Punti verde qualità: ecco perché il M5s ha partorito il topolino

Quattro anni di amministrazione pentastellata non hanno fatto registrare progressi. Ecco perchè le manifestazioni d'interesse sui PVQ di Spinaceto ed in futuro di Acilia sono la conferma d'un fallimento

La città del Rugby di Spinaceto

I Punti verde qualità sono stati “per troppi anni un’occasione persa per l’Amministrazione capitolina”. Suonano quasi come un’ammissione di responsabilità le parole con cui la Sindaca, giovedì 25 giugno, ha annunciato l’ultima iniziativa dei Cinque stelle: un avviso pubblico sulla città del Rugby che in realtà è solo una manifestazione d’interesse.

Proposte in libertà: la soluzione del M5s

E' un sondaggio che serve a raccogliere “proposte progettuali” volte alla “valorizzazione dell'architettura e della funzione di centro aggregativo per i quartieri in cui, i PVQ, sono collocati ”. Una call, aperta a tutti, con l’indicazione che le proposte, i suggerimenti, le soluzioni tecnico gestionali, come specificato dall’assessora al Patrimonio Valentina Vivarelli, “non devono essere vincolate alle preesistenti previsioni progettuali”. In modo da lasciare “libertà all’inventiva degli aderenti all’iniziativa”. Insomma, l’amministrazione non ha idea di come recuperare ai danni fatti da chi la stagione dei Punti Verde Qualità l’ha lanciata ed alimentata. Creando un danno enorme, quantificabile in alcune centinaia di milioni di euro, per le casse di Roma Capitale. Ma facciamo un passo indietro.

La fallimentare stagione dei Punti verde qualità

Roma vanta un primato: il 67% del territorio comunale è caratterizzato da aree verdi. I parchi, le ville storiche, i giardini pubblici, sommati alle aiuole, ammontano a quasi 4mila ettari. Questa ricchezza rappresenta inevitabilmente un onere a cui, l’amministrazione Rutelli, pensa di rimediare. Come? Destinando le sue aree verdi a società private che, in cambio della loro gestione, hanno la possibilità di avviare delle attività commerciali. Senza la necessità di passare per bandi pubblici, società con 10mila euro di capitale sociale, ottengono concessioni di 33 anni. Nascono così piscine, campi da gioco, cinema multisala ed anche sale lottery. Il tutto realizzato con prestiti milionari. Il Comune si impegna infatti con due istituti di credito, garantendo il 95% degli importi necessari per realizzare tali impianti. Complessivamente l'operazione, condotta a cavallo delle amministrazioni Veltroni e Alemanno, ha portato il Comune di Roma a concedere fidejussioni per oltre 390 milioni di euro. Molte di queste società però falliscono, lasciando in eredità all’amministrazione un debito monstre.

Il lavoro di Marino e Tronca

La prima amministrazione a cercare di districare la complicata matassa dei Punti Verde Qualità è quella di Marino. Sotto la guida dell’assessore alla Legalità Alfonso Sabella, l’apposito ufficio di scopo istituito in Campidoglio, procede alla revoca delle prime concessioni. Sono decine quelle che non hanno assolto allo scopo ma c’è un ginepraio da gestire. Cosa che prova a fare anche, qualche mese dopo, il Commissario Tronca.

Il Campidoglio, come si evince dal bilancio previsionale del 2017/2019, ha rilasciato fideiussioni per oltre 390 milioni di euro. Molte sono le aziende che nel frattempo sono state chiuse ed al Campidoglio sono rimasti debiti da pagare con le banche, superfici verdi da manutenere, e ruderi da gestire. Un compito davvero gravoso anche perchè, come già nel 2015 era stato evidenziato dal responsabile capitolino dei Punti verde qualità, i nuovi concessionari non possono subentrare ai vecchi. Altrimenti, in sostanza, ne finirebbero col pagare anche i debiti. Questo è l’eredità lasciata in mano all’attuale amminstrazione.

Il M5s ed i PVQ

Il M5s però viene eletto prendendo anche i voti di quanti, sulla scorta di promesse fatte in campagna elettorale, speravano potesse risolvere l’intricata  matassa dei Pvq. Un’aspettativa che si riflette nell’affermazione ottenuta in posti come i municipi X, IX e VI che ospitano alcuni dei più noti e disastrati Punti verde qualità. Ma cosa si è fatto in questi quattro anni?

Un buco nell'acqua

Nel 2019 l’allora consigliere pentastellato Nello Angelucci, insieme ad altri 9 grillini eletti in Campidoglio, ha proposto una delibera. Si trattava di approvare delle “linee di indirizzo” che erano  “finalizzate ad una celere risoluzione della vicenda inerente i Punti Verdi Qualità”. Obiettivo che, nelle premesse, vuole essere raggiunto “con il minor aggravio possibile per i cittadini e per Roma Capitale”. L’iter procedurale viene avviato, i Municipi iniziano ad esprimere il proprio parere, ma poi quell’atto non viene mai portato in Assemblea Capitolina. Oggi i grillini che lo avevano promosso spiegano che ha ottenuto “pareri negativi, praticamente insuperabili, da parte degli uffici”. In altri termini il tentivo si è rivelato essere il classico buco nell'acqua.

La montagna partorisce il topolino

L’iniziativa dei grillini, in Campidoglio, si esaurisce lì. Almeno fintanto non viene annunciata la manifestazione d’interesse sulla Città del Rugby. Si tratta dell’area verde che confina tra il parco campagna di Spinaceto Sud ed il liceo Classico Plauto. E’ stata assegnata,sempre senza bando, nel 2005. Prevedeva campi da gioco, una foresteria, un impianto per il pattinaggio ed una piscina. Non ha mai aperto ed ora è ridotta alle macerie. Però l'amministrazione interroga i cittadini per sapere cosa vogliano farne.

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“Dopo l’ex punto verde qualità di Spinaceto Sud lanceremo una analoga consultazione di mercato anche per quello del Parco della Madonnetta” si premura di far sapere l’assessorato capitolino al Patrimonio. Una consultazione, prima della fine del mandato, per far passare il messaggio che qualcosa si è comunque provato a farlo. Però doveva essere uno tsunami. invece sui Punti verde qualità, la montagna, è riuscita a produrre solo un topolino.
 

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