio non riesce a trovare il bandolo di una matassa intricata che ha portato il Comune ad un’esposizione monstre con le banche. A distanza di quasi cinque anni dall’insediamento della sindaca, al di là delle promesse, molto poco è stato fatto.

Cosa sono i Punti Verde Qualità

I Punti verde qualità sono aree di proprietà del Comune che l’amministrazione ha dato in concessione ai privati, con affidamenti diretti, per 33 anni. Gli imprenditori, spesso società con soli 10mila euro di capitale, in cambio della manutenzione del verde, potevano avviare delle attività commerciali. Per farle partitire il Comune si è impegnato con due istituti di credito, facendosi garante del 95% degli importi necessari a realizzare questi impianti. Sui terreni di Roma Capitale sono così stati avviati progetti di dubbia utilità sociale (in un caso sono state realizzate sale slot)  Ma soprattutto sono partiti dei fallimentari progetti che, come nel caso della cosiddetta Città del Rugby a Spinaceto, hanno lasciato macerie sul territorio. Ed un debito enorme nei confronti della banche.

Le promesse elettorali

Per recuperare una condizione complicata da 20 anni di affidamento diretto, la Sindaca aveva annunciato l’intenzione di chiudere con la stagione dei PVQ. Nelle “linee programmatiche al governo di Roma Capitale” si fa esplicito riferimento all’intenzione di “abbandonare strumenti utilizzati in modo disinvolto” com’è stato “nel caso della vicenda dei Punti Verde Qualità” che ha portato ad una notevole esposizione finanziaria da parte del Comune. Per uscire da una situazione debitoria difficile, con un’esposizione di circa 600 milioni di euro, Roma Capitale non ha però fatto praticamente nulla. Gli impianti non sono stati recuperati da nessun punto di vista. Non sono state riutilizzate le strutture create,com’è nel caso di alcuni impianti sportivi costruiti, nè le aree verdi sui quali questi PVQ insistono.

Il rimpallo

Tra i dipartimenti comunali si è verificata una sorta di rimpallo di competenze che non favorisce uno sbocco positivo. I tavoli di lavori che erano stati avviati all’inizio del 2019, su impulso dell’ufficio di Gabinetto della sindaca, si sono arenati in un nulla di fatto. C’è un documento che testimonia questo stato di cose. Protocollato il 9 febbraio dal Dipartimento Programmazione Urbanistica, ha per oggetto la richiesta di “costituzione di un tavolo di lavoro interdipartimentale per la risoluzione delle criticità degli impianti sportivi e dei punti verde qualità”.

Il documento che certifica lo stallo

Nel documento il Dipartimento di Programmazione Urbanistica ha riportato quanto già era stato espresso nel corso d’una riunione svoltasi nel dicembre 2019.  E cioè “l’impossibilità di affrontare la problematica dei PVQ in modo globale”. Più utile “svolgere l’istruttoria per singoli Punti Verde Qualità, raggruppandone le criticità”. A Roma le concessioni rilasciate sono però state tante, nel corso di quasi due decadi. La mole di lavoro che attende gli uffici comunali è dunque considerevole. Cos’è stato fatto per ora? Sembrerebbe poco e niente visto che il Dipartimento PAU, nel documento visionato da Romatoday, torna a riproporre quanto già espresso nel 2019. Vale a dire la necessità di coinvolgere nel gruppo di lavoro anche rappresentanti del Dipartimento SIMU e degli uffici Lavori pubblici delle Direzioni Tecniche Municipali. Anche perchè senza questa istruttoria diventa difficile verificare se e quanti abusi sono stati commessi. Condizione imprescindibile per poter mettere a gara gli impianti, o parte degli stessi. 

L'assenza d'indirizzo politico

La realtà è che finora, in quasi cinque anni di mandato, non è stato restituito ai cittadini neppure un metro quadrato dei terreni su cui sono stati realizzati i Punti verde qualità. L’idea di avviare delle consultazioni preliminari su alcuni di questi fallimentari progetti, per vedere se ci sono proposte di rilancio, appare in tale contesto una sorta di palliativo che non risolve il problema. Ci sono centinaia di milioni di esposizione con le banche e decine di aree pubbliche, deturpate da manufatti spesso incompiuti, che vanno recuperate. Ma in Comune, al di là della reiterata proposta di attivare un tavolo di lavoro interdipartimentale, non sembra che ci sia qualcuno in grado di sbrogliare questa intricata matassa. La politica ha abdicato al suo ruolo e senza un indirizzo chiaro, i dipartimenti, non fanno registrare progressi.
 

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