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Scuola, paradosso post lockdown: mille addetti alle pulizie restano fuori e senza stipendio

A Roma e nel Lazio 1027 lavoratori esclusi dal processo di internalizzazione, la Fisascat-Cisl: "Serve tavolo su questione, sicurezza scuola passa da igiene"

Restano con il futuro sospeso i 4mila addetti alle pulizie delle scuole statali rimasti esclusi dal processo di internalizzazione che ha visto l’assunzione come personale Ata, ossia collaboratori scolastici, di 11mila operatori in tutta Italia. 1027 i lavoratori a Roma e nel Lazio in attesa di un eventuale secondo modulo di internalizzazioni e che oggi si ritrovano in sospensione non retribuita. 

Pulizia nelle scuole: a Roma mille lavoratori restano fuori

Niente stipendio, incertezza sull’occupazione. Per loro che si occupano di igiene nelle scuole un vero e proprio paradosso nel post lockdown. 

“Ricordiamo che la sicurezza nelle scuole passa, ora più che mai, attraverso una corretta igienizzazione e sanificazione, che riduca il rischio contagio. Basti pensare che un servizio che veniva effettuato da 16mila lavoratori sul territorio nazionale, attualmente ne impiega soltanto 12mila. Chiediamo pertanto un tavolo urgente sulla questione, e a breve, se non otterremo risposte, metteremo in campo un’iniziativa territoriale per tenere alta l’attenzione sul destino di oltre mille lavoratori nella nostra regione” - ha detto Sara Imperatori, della Fisascat-Cisl di Roma Capitale e Rieti. 

Pulizie nelle scuole, a Roma e nel Lazio in mille restano senza lavoro: "Licenziati dallo Stato"

Il sindacato inoltre chiede che siano pagati quantomeno i ratei della quattordicesima “per persone che non sanno più come tirare avanti". Chi è già stato internalizzato è ancora in attesa del Tfr per la precedente prestazione lavorativa. 

Addetti alle pulizie nelle scuole trasferiti a 50 chilometri

“La situazione è fortemente caotica” - sottolinea la sindacalista. Caldo pure il fronte degli oltre 40 lavoratori ex Isu di Roma e del Lazio trasferiti in altre sedi, anche a oltre 50 chilometri dal luogo in cui vivono.

“Chi, per ovvi motivi, non ha potuto presentarsi al lavoro in sedi eccessivamente lontane, ha ricevuto lettere di licenziamento. Si tratta di una situazione inaccettabile: queste persone hanno diritto a un percorso di internalizzazione, e non possono essere esclusi soltanto per l'impossibilità di raggiungere luoghi di lavoro che si trovano fuori dal raggio dei 50 chilometri".
 

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